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Settore Giovanile: Arrigo Sacchi ha distrutto due generazioni di calciatori

Sembra un paradosso: uno dei principali teorici del calcio moderno, un pensatore illuminato che ha modificato tattiche e strategie di gioco, come può essere in larga parte responsabile della quasi completa distruzione della tradizionale filosofia di gioco nostrana e del prolifico settore giovanile nazionale?

Dal secondo dopoguerra il calcio ha avuto una diffusione progressiva ed esponenziale in tutto il mondo. In moltissimi paesi – vuoi per l’appeal popolare che da sempre ha avuto – questa disciplina sportiva ha assunto una dimensione nazionale diventando l’attività più praticata.

Paese che vai, calcio che trovi

Ogni nazione ha lentamente conosciuto e scoperto il calcio connotandolo e declinandolo secondo caratteristiche diverse e filosofie di gioco differenti.
In Inghilterra l’intensità è da sempre la parola chiave: azioni di gioco veloci e spettacolari – con cambi repentini del fronte d’attacco – rappresentano l’essenza del football dall’altra parte della manica.

Nella penisola iberica il futbol è sinonimo di palleggio, di tecnica, di spettacolo e di azioni da gol manovrate. Lo stesso avviene in Sudamerica, in cui palleggio ed estrosità tecniche raggiungono il massimo della qualità e della eccezionalità.

Nel nostro bel paese giocare bene al calcio è da sempre stato sinonimo di “difendere bene e ripartire velocemente al contrattacco“. Negli ultimi anni la situazione è leggermente cambiata: il nostro sport si sta progressivamente “europeizzando” e le partite con pochi gol stanno lentamente lasciando il posto a gare più vivaci e divertenti, caratterizzate da un numero maggiore di reti segnate.

Un’accezione più propositiva e votata all’attacco dello sport più bello del mondo trova in me un grande sostenitore. Vero è che per poter essere felici e consapevoli, puntando a raggiungere nuovi e futuri traguardi importanti, è fondamentale ricordare sempre l’origine, il punto di partenza, l’identità e la filosofia da cui nasce una cultura.

Il tecnico di Fusignano ha rovinato in modo inconsapevole e involontario il calcio giovanile italiano. Se hai ancora un po’ di pazienza ti spiego come.

Calcio giovanile e tradizione

Andrea_Sottil_calcio_giovanile_marcamento

Andrea Sottil – grande stopper con “soli” 30 anni di esperienza sulle spalle – ha “badato” a giocatori del calibro di Ronaldo (il Fenomeno), Vialli, Vieri, Inzaghi, Weah, Ibrahimovic; solo per citarne alcuni.

Il suo pensiero – espresso nella sua interessante Tesi di Laurea per la UEFA PRO Licence – è vicino al mio:

Ho iniziato a giocare imparando la marcatura a uomo, poi con la rivoluzione tattica firmata Arrigo Sacchi siamo passati alla zona totale. Il difensore si è evoluto ed è stato costretto a modernizzarsi rispetto al vecchio difensore.

Il nuovo giocatore deve possedere nozioni di Tattica Individuale e Tattica Collettiva.

Continuando a citare le parole di Andrea, arrivo al cuore del pensiero; il punto di origine del mio “j’accuse” al geniale Arrigo Sacchi:

Nel calcio di oggi ci si chiede se i difensori non sappiano più marcare. Secondo il mio parere personale, il motivo principale è dato dal fatto che i ragazzi iniziano da subito a giocare a zona e per questo motivo non hanno la possibilità di acquisire il concetto del marcamento a uomo, in particolare non saprebbero più marcare stretto.

Secondo lo stesso Andrea,

la causa dei limiti che hanno i difensori nel marcamento va ricercata nei settori giovanili che, oltre che lavorare con la difesa collettiva, dovrebbero allenare un po’ di più la difesa individuale che si basa sui movimenti dell’avversario e su una corretta presa di posizione.

Tutta colpa di Sacchi

Parafrasando l’esperto difensore torinese, condivido con lui il concetto per cui il difensore moderno deve essere forte, veloce ed aggressivo. Deve essere in grado di pensare veloce e giocare veloce e la cui formazione debba inesorabilmente partire dal settore giovanile, laddove i maestri formatisi alla Scuola del Calcio Italiano devono badare non soltanto al risultato, ma alla formazione dei singoli giocatori.

