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La democrazia Corinthiana

Sócrates e la democrazia Corinthiana segnano un punto cruciale della storia, non soltanto calcistica, del Brasile.

Un giocatore a cui piaceva pensare e non correre. Un episodio che riuscì a dimostrare come il potere sociale del calcio potesse far crollare una dittatura più che ventennale.

Le origini

“Hanno detto tante cose, ma la verità è soltanto una: io colpivo la palla di tacco per farvi innamorare”

Sócrates , da “Un giorno triste così felice” – Lorenzo Iervolino

E Sócrates di colpi di tacco, soprattutto al di fuori dal rettangolo verde, ne ha fatti molti. Forse è per questo che il nostro affetto verso di lui è così grande.

Nato nel 1954 a Belém, in Brasile, deve il proprio nome alla passione del padre per la filosofia classica.

Il ragazzo, grazie alla lungimiranza dei genitori, ebbe la possibilità di frequentare le scuole e, in seguito, l’Università di Medicina, coronando i propri studi con la laurea.

Già da questo si può intuire che Il dottore, questo era infatti il suo soprannome, non è mai stato un giocatore paragonabile agli altri.

Un giocatore a cui la maglietta e i calzoncini sono sempre andati stretti.

 Sócrates, con indosso la maglia verdeoro, saluta e ringrazia i suoi tifosi.
Sócrates, con la maglia verdeoro

La democrazia Corinthiana

Il ragazzo, oltre ad una ottima vocazione per gli studi, si distingue anche per il grande talento nel futebol. Approda nel 1974 al Flamengo e dopo 4 anni di buon livello, passa al Corinthians, squadra tra le più importanti in Brasile.

Dopo i primi anni magri di soddisfazioni, all’interno dello spogliatoio nasce una corrente rivoluzionaria, rappresentata dai tre grandi leader di quel gruppo: Casagrande (per lui anche un’esperienza al Torino), Wladimir e soprattutto lui, Sócrates.

Questi proposero di abolire la classica disposizione piramidale del club e, supportati dal neo-presidente Pires, organizzarono la squadra in modo democratico.

Ogni decisione, dalla formazione alla campagna acquisti fino alla disposizione degli allenamenti, veniva votata nello spogliatoio da giocatori, staff e magazzinieri e necessitava della maggioranza per essere approvata.

Prendeva forma la democrazia Corinthiana, una suggestione nata in uno spogliatoio che sarebbe diventata presto una realtà nelle piazze del paese.

Un grande esperimento democratico, inserito in un contesto dittatoriale come quello del Brasile del generale Figueiredo.

I trionfi e la fine

Lo spogliatoio fu duramente attaccato: “solo una scusa per bere e fumare anzi che allenarsi” si diceva, “non funzionerà, non vinceranno mai”.

E invece vinsero. Doppio trionfo nel campionato Paulista 1982 e 1983, esultando ad ogni goal col pugno al cielo.

Il popolo, così condizionato dal calcio, si smosse, cambiò idea e scese in piazza. Sócrates scelse di andar via, approdando alla Fiorentina, e la democrazia Corinthiana all’interno del club si esaurì.

Ma la forza di quel messaggio andò ben oltre un cambio di casacca.

I moti di protesta continuarono, e indussero il governo autoritario a cedere e indire elezioni democratiche.

Sócrates un giorno disse: “vorrei morire di domenica, nel giorno in cui il Corinthians vince il titolo”.

Il pugno al cielo, l’omaggio a Sócrates

Quella purtroppo fu una predizione: se ne andò domenica 4 dicembre 2011, a soli 57 anni, a poche ore dal Corinthians campione del Brasile, che celebrò così questa grande personalità, a cui piaceva più pensare che correre.

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5 Responses
  1. GIAMPIETRO FRIGGI

    CONDIVIDO LA FILOSOFIA (SE COSI LA SI PUO’ DEFINIRE) Corinthiana.
    MAI COME OGGI ATTUALE ED EFFICACE NELLA FORMAZIONE NON SOLO CALCISTICA MA SOPRATUTTO UMANA DELLE NUOVE GENERAZIONI.
    LA SQUADRA VA (IN DOSI CONTROLLATE) CONSEGNATA AI GIOCATORI. LORO NON ASPETTANO ALTRO.
    SE NON DI FARE UNA ESPERIENZA DI PARTECIPAZIONE COMPLETA (ATTIVA E DI COMPLICITA’) CON IL MISTER.
    COSA CHE LA CLASSE GENITORIALE ATTUALE NON E’ CAPACE DI FARE PER UNA SERIE DI MOTIVI CHE NON STO A SPIEGARE.

    1. EDOARDO MUSSA

      Quindi una guida democratica, per così dire orizzontale, può essere giusta fin dalla scuola calcio o i primi anni di settore giovanile? O lo vede come un modello adatto a adolescenti e adulti?

  2. Rocco Vitale

    Ho una visione forse un po pessimistica della cosa, stiamo parlando degli anni 80 ,nel calcio di oggi vedo meno voglia di intraprendere lotte sociali per ottenere benefici comuni, d’altro canto vedo tanta voglia di prevaricare,mettersi in luce,primeggiare per ottenere il meglio per se stessi.
    Nel professionismo più che mai serve una figura che sappia tenere il gruppo dando regole uguali per tutti senza fare distinzioni.
    Condivido l’utilizzo del metodo “democratico” nei settori giovanili.

  3. Andrea Valle

    È una gran bella cosa, anche se a mio avviso poco praticabile. Penso che il metodo democratico possa essere utilizzato In certe circostanze e solo se ci sono dei presupposti specifici. Ci deve essere rispetto e complicità nel voler il bene comune della squadra. Comunque l’allenatore penso non dovrebbe compromettere la sua autorità. Può chiedere pareri e far partecipare i giocatori ma non lasciare le redini della squadra completamente ai giocatori. La democrazia corinthiana ha funzionato in un momento storico particolare, con giocatori particolari, come detto nell’artIcolo, una volta via Socrates, il modello democratico svanì. Io sono forse un allenatore un po’ autocratico, io guido, io decido; se poi i giocatori dimostrano interesse verso il bene comune della squadra, allora avranno in certi momenti, vice in capitolo.

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