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Fuori quota nel calcio: una proposta di cambiamento

Nel precedente articolo si è fatta una disamina di quello che avviene nei principali campionati dilettantistici del Piemonte. I fuori quota nel calcio: giovani calciatori “obbligati” a scendere in campo per garantire un parziale ricambio generazionale.

Ma questo sistema funziona davvero? Premia veramente il talento tutelando spese e investimenti delle società?
Noi abbiamo la nostra idea.

L’articolo non è dei più semplici: per questo – prima di addentrarti nella lettura – prendi visione del contributo precedente (che puoi trovare cliccando QUI).

LND: quali sono i fuori quota nel calcio

Il Consiglio Direttivo della Lega Nazionale Dilettanti, nella riunione del 19 dicembre scorso, ha deliberato sugli obblighi minimi di partecipazione dei calciatori, in relazione all’età, per la stagione sportiva 2019/2020, per i campionati di Serie D, Eccellenza e Promozione.

E’ stato deciso che per la Stagione 2019/2020 vi sarà obbligo di impiego per:

  • Serie D – nato da 1/1/1999 (1), 1/1/2000 (2), 1/1/2001 (1) 
  • Eccellenza – nato da 1/1/2000 (2), 1/1/2001 (1) 
  • Promozione – nato da 1/1/2000 (2), 1/1/2001 (1)

Il Comunicato Ufficiale n°194 raccoglie l’insieme delle norme e dei relativi approfondimenti che ne regolamentano l’utilizzo. In base a ciò, Le Società hanno l’obbligo di rispettare, sin dall’inizio e per l’intera durata delle gare (ed anche nei casi di sostituzioni successive) la disposizione minima di impiego dei calciatori indicata nella precedente tabella.

Restano esclusi i casi di espulsione dal campo e, qualora siano già state effettuate tutte le sostituzioni consentite, anche quelli di infortunio dei calciatori interessati.

Per quello che concerne la Prima Categoria, vi è obbligo di schierare in campo almeno un giocatore nato dopo il 1 Gennaio 1998.

Julio Velasco: “Fuori quota nel calcio? Gioca chi merita”.

In merito al problema dei giovani giocatori che trovano poco spazio nel calcio – così come nella pallavolo – Julio Velasco (fresco di nomina a Direttore Tecnico del Settore Giovanile Maschile della FIPAV – RM 04.07.2019) si pronunciò in questo modo:

“Bisogna stare molto attenti a creare nei giovani l’alibi che il loro problema è che non li facciamo giocare, perché l’assistenzialismo nello sport competitivo non ha mai pagato. La prima cosa è che il giovane si deve guadagnare il diritto di giocare. Guadagnare…non che glielo diamo.
Quando sono passato alla femminile, che sembrava una cosa irrisolvibile e ci hanno lasciato la pelle tutti gli allenatori che sono passati di lì, ho proposto alla Federazione di fare straniere libere (senza limite). Un allenatore della Nazionale che propone straniere libere sembrava assurdo, perché ho detto che se non facevamo una cosa violenta non avremmo cambiato mai la mentalità delle giocatrici”.

Le giovani giocatrici – così come i giovani giocatori – devono capire che o migliorano molto, oppure non possono trovare ingaggi.

Questa nuova accezione dello sport non soltanto racconta di “sacrifici“, ma tratta soprattutto di talento, di qualità e – sopra ogni ragionevole dubbio – di formazione sportiva di qualità. Nello sport – specialmente in quello dilettante – devono trovare spazio i giovani, a patto che siano formati e di talento.

Fuori quota nel calcio: idea di cambiamento di Mental Football

Il mio staff e io crediamo che sia necessaria una riforma ai campionati regionali dilettantistici in modo da:

  • alzare il livello di qualità dei giovani calciatori attraverso la formazione dei tecnici dell’attività di base e del Settore Giovanile;
  • aumentare la partecipazione di giovani (e non più fuori quota) ai campionati dilettantistici;
  • ridurre la spesa relativa al monte ingaggi (rimborsi spese ai calciatori “vecchi”);
  • re-investire i fondi risparmiati dell’organizzazione delle società e nella formazione dei tecnici.