I nuovi coaches devono formarsi per formare, in modo da essere in grado di trasmettere una cultura, una tradizione fatta di contenuti preziosi il cui lusso di perderli non può essere contemplato. Gli istruttori e gli allenatori di settore giovanile devono insegnare, correggere e dedicarsi forse un po’ di più alla tattica individuale rispetto a quella collettiva.

La responsabilità di quanto avviene è insindacabilmente del tecnico di Fusignano: della sua bravura, del suo genio, del suo appeal.

La linea difensiva

La portata della rivoluzione del calcio di Arrigo Sacchi non ha avuto eguali in Italia; le sue idee e le sue filosofie hanno raggiunto ogni angolo del globo, il campo da calcio più sperduto e lo spogliatoio più sgangherato del pianeta.

Il suo pensiero – permettetemi il paragone – è stato come la scoperta del nucleare: una risorsa immensa e una inesauribile fonte di energia pulita se messa in mani sapienti, un’arma di distruzione di massa se gestita da guerrafondai o anche soltanto da incompetenti.

Monkey see, monkey do.

Kurt Cobain, Nirvana. “Stay Away”

La “scimmia vede, la scimmia fa”. Leggasi “imita“. Arrigo Sacchi ha trasformato in un’orchestra sublime – per citare le sue stesse parole – un gruppo di talenti innati senza precedenti.

Giocatori eccelsi – naturalmente dotati – che attraverso migliaia di ore di allenamenti diventarono massimi esperti del proprio ruolo, affinando in strada e in campo le competenze necessarie per raggiungere livelli top.

Con questi presupposti, il genio di Fusignano ha dovuto “soltanto” (e il virgolettato ironico è d’obbligo) convincere quella squadra di maestri e di campioni in termini assoluti a muoversi all’unisono sotto le nuove insegne e i nuovi dettami della filosofia che il tecnico visionario aveva appena creato.

I principi di tattica individuale di ciascuno degli Invincibili erano messi a disposizione e organizzati all’interno dei principi di tattica collettiva scelti dall’allenatore.

Settore giovanile: chi allena la tattica individuale?

Arrivo alla conclusione del mio pensiero.
Chi allena la tattica individuale? Ho una quindicina di anni di esperienza su campi di Settore Giovanile di qualunque categoria e blasone e mi permetto di rispondere: nessuno. O meglio: davvero molto pochi.

Non so se tu sia un allenatore, un semplice appassionato o un lettore che è capitato per caso a leggere questo mio articolo. Se sei un allenatore mi permetto di farti una domanda:
“Quanti allenamenti hai fatto per migliorare la linea difensiva della tua squadra? Quanti ne hai fatti per incrementare le abilità dei tuoi giocatori nei principi individuali di non possesso?”

Il rapporto è sicuramente a favore della linea. Forse sarai tra i pochi che conoscono – e sono in grado di elencare – tali principi.
Io ho visto dovunque allenamenti per coordinare i movimenti difensivi: ho avuto la sfortuna di ammirare squadre di esordienti attuare una linea slegata o pulcini incredibilmente bravi nell’eseguire a richiesta una diagonale difensiva.

Per non parlare poi di tutto il “pippone sacrosanto” che riguarda la palla coperta o scoperta.
Non ho mai avuto la fortuna – al contrario – di vedere una proposta di allenamento sul marcamento, per esempio. In realtà questa possibilità l’ho avuta perché ho avuto la chance di stare a contatto con allenatori seri e preparati.

Come si marca? Quali sono i riferimenti da tenere in considerazione? Come si allena la presa di posizione? Quali correzioni e conoscenze bisogna possedere?

A sostegno della mia ipotesi anche il dato evidente rappresentato degli esigui contributi e pubblicazioni (ebook, libri, video) inerenti l’allenamento dei principi individuali, rispetto all’immensa mole di quelli relativi a tattica collettiva e di reparto.

Conclusioni e contributi

La colpa di tutto questo è chiaramente di Arrigo Sacchi, del suo carisma e della straordinaria portata innovativa delle sue idee. Il suo calcio organizzato e coerente ha spinto all‘emulazione migliaia di allenatori che in campo hanno cercato di riprodurre la peculiare organizzazione tattica di quella squadra invincibile.

Peccato che nel fare questo abbiamo tralasciato l’allenamento di tutte quelle competenze necessarie, le quali devono essere comprese nel bagaglio del calciatore completo. Un gran bel tappeto con cui coprire la polvere e le briciole che non si ha voglia – o non si è grado di spazzare.

