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Il calcio: una scienza non proprio esatta

Se provassimo a definire il calcio, sicuramente ognuno di noi darebbe una risposta diversa.

Il calcio è uno sport di squadra, ci dicono gli psicologi.

Per i preparatori fisici invece, è uno sport intermittente.

Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti, ha dichiarato Arrigo Sacchi.

E per gli allenatori? Il motore di questo sport, soprattutto a livello dilettantistico, cosa pensa?

Italiani: popolo di santi, poeti e allenatori

Oronzo Canà, ne “L’allenatore nel pallone”

In Italia si dice ci siano 60 milioni di allenatori.

Tutti, ma proprio tutti, non disdegnano di emettere le proprie sentenze sulle questioni più tecniche di questo sport: dal perché di un passaggio sbagliato a quale sia la sostituzione più giusta da fare.

E anche da coloro che realmente avessero conseguito una certificazione da tecnico abilitato, sicuramente non avremmo un parere unico.

Le posizioni, le soluzioni, le idee sarebbero ugualmente innumerevoli e delle più variegate. Numerose sono infatti le scuole, le correnti di pensiero, le mode che hanno influenzato questo sport.

Per questo il calcio ha subito nel corso della storia molteplici mutamenti e preso svariate direzioni, e ciascun allenatore si sente maggiormente legato ad una piuttosto che ad un’altra ”filosofia”.

Ma in quali categorie si dividono gli allenatori? In quali metodologie di allenamento si identificano maggiormente i tecnici?

Se provassimo a definire le macro-categorie all’interno delle quali gli allenatori muovono e costruiscono le proprie metodologie, potremmo facilmente individuarne due: gli amanti dei fondamentali e i fautori del problem solving.

Tecnica vs tattica nel calcio: l’eterna lotta tra il bene e il male

Se girassimo tra i campi di calcio assisteremmo sicuramente ad accesi dibattiti tra allenatori su quale siano le metodologie di allenamento migliori.

A queste diatribe ci tengono a far valere la propria opinione gli allenatori più esperti e i neofiti, quelli che lo fanno per passione e quelli che invece vogliono costruirci un mestiere.

C’è sempre un allenatore amante dei fondamentali tecnici, della pulizia del gesto: del cosiddetto approccio analitico.

Dall’altra parte invece non può mancare il sostenitore del gioco, della presa di decisione: dell’approccio quindi situazionale.

Tecnica e approccio analitico opposti a tattica e approccio situazionale.

La storia, in questo, non ci aiuta a trovare un vincitore: ci sono stati tanti grandi maestri vicini all’uno e all’altro metodo. Soprattutto ci sono state grandi epoche con altrettanto grandi squadre, figlie di una metodologia piuttosto che dell’altra.

Ma la storia ci insegna una cosa ancora più importante: ci mette sotto il naso che le posizioni ferme, gli ”estremismi”, il cosiddetto ”o è bianco o è nero”, non hanno mai portato da nessuna parte.

In medio stat virtus“, la verità sta nel mezzo: ed è lì che va ricercata.

Basta con i vecchi contenitori…

La guida tecnica che il settore tecnico fornisce agli aspiranti tecnici, ora attraverso un CD-ROM, suddivide chiaramente gli allenamenti e le esercitazioni in tre aree:

  • tecnico-coordinativa
  • tattico-cognitiva
  • fisico-motoria

Nel formulare esercizi siamo abituati a ragionare come se ciascun’area fosse un contenitore da riempire.

Mental Football Cage

Se dovessimo riempire i nostri contenitori, che rappresentano le tre aree, analizzando questo esercizio, avremmo una situazione come questa:

I "contenitori" della suddivisione degli esercizi nel calcio

L’esercizio infatti sollecita aspetti tecnici (attraverso controllo orientato e trasmissione), coinvolge l’area cognitiva (nel capire in quale porticina fare gol) e ha un dispendio energetico importante nel breve termine.

Ora proviamo ad inserire una variante nell’esercizio: si gioca con le mani. Il piccolo calciatore riceve una palla alta che deve afferrare e lanciare nella porticina corretta.

In questo caso dovremmo mettere mano al contenitore rosso e svuotarlo di quasi tutte le sue palline.

I "contenitori" della suddivisione degli esercizi nel calcio

Il calcio visto come una tavolozza

Proviamo ora ad immaginare il calcio come una tavolozza, e non più come dei contenitori.

Di nuovo il rosso rappresenta l’area tecnico-coordinativa, il blu l’area tattico-cognitiva e il giallo l’area fisico-motoria.

Dunque nella prima variante la nostra tavolozza sarà di colore molto scuro, tendente al marrone: abbiamo infatti mischiato insieme una grande quantità di rosso, un’importante quantità di blu e un’altrettanto importante quantità di giallo.

Ora, ragionando sulla seconda variante ecco che il colore cambia. La tavolozza diventa verde.

Abbiamo eliminato il rosso, e ne hanno preso il suo posto gli altri due colori.

Se nell’esempio dei contenitori l’eliminare le palline rosse non ha portato cambiamenti agli altri due contenitori, nella situazione della tavolozza invece c’è stato un importante cambiamento.

All’atto pratico, in questo esercizio, se fatto con le mani ecco che l’attenzione del bambino sarà sicuramente di più sul capire in quale porticina fare gol e sul come stancarsi il meno possibile.

Questa è la testimonianza di come il calcio sia una continua influenza di fattori. L’ossessiva ricerca di un’identità, di una definizione ad esempio di un’esercitazione ne limita le potenzialità.

Non esiste un esercizio che non subisca influenze da tutte e tre le aree, sta all’allenatore-pittore sapere il dosaggio di colore da mettere sulla tavolozza per raggiungere il proprio obiettivo.

Che cos’è quindi il calcio?
Forse la risposta sta proprio nelle sfumature.

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2 Responses
  1. Alessandro Apicella

    La diatriba analitico VS situazionale la lasciamo ai poveri di spirito o di contenuti. Non c’è mai una via giusta o una via sbagliata, ma solo una via più efficace o meno efficace utile al raggiungimento dello scopo finale che ci siamo preposti.
    Qualunque esso sia, l’abilità dell’allenatore (istruttore, formatore) sta nello scoprire la via migliore per far apprendere.

    E’ assolutamente vero che non si può lavorare per compartimenti stagni, poichè il gioco del calcio è un insieme di competenze, attitudini e motivazioni. Si lavora nel complessivo, dando risalto (focus si dice ora) a questo o a quell’aspetto (obiettivo e sottobiettivo si dice ora). Per questo il lavoro per macrocicli, mesocicli e microcicli a carattere tecnico/tattico è assolutamente obsoleto.

    L’indicatore che ci aiuta a capire su cosa concentrarci maggiormente, a mio avviso, a qualunque età, è l’evento gara.

    Complimenti (per quanto valgono i miei), all’autore.

    1. Jacopo Masi

      “Il calcio è un sport stupido per persone intelligenti, non proviamo a farlo diventare uno sport complicato per persone stupide”, Massimiliano Allegri.

      Trovo che tutti questi tentativi di incasellare per forza il calcio non facciano che complicarne la natura.
      Mi trovo assolutamente d’accordo con te!

      Grazie del commento!

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