Questi sono solo alcuni dei punti toccati dalla nostra proposta.

Conclude Velasco:

Lo sport ha una caratteristica: non è sufficiente fare le cose bene. Non è sufficiente farle nemmeno benissimo. Le dobbiamo fare meglio degli altri, sennò perdiamo. Allora noi prepariamo dei giovani, ma lo facciamo per fare meglio degli altri o prepariamo dei giovani che vogliono la strada facilitata? L’equilibrio tra le due cose è difficile.

Riforma dei campionati: dal fuori quota nel calcio ai campionati under 30

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Consideriamo per un momento le 64 squadre che compongono il campionato di Promozione e le 32 che formano il campionato di Eccellenza. Sono 96 società.

Ipotizziamo che ciascuna di esse abbia una squadra juniores che conti – all’incirca – di una rosa di 20 giocatori. Ogni anno un numero variabile tra 5 e 10 calciatori è costretto a lasciare quella categoria per militare in una prima squadra, in quanto raggiunti i limiti di età.

Ogni anno le sole squadre iscritte ai campionati piemontesi di Promozione ed Eccellenza estromettono circa 500 giocatori dalla propria Juniores.

Ciò vuol significare che – approssimando per difetto e non inserendo nel conto tutte quelle società la cui prima squadra militi in un campionato inferiore – circa 500 calciatori per anno approdano – o dovrebbero farlo – al calcio degli adulti.

Nella realtà questo non avviene, in quanto è pratica più che frequente affidarsi a “ultra trentenni” (usato sicuro), spesso strapagati (seppur essendo una attività sportiva dilettantistica – leggasi pratica per diletto) che affidarsi a giovani di talento ai quali dovrebbero essere state fornite formazione e preparazione adeguate.

In Eccellenza, 90 giocatori su 350 circa (titolari nella giornata oggetto della ricerca) hanno superato i 30 anni di età – oltre il 25% del totale. In Promozione la percentuale è indicativamente la stessa.

Riforma e riorganizzazione delle rose

Attualmente nel campionato piemontese di Eccellenza 65 giocatori over 30 sono inseriti nell’undici iniziale della partita di campionato in oggetto (vedi articolo qui).
Il campionato piemontese di Promozione invece vede nella formazione base 128 giocatori di oltre 30 anni, che vengono impiegati dal primo minuto della competizione oggetto di studio.

Sommando i due dati si ottiene che 193 giocatori over 30 prendono parte a gare di campionato dilettantistico di Promozione e di Eccellenza. E questo dato tiene conto soltanto dei giocatori che sono scesi in campo dal primo minuto.

Immaginando i campionati di Promozione e di Eccellenza come campionati “under 30”, circa 200 posti si renderebbero disponibili per giocatori di talento appartenenti a un range di età compresa tra i 16 e i 29 anni; giocatori che figurerebbero nella distinta come titolari.

Ciò permetterebbe ai calciatori più meritevoli di poter prendere parte – già molto giovani – a campionati competitivi e complessi, ma non solo: questo sgraverebbe le società dalla necessità di dover far ricorso a calciatori “over 30”, le cui prestazioni sportive sono da sempre remunerate oltre ogni logica (dilettantistica).

Dai dati della ricerca sopraccitata, una media di 25 giocatori/anno non potranno partecipare ai suddetti campionati per raggiunti limiti di età (over 30).

Serie D e Prima Categoria

Nessuna modifica verrà apportata a Serie D e alle categorie Prima, Seconda e Terza Categoria. I giocatori uscenti dal professionismo – o dal semi professionismo – non avranno limiti per poter continuare a giocare nella categoria élite dei dilettanti. Mentre i calciatori uscenti dalle categorie di Promozione ed Eccellenza potranno continuare a giocare in Prima Categoria, in Seconda oppure nei nuovi campionati Over 35 organizzati da FIGC e LND.

