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La resistenza mentale: i quattro pilastri del successo

Gli allenatori possono (anzi dovrebbero) capire ciò che gli atleti non vedono.

Questa frase può suonare come una sentenza ma rende chiara la responsabilità dell’allenatore rispetto ai propri calciatori. La cura non solo del corpo degli atleti, ma anche della mente è un elemento determinante per il raggiungimento dei risultati positivi.

Uno studio dell’Università di Lincoln (Regno Unito), spiega come la mente del calciatore abbia la forza di portarlo al successo o al fallimento.

Prima di presentare questo studio è importante ricordare tutto ciò che un atleta di alto livello deve affrontare quotidianamente. Interviste, notizie, critiche, pressioni possono influenzare la cosiddetta resistenza mentale.

La resistenza mentale è la misura individuale di resilienza e fiducia, che può determinare il successo nel mondo dello sport, dell’istruzione e del lavoro.

da Wikipedia ENG, ”Mental toughness”

Lo studio dell’Università di Lincoln

Zlatan Ibrahimovic, un esempio di personalità e forza mentale
Zlatan Ibrahimovic, un esempio di personalità e forza mentale

Lo studio dell’università di Lincoln ha preso in analisi l’esperienza dei membri di alcune commissioni tecniche con almeno sei anni di esperienza professionale nella crescita dei giovani calciatori.

L’indagine è rivolta alle componenti della resistenza mentale: ossia quali elementi della personalità sono comuni ai giocatori di maggiore successo.

Dall’analisi, più di ogni altro aspetto, è emersa la competitività con se stessi e con gli altri. L’ardente desiderio di successo figura come il primo elemento fondamentale della costituzione di una mentalità vincente.

I membri delle commissioni tecniche hanno poi riferito che, pur avendo un forte desiderio di vittoria, per raggiungere il successo e progredire è altresì importante il cosiddetto mindset.

Per mindset si intende il nostro comportamento abituale di fronte alle situazioni che ci si presentano: ad esempio, se sono convinto di non saper parlare in pubblico, è molto probabile che tenderò ad evitare tali occasioni.

Il terzo attributo segnalato riguarda la capacità del giocatore di resistere, di rimanere concentrato anche in presenza di errori; in altre parole la resilienza.

Infine, un altro aspetto riguarda la responsabilità personale, dove, anche in momenti di difficoltà, i giocatori di successo si sono dimostrati meno bisognosi degli altri atleti e si sono assunti la responsabilità di affrontare i propri problemi, interni o esterni, dentro o fuori dal campo.

Competitività, mindset, resilienza e responsabilità rappresentano quindi i caratteri essenziali di una buona resistenza mentale.

L’allenamento della resistenza mentale

Quindi quali sono le possibili strategie da applicare per allenare la resistenza mentale secondo la scienza?

Si possono elencare 2 punti fondamentali.

  • Creazione di un ambiente stimolante e allo stesso tempo favorevole

In questo caso si puoi pensare a sfide che espandono le capacità degli atleti e che possono esporre i loro punti deboli, lasciando quindi la zona di comfort per combattere le insicurezze.

  • Incoraggiare l’indipendenza e la responsabilità personale

A questo proposito, è possibile motivare l’atleta a riflettere e controllare il proprio percorso di crescita e il raggiungimento degli obiettivi. Ciò non significa risolvere tutti i problemi, ma essere abbastanza indipendenti da poterli gestire.

Pertanto, è chiaro che muovendosi verso la professionalizzazione dell’attività, la ricerca della padronanza delle proprie emozioni, oltre che delle competenze fisiche e tecniche, sia un elemento di cui lo sport di alto livello necessita.

In questo contesto, voglio mettere 2 esempi estremamente diversi, di atleti che hanno mostrato chiaramente un’alta resistenza mentale.

Innanzitutto Cristiano Ronaldo, che si presenta qui, chiedendo responsabilità e segnando i 3 gol necessari per la classifica in Champions League, un chiaro esempio di resistenza nella difficoltà.

La tripletta di Cristiano Ronaldo contro l’Atletico Madrid

Ok, Cristiano Ronaldo è un esempio di dedizione e disciplina, ma come prova che la resistenza mentale non è necessariamente legata a questo abbiamo l’esempio di un giocatore che è sempre criticato per i suoi atteggiamenti in allenamento e fuori dal campo, la cui forza mentale però era impressionante.

Nel 1993 il Brasile aveva bisogno di vincere per andare alla Coppa del Mondo del ’94. Romário non veniva convocato, ma quando la nazionale decise di chiamarlo sappiamo come andò a finire…

La doppietta di Romário contro l’Uruguay

Studio di riferimento: ‘What it takes’: perceptions of mental toughness and its development in an English Premier League Soccer Academy

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