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Settore Giovanile Ajax: il metodo della “borraccia”

Se ti capitasse di incontrare un tecnico del Settore Giovanile Ajax o della loro prestigiosa Scuola di Calcio e a quel tecnico gli chiedessi quali siano gli obiettivi a breve e a medio termine dei loro calciatori, probabilmente ti risponderebbe di dare un’occhiata alla borraccia.

Forse a quel punto dubiteresti di aver capito appieno la risposta o che non ci sia stato un evidente errore di traduzione.

Invece. Nel Settore Giovanile Ajax, la borraccia di ciascun giocatore è il punto di riferimento e una delle chiavi per l’apprendimento.

Gli obiettivi del Settore Giovanile Ajax

Ogni Settore Giovanile e Scuola Calcio che si rispetti ha propria tradizione e filosofia di gioco, da cui nascono metodologie di allenamento utili per raggiungere traguardi e obiettivi prefissati.

Il Settore Giovanile Ajax da sempre è in grado di creare giocatori tecnici, adatti a performare sui palcoscenici più prestigiosi del mondo. La “cantera dei lanceri” è un castello di insegnamenti tecnici, etici, tattici e gestionali elaborato ad hoc per permettere ai propri giocatori di esprimere tutto il talento di cui sono dotati, di esplicitare il loro completo potenziale.

Proposte tecniche, estrose, in cui il “ball mastery” (capacità di relazionarsi con il pallone) è elemento essenziale e fondante. Tecnica al servizio dei processi decisionali del giocatore che – per mezzo di essa – riesce a trovare risposte efficaci al contesto ambientale.

Riesce – cioè – a superare e risolvere problematiche di gioco utilizzando un gesto tecnico, oppure un altro.

Obiettivi e crescita: la tradizione della borraccia

Un amico – Renzo Revello del Cruyff Institute – è vero conoscitore dei metodi e dei segreti del Settore Giovanile Ajax. In uno dei tanti momenti trascorsi a bordo campo presso il centro di allenamento di Amsterdam ha scoperto – e approfondito – uno dei tanti segreti condivisi tra tecnici, istruttori e collaboratori lanceri.

Semplicità è la parola chiave. E poi c’è la famosa borraccia. L’avevo sentita nominare centinaia e centinaia di volte, fino a quando – un giorno – chiesi a un ragazzo di mostrarmela.
Egli me la consegnò e io – guardando incuriosito le scritte appiccicate su di essa – attirai l’attenzione del giovane, che mi disse: è il mio obiettivo; se voglio migliorarmi e diventare più forte devo concentrarmi e allenarmi forte su questo.

Quando conobbi questa storia – dalla bocca stessa di Revello – anche io rimasi tutto d’un sasso per la disarmante semplicità e al contempo per la grande efficacia di questo piccolo accorgimento.

Istruttori, coach e responsabili della formazione tecnica si consultano e insieme stabiliscono gli obiettivi “individualizzati” per ciascun calciatore, anche per i più piccoli.

Dopo aver selezionato i “punti deboli” di quel preciso momento evolutivo del piccolo giocatore, creano delle etichette che appiccicano sulla borraccia di ciascuno.

Le etichette cambiano con il passare dei mesi e non è inusuale trovare frasi/obiettivo quali: “usare di più il piede destro”, “restare concentrato”, ecc.

I giovani lanceri imparano in questo modo a comprendere che sono essi stessi i primi artefici del proprio destino, i veri attori protagonisti per cercare di raggiungere i loro sogni. Sviluppano – per dirla in “psicologhese” un “locus of control interno” che li porta a essere sempre più convinti dei propri mezzi e di essere in grado di cambiare situazioni e risolvere problemi di gioco.

Dove porta tutto questo?
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