Riorganizzazione economica: i vantaggi per le società

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La retribuzione – rimborsi spese – dei calciatori nel dilettantismo è accomunabile al segreto di Pulcinella: tutti sanno, nessuno ne parla.

Un rimborso medio annuale di un giocatore “titolare” nel campionato di Eccellenza oscilla tra euro 500/1.000 mese per dieci mesi. Totale 5.000/10.000 euro.
Il rimborso medio per un calciatore di Promozione – con gli stessi requisiti del precedente – è possibile inserirlo in un range compreso tra euro 300/500 mese, anche qui per 10 mesi di servizio. Totale 3.000/5.000 euro per anno.

Promozione ed Eccellenza: oltre un milione di euro di risparmio se diventano campionati under 30

Immaginiamo per un momento che nell’anno “zero” della riforma dei campionati (rendendoli under 30), 65 giocatori militanti nel campionato di Eccellenza dovessero cambiare categoria per raggiunti limiti di età. Questo comporterebbe un risparmio compreso tra euro 325.000 ed euro 650.000 il primo anno.
Al contempo le società del campionato di Promozione godrebbero di un risparmio compreso tra euro 348.000 ed euro 640.000.

Oltre un milione di euro da reinvestire laddove più necessario: magari nella formazione dei tecnici.

Ecco dove finiscono i “soldi dei dilettanti”

Una gran mole di euro viene di fatto sperperata ogni stagione. Spesa per “illudersi di una promozione di categoria”; impiegata per “tappare i buchi” della mancata formazione dei settori giovanili.

Cifre onerose vengono ogni anno “messe a budget” perché le stesse società sono quasi costrette ad accaparrarsi giocatori ultra trentenni, per poter essere competitive con altre società asservite alle stesse modalità e alle medesime regole non scritte.

Promozione ed Eccellenza: 250.000 euro risparmiati ogni anno

Creare campionati “under 30” permetterebbe un risparmio annuale (rispetto a quanto speso attualmente) di una cifra compresa tra euro 75.000 e 150.000 in Eccellenza e di un importo che varia tra 60.000 e 100.000 euro per le società di Promozione.

Alcuni vantaggi

  • la formazione del giovane calciatore diventa strumento per poter avere atleti competitivi nelle prime squadre (a costo zero) performanti nella categoria di militanza;
  • i giovani – terminato il percorso nel settore giovanile – vengono inseriti in rose per merito e non per obblighi regolamentari;
  • è possibile conservare la regola dei fuori quota anche nella modifica: questo aumenterebbe il numero dei giovani calciatori;
  • le società dilettantistiche sono liberate dall’onere di ingaggiare giocatori “esperti” di categoria per raggiungere obiettivi sportivi prefissati;
  • il campionato di Prima Categoria viene valorizzato: più giocatori “over 30” usciti dalle due categorie superiori ne garantiscono un aumento della qualità (cosa non permessa con il semplice fuori quota nel calcio).

Che fine fanno i calciatori?

Questo non vuol dire iniziare una “caccia all’uomo” dedicata ai calciatori che superano i 30 anni. I calciatori provenienti da campionati professionisti o semiprofessionisti che scelgono di smettere, possono sempre scendere di categoria e giocare nella massima serie dilettante.

I giocatori di Promozione ed Eccellenza – raggiunti i limiti di età – possono scegliere se continuare a giocare in una Prima Categoria (che di per sé diventa molto più competitiva), oppure partecipare ai nuovi campionati over 35 creati da Lega Nazionale Dilettanti.

Che cosa succede ai giovani?

Il vero fulcro del cambiamento tocca i giocatori di età compresa tra i 16 e i 30 anni. Spesso i teen ager – sebben promettenti – sono superati da “calciatori esperti di categoria” nelle scelte delle società.

