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Problem Solving: allenamento funzionale 2vs1

Il problem solving, come ampiamente trattato in “Allenamento Cognitivo: open skills e adattamento” [Fonte: Mental Football], è definibile come un approccio didattico teso a sviluppare, sul piano psicologico, comportamentale ed operativo, l‘abilità nella risoluzione di problemi“.

Il problem solving è capacità dell’essere umano di fare fronte a problemi che il contesto/ambiente gli sottopone in un dato momento.

Tale capacità, così come le altre abilità superiori dell’uomo, è sollecitabile e migliorabile con l’allenamento; meglio se con allenamento mirato e in relazione con la situazione problematica.

La partita di calcio può essere vista come una grande “situazione problematica” che, a sua volta, è composta da numerosissimi eventi che, la squadra nella sua interezza o il singolo calciatore, sono chiamati a risolvere per raggiungere l’obiettivo (segnare una rete).

Allenare il problem soling attraverso l’allenamento analitico

Il problem solving può essere allenato in modo “puramente analitico” ( e per questo rimandiamo il lettore a una proposta di allenamento di  “Tecnica Randomizzata e interferenza contestuale“).
Oppure strutturando allenamenti mirati che tengano in considerazione una “variabile indipendente fissa” del contesto di gioco: il comportamento dell’avversario.

Questo articolo è un incentivo che può/deve essere migliorato dalla sua condivisione con tutti coloro che supportano una certa filosofia di pensiero.

Il comportamento degli avversali come variabile situazionale

Il comportamento globale degli avversari e tutte le sue possibili “frammentazioni” [cit. Guerrero – Settore Giovanile Barcellona)] sono “piccole o grandi situazioni problematiche” che i calciatori sono chiamati a risolvere durante la partita, momento per momento.

La nostra ipotesi è: il calciatore evoluto analizza il contesto (l’ambiente) e, attraverso tale analisi di dati, mette in atto strategie per il problem solving. Le strategie efficaci verranno ripetute, quelle fallimentari accantonate.

L’errore è quindi “occasione per il miglioramento” e non un “passo falso da condannare”: è fondamentale approcciarsi all’errore con l’ottica del “bambino” e non “dell’adulto” [cit. Julio Velasco].

Come risolvere la situazione 2vs1

Il nostro punto di partenza è analizzare i possibili comportamenti dell’avversario nella situazione che più si verifica (circa 900 volte per partita): superiorità numerica di 2vs1.

Che cosa fa l’avversario? Ci attende presiedendo uno spazio? Oppure ci attacca per togliere “spazio/tempo”? In quale modo i due attaccanti possono collaborare, dopo aver interpretato in modo corretto e  condiviso la strategia dell’avversario? Sono in grado poi di comunicare utilizzando un linguaggio “non verbale”?

Alcuni tra questi interrogativi trovano risposta (una delle possibili) nella proposta seguente, corredata di video, immagini, schede tecniche.

Per sollecitare maggiormente la capacità di problem solving dei ragazzi è fondamentale ritardare il più possibile la comunicazione di strategie proprie “pre-costituite”, ma avere tempo e pazienza necessaria per aspettare che essi stessi elaborino le “loro soluzioni migliori”.

Feedback a domanda e comunicazione adeguata farà da acceleratore del processo.

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ALLENARE GLI SVILUPPI DI GIOCO: un viaggio alle origini del calciatore scegliente.

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