+39 334 8074306 staff@mentalfootball.it

Il calcio: cassa di risonanza contro il razzismo

La storia del calcio è densa di episodi di razzismo, troppo spesso derubricati come semplici “sfottò”.

La storia di George Floyd non ha nulla a che vedere col calcio, e a tutti gli amanti di questo sport ciò potrebbe far tirare un parziale sospiro di sollievo, ma ha avuto la forza di arrivare ovunque.

Non è la prima volta che accadono fatti del genere negli Stati Uniti ma il modo in cui è avvenuto l’omicidio, la platealità, la assoluta non necessità di esercitare tutta quella forza davanti ad un uomo inerme, hanno creato delle rivolte che in U.S.A. non si vedevano dal 1968, anno dell’omicidio di Martin Luther King.

E il calcio non è rimasto immobile di fronte al razzismo.

Per una volta non si trova sotto la lente d’ingrandimento, come era successo negli ultimi anni, in Italia, con Balotelli, Koulibaly e Boateng, solo per citarne alcuni, e può sfruttare la propria popolarità per mandare messaggi forti.

Balotelli, un calcio al razzismo
Balotelli dopo gli insulti razzisti nel match contro il Verona

La Bundesliga è stato il primo campionato europeo a riprendere dopo la pausa forzata per il coronavirus e anche per questo motivo in questo momento gode di una incredibile visibilità, di molto superiore a quella che avrebbe di solito la massima serie tedesca.

Al minuto 40′ della sfida tra Borussia Mönchengladbach e Union Berlin Marcus Thuram, figlio di Lilian, mette in rete di testa un cross dalla sinistra.

Esultanza composta, senza abbracci come ormai siamo abituati a vedere, e poi in ginocchio.

Il gesto ha fatto il giro del mondo, la prima forte presa di posizione nel mondo del calcio su questa triste vicenda.

Poche ore dopo, il Borussia Dortmund travolge per 6-1 il Paderborn grazie alla tripletta del Golden Boy Jadon Sancho, nuovo fenomeno del calcio mondiale, classe 2000.

Dopo il goal del 2-0, il primo per lui della serata, esulta togliendosi la maglia. Non lo fa per un’esagerata gioia o per l’estrema volontà di mostrare il proprio fisico.

Lo fa per mandare un messaggio contro il razzismo, proprio lui, il più giovane sul terreno di gioco: Justice for George Floyd

La Federcalcio Tedesca non ha però gradito di fare da cassa di risonanza per ideali politici e ha minacciato possibili sanzioni per i giocatori coinvolti, che oltre ai due precedentemente citati sarebbero McKennie, capitano dello Schalke 04, e Modeste, centravanti del Colonia.

La Fifa è intervenuta, interpellandosi al buon senso e alla comprensione della Federazione, lasciando comunque a loro ogni decisione in merito.

Nell’inginocchiarsi a terra, nel togliersi la maglietta non c’è nulla di politico. Non c’è nulla di politico nell’ammazzare un uomo inerme: la politica non c’entra nulla, si tratta di umanità.

Il razzismo fa schifo, Mental Football si schiera apertamente. Fa schifo negli stadi come per le strade americane, fa schifo nel 1968 e nel 2020.

Related Posts

Leave a Reply