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LA NASCITA DEL CALCIO FEMMINILE IN ITALIA

La nascita del calcio femminile in Italia, la passione e la voglia di giovani ragazze milanesi. Storie di determinazione, lotta e coraggio.

“ Lassa pur ch’el mond el disa, ma Milan l’è on gran Milan..”

canzone dialettale milanese

Giovanni D’Anzi

Milano – anni 30’ – Porta Venezia

Un gruppo di ragazze tra i 15 e 20 anni, alcune studentesse di un Liceo magistrale milanese vicino ai giardini di Porta Venezia, decisero di mettere un annuncio nella bacheca della scuola, cercando di trovare compagne per iniziare una nuova avventura: “il giuoco del calcio”.

Il fascismo in Italia

la situazione politica in Italia era rappresentata dal regime dittatoriale fascista, a capo del governo Benito Mussolini.

Benito Mussolini

Il gruppo femminile calcistico di Milano

L’avventura prese forma dopo il passaparola delle ragazze a scuola.. tra studentesse, amiche, lavoratrici, si arrivò ad una trentina di aspiranti giocatrici.

Nasce così la prima squadra di calcio femminile in italia: il gruppo femminile calcistico milanese.

Le ragazze annunciarono ai giornali locali la nascita del gruppo, chiedendo ufficialmente all’autorità sportiva dell’epoca, la possibilità di giocare.

da “Il calcio illustrato”

Arpinati e le porte “chiuse”

Leandro Arpinati, Bolognese e grande tifoso calcistico del Bologna, era a capo della FIGC e del CONI dell’epoca.

Arpinati approvò la sperimentazione e la nascita del calcio femminile in Italia, però, con una rigida regolamentazione: allenamenti e partite a porte chiuse, evitando così interessi mediatici che potevano infastidire i vertici del partito.

1933 – la prima partita ufficiale

Da “Il calcio illustrato”

Il gruppo calcistico femminile milanese, suddiviso in due selezioni: GS Cinzano e GS Ambrosiano giocarono una partita ufficiale al campo sportivo “F. Filzi” a Giugno.

La partita venne documentata dai media locali e dal giornale “Il calcio illustrato” con tabellino e fotografie.

Curiosità: entrambe le formazioni avevano un portiere maschio. Questo perché il pallone e lo scontro fisico erano considerati “pericolosi” alle forme femminili e la maternità.

I due portieri avevano tredici anni molto più giovani rispetto alle calciatrici). Questo per evitare qualsiasi forma relazionale ed affettiva.

Una propaganda discriminatoria

L’interesse mediatico colpì in maniera negativa le calciatrici. Molti giornali dell’epoca pubblicarono vignette denigratorie e sessiste.

Vignette dell’epoca

Starace vieta il calcio femminile

Dopo Arpinati, Achille Starace, (già segretario del partito fascista), prese carico alla dirigenza sportiva italiana.

«Sono sempre stato del parere che la donna debba essere eliminata dallo sport agonistico»

Achille Starace

Starace decise di vietare il calcio femminile e indirizzare le migliori giocatrici verso discipline olimpiche di atletica leggera.

Perché questa scelta?

Egli sosteneva che solo alcune discipline potevano essere praticate dalle donne, volendo realizzare un Italia protagonista ai giochi di Berlino del 36’, presieduti dalle alte cariche naziste.

Il talento abbatte i pregiudizi

Le calciatrici del gruppo calcistico milanese dovettero abbandonare i campi da calcio, per dedicarsi ad altri sport come il basket, il nuoto e l’atletica leggera.

Alcune con ottimi risultati e titoli nazionali, mostrando carattere e grinta nonostante la scelta obbligata.

La Costituzione Italiana

Al termine della seconda guerra mondiale e la nascita della Repubblica Italiana (2 giugno 1946), l’assemblea Costituente formata da uomini, ma anche da 21 donne, forgiarono la legge fondamentale dello stato italiano.

Le 21 Madri Costituenti – Da “La Domenica del Corriere”

La libertà inviolabile dello Sport

L’articolo 32 deliberò lo sport come salute, diritto, ma soprattutto libertà di scelta dell’individuo nella soddisfazione dei propri bisogni.

Da qui riparte l’avventura del calcio femminile in Italia.

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Fonte e Lettura consigliata: “Giovinette – le calciatrici che sfidarono il Duce” di F. Seneghini e M. Giani

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