Questo porta a una sorta di “corsa agli armamenti” delle stesse società per accaparrarseli, in modo da avere più probabilità di raggiungere obiettivi sportivi prefissati. Quindi se io allenatore/direttore sportivo/presidente di una società decido che mi servano 5/6 giocatori esperti per avere una salvezza tranquilla nella categoria Eccellenza, le altre squadre dovranno fare lo stesso. Saranno quindi costrette a ingaggiare lo stesso numero di giocatori per “sperare” di avere le stesse mie probabilità di riuscita.

Senza questi giocatori, i giovani calciatori di talento avrebbero più spazio per dimostrare il loro valore e sarebbero contesi tra le società. Contemporaneamente le stesse società avrebbero interesse nello “sfornare” con continuità giovani atleti preparati e adatti alla categoria di pertinenza.

I fuori quota nel calcio “nati in un dato anno” devono giocare. In un campionato under 30 troverebbero spazio i giocatori più meritevoli, indipendentemente dall’anno in cui siano nati.

Molti saggi parlano del cambiamento.

Secondo Buddha è “l’unica costante della vita”.
Per Albert Einstein “La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario”.
Per Sir Charles Darwin “Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento”.

Scegli tu a chi meglio dar retta.

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6 Responses
  1. BENNY BUMAGUIN

    Sono d’accordo che questa riforma darà più spazio a giovani con buone qualità e talenti , ma non sono d’accordo che ci sarà un risparmio economico , se questi giovani saranno bravi senz’altro giocheranno dove saranno pagati meglio ,,,,,,,,, ma è giusto cosi è la legge del mercato , meglio investire su un giovane emergente che su un giocatore a fine carriera , perciò l’over 30 non deve occupare posti in certe categorie .
    Un saluto
    Benny Bumaguin Bennycoach

    1. Cristian

      Servirà molto controllo sul tetto massimo dei rimborsi. Bisognerà anche cambiare le regole dei premi preparazione. Si dovrebbero pagare solo dopo un tot numero di presenze in prima squadra, perché penso che l’aspetto mentale deve fare parte della formazione del giovane. Un giocatore che dopo qualche partita “molla” significa che non ha una buona prestazione. Non sono d’accordo con la possibilità degli Over 30 di giocare in Prima e Seconda, diventerebbero le categorie per svernare e giovani non giocherebbero. Risolvi da una parte e guasti dall’altra dove ci sono il quadruplo dei praticanti. Farei come in Germania campionato Over 32 e basta. Oppure al massimo 3 Over 30 in Prima e Seconda.

      1. Luca Filograno

        Che un “tetto” sia necessario è ormai accertato.
        Buona la tua proposta, ma credo che non si possa passare da “tutto a niente”. 🙂

  2. Schirizzi Oronzo

    Ottima la riforma proposta, forse con questa formula avremmo molti giovani in più che farebbero la giusta esperienza, che magari non hanno potuto fare in settori giovanili professionistici, dove arrivano non solo i più bravi. Oggi per i ragazzi è difficilissimo, non sempre i più bravi riescono a giocare con i grandi, gli under non vengono utilizzati in ruoli cruciali (es. a centrocampo), si prediligono i più forti fisicamente a quelli più talentuosi e quelli che giocano, quasi sempre, finiscono di giocare come superano l’età. Ovviamente i ragazzi che non trovano spazio finiscono per abbandonare.
    Ritengo giusta anche l’analisi fatta sul risparmio che si otterrebbe nel monte ingaggi, è più facile far giocare un giovane, con un minimo rimborso spese, rispetto ad un adulto che magari ha famiglia, per giovani bravi che hanno voglia di emergere, i soldi passano in secondo piano.

    1. Luca Filograno

      Grazie Oronzo per la tua risposta.
      Mi fa davvero piacere trovarmi in linea perfetta con le tue osservazioni.
      A questo proposito ti consiglio l’articolo in uscita domani mattina… 🙂

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