Va da sé che vedremo sempre più bambini di 10 anni perfettamente in grado di “dare copertura”, ma sempre meno giovani giocatori prendere posizione in modo corretto su una palla esterna.

Concludo mettendo la tesi di Andrea Sottil a disposizione del lettore che la richiede: in essa ci sono molte indicazioni pratiche (correzioni, foto) relative alle abilità richieste a un difendente.

E un link in cui Chievo Academy presenta diverse esercitazioni su presa di posizione e marcamento.

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6 Responses
  1. Roberto Scandroglio

    la tattica individuale o tecnica applicata si attua con i movimenti fondamentali individuali e i movimenti fondamentali di collaborazione. li conosciamo? vanno sempre allenati, sono le note musicali e le lettere dell’alfabeto del gioco del calcio. I movimenti fondamentali individuali sono movimenti complessivi con la palla formati da un movimento preliminare tattico e dal gesto tecnico. Lo stesso dicasi per i movimenti fondamentali e di collaborazione che formano una precisa geometria che bisogna conoscere per svilupparla. Il modulo è sempre dell’allenatore ma i movimenti individuali e di collaborazione sono dei calciatori. saluti

    1. Roberto Scandroglio

      Nel 2003-2005 su organi ufficiali : l’Allenatore e il Calcio Illustrato Lugi Agnolin ex Presidente SGS e Bruno Bolchi ex Consigliere Federale hanno denunciato che : ” Da una quindicina di stagioni, quasi tutti gli allenatori dei settori giovanili hanno sposato le “nuove idee” abbandonando l’insegnamento della tecnica e che nei vivai non si insegna la coordinazione”. Sono passati più di 30 anni , Non sono d’ accordo che Sacchi abbia distrutto due generazioni di calciatori .. La tecnica va insegnata correttamente, e correttamente significa saper insegnare le coordinazioni specifiche con la palla, è questo che manca, se si è abbandonato l’insegnamento della tecnica da così tanto tempo, significa aver perso la capacità di insegnarla.

  2. Luca Filograno

    Ciao Roberto,
    principi di tattica individuale, gesti tecnici, capacità coordinative e schemi motori di base sono tutti “dettagli” indispensabili per poi dedicarci a processi collettivi e di squadra.
    Due problemi: il primo è che insegnando la cura del dettaglio, poi non si vincono più le partite nelle categorie di Scuola Calcio; il secondo è: si è ancora in grado di insegnare competenze? Oppure la stessa competenza dell’istruttore si è un po’ persa nel tempo…?

  3. Roberto Scandroglio

    Ciao Luca, grazie per le domande, ti rispondo volentieri: si insegna la coordinazione di base specifica, non c’è nessun dettaglio. Ho fatto delle ricerche non la insegna nessuno (cosa fare ? come fare ?) Se non si insegnano le coordinazioni specifiche in movimento con la palla mancano le competenze e quindi bisogna saper insegnare ad anticipare le traiettorie nella conduzione trasmissione ricezione, a saper posizionare il piede portante con punti precisi di impatto del piede calciante e saper differenziare la potenza. La competenza dell’ istruttore si è un po’ persa nel tempo? : Bruno Bolchi ex consigliere Federale e Luigi Agnolin ex Presidente S.G.S, nel 2003-2005 su organi Ufficiali: L’Allenatore e il Calcio Illustrato hanno denunciato che : ” Da una quindicina di stagioni, quasi tutti gli allenatori dei settori giovanili hanno sposato le “nuove idee” abbandonando l’insegnamento della tecnica e che nei vivai non si insegna la coordinazione).” sono passati più di 30 anni., e se è passato così tanto tempo significa che si sono perse le capacità e quindi le competenze di insegnarla correttamente. saluti

    1. Luca Filograno

      Grazie Roberto, spunti di riflessioni sempre importanti.
      Ora che è passato del tempo dalla pubblicazione di questo articolo, rivelo il mio pensiero in modo chiaro (anche se spero vivamente sia stato compreso all’origine): nessuna persona “sana di mente” può pensare che Sacchi abbia colpe inerenti alla pochezza del bagaglio tecnico dei nostri giovani calciatori dei vivai.
      Sacchi è stato un genio: un direttore d’orchestra (come amava definirsi) capace di far suonare in armonia talenti incredibili.
      Il compito dell’allenatore di squadre giovanili è prima di tutto “creare degli ottimi solisti” (sempre per usare le stesse parole del tecnico) in modo che essi stessi possano – in un breve futuro – realizzare insieme sublimi colonne sonore.

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