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Arrigo Sacchi e la rivoluzione del calcio italiano

Quattro anno durò l’idillio tra Arrigo Sacchi e l’AC Milan, anni in cui il regno della squadra italiana rifiorì dopo una crisi sportiva e istituzionale durata troppo a lungo.

Il miglior Milan della storia non solo vinse, ma cambio radicalmente il concetto difensivista e attendista del calcio italiano trasformandolo in un “difendere in avanti” con intensità e pressione.

Dopo una “penuria” di titoli che durava dal 1979, furono due gli uomini chiave per la rinascita del Milan: Silvio Berlusconi che acquistò il club e Arrigo Sacchi a dirigere i giocatori. L’allenatore italiano stava rivoluzionando il calcio italiano con la sua filosofia al Parma, lontana dal “catenaccio” a cui tutti erano abituati.

Molti lo etichettarono come “folle”, ma il tempo darà ragione al tecnico di Fusignano. Prima di arrivare a Milano i suoi continui viaggi per l’Europa per imparare e approfondire il modo di giocare dei migliori club europei e la sua particolare ossessione per la tattica e le strategie fecero di lui un precursore nel suo paese per il modo di intendere il gioco di squadra.

Con il 4-4-2 come sistema di gioco, la squadra di Arrigo Sacchi attuava un marcamento “a zona” in cui tutti i giocatori erano alla ricerca della sfera, senza dover fare grandi spostamenti e cambi di posizione, alla stregua di un battaglione imperforabile.

I segni distintivi di quel Milan erano la continua pressione che esercitavano gli 11 guerrieri di Sacchi e la loro ottimale occupazione dello spazio uniti alla immensa qualità di gioco che avevano con il pallone tra i piedi.

Equilibrio era la parola magica che racchiudeva tutti i segreti del pensiero sacchiano. Equilibrio e le proposte di allenamento che puoi trovare in un link a un nuovo articolo, al termine di questo.

Arrigo Sacchi e il suo “dream team”

Franco Baresi era estensione del Sacchi-pensiero nel terreno di gioco: gestiva e manteneva la linea coordinata, chiudendo tutti gli spazi disponibili. Metteva una “pezza” agli errori dei compagni, muovendosi in avanti e mettendo in fuorigioco gli avversari.
Vicino a lui, Costacurta: centrale di grande sicurezza e garanzia che mai perdeva la marcatura.

Tassotti occupava la corsia di destra con la sua forza e grande intensità, mentre Paolo Maldini presidiava la corsia di sinistra con la sicurezza e l’eleganza che lo ha contraddistinto per tutta la durata della sua carriera.
La linea mediana era formata da Rijkaard e Ancelotti, rispettivamente eleganza e corsa inesauribile. Colombo e Donadoni sulle corsie esterne e davanti la coppia olandese più famosa del mondo: Gullit e Van Basten. Regista avanzato e mezza punta il primo, terminale offensivo potente e delicato il secondo.

“Puoi giocare a calcio bene o giocarlo male, ma il futuro del calcio è il calcio totale: avere in campo undici giocatori come se fossero uno solo”

“Qui in Italia – continua Arrigo Sacchi in un intervista di Futbol-Tactico – si pensa che sia un grande giocatore a fare ‘grande’ una squadra. Senza alcun dubbio si deve partire dal gioco, dall’organizzazione collettiva che porta all’esaltazione del singolo giocatore: non è mai successo il contrario, in alcuna attività sportiva.
Sarebbe come dire che il successo di un film fosse determinato soltanto dalla qualità di un singolo attore, seppur il protagonista. Ricordo una volta che dissi a Colombo – per provocarlo – che aveva vinto più lui in tre anni che Diego Armando Maradona in tutta la sua carriera.

Titoli, vittorie e successi

Il primo e l’unico scudetto dell’era Sacchi arrivò nel primo anno della sua panchina – stagione 1987/1988 – dopo un incredibile tira e molla con il Napoli di Maradona. In pochissimo tempo cancellò i difetti e le paure che avevano caratterizzato gli anni precedenti, aprendo e preparando la squadra a un ciclo vincente che si concluderà sul tetto dell’Europa e del mondo. In questa prima stagione, i ragazzi terribili di Arrigo Sacchi vinsero anche la prima edizione della SuperCoppa Italiana superando la Sampdoria in finale per 3 reti a 1.

“Quel Milan fu il risultato di una serie di circostanze positive – racconta il tecnico di Fusignano – una squadra che non vinceva da 20 anni un titolo europeo e l’arrivo in società di un presidente nuovo. Silvio Berlusconi aveva grandi ambizioni, ma anche grandi traguardi da raggiungere, anche da un punto di vista estetico: la squadra di Sacchi non soltanto era chiamata a vincere le partite, ma di farlo esclusivamente attraverso il “bel gioco“.

Nella stagione 1988/1989 arrivo la prima Coppa europea, conquistata in una finale a cui approdarono dopo aver battuto il Real Madrid. La squadra di Arrigo Sacchi impartì una sonora lezione ai merengues, imponendosi per 5-0 dopo il pareggio dell’andata di Madrid e consolidando e promuovendo il nuovo sistema di gioco e la sua filosofia innovativa.

Allo Steaua di Bucarest – sventurato gemello finalista dei rossoneri – non andò molto meglio degli Spagnoli: 4-0 per il Milan con le doppiette di Van Basten e Gullit.

Dopo quel titolo superarono il Barcellona nella SuperCoppa Europea e l’Atletico Nacional colombiano nella finale di Coppa Intercontinentale. Entro i confini nazionali, i cugini dell’Inter e il Napoli si opposero in modo alternato al predominio della squadra di Arrigo Sacchi.

La stagione seguente ottennero la terza coppa dei Campioni – la seconda consecutiva – giocando contro il Benfica e rivinsero le due finali: quella di SuperCoppa con la Sampdoria e quella di Coppa Intercontinentale con l’Olimpia de Paraguay.

Il segreto del successo

Il punto fermo, la chiave di volta, il sestante che permise alla squadra di Arrigo Sacchi di cambiare il calcio e di stravincere tutto fu semplicemente egli stesso. Il tecnico di Fusignano racconta che al centro del progetto, l’atto creativo del processo fu l’idea stessa. Un’idea di gioco diversa – soprattutto in fase di non possesso – da coltivare sapientemente attraverso insegnamenti, didattica ed esercitazioni.

L’allenatore è il centro del progetto; è colui che ha la visione completa dell’opera. L’intelligenza dei suoi giocatori diviene essenziale per comprendere quando sia il caso di trasmettere il pallone, di portarlo o mantenerlo.

 

E tu? Cosa pensi della rivoluzione portata da Arrigo Sacchi?
Alleni e vuoi delle proposte per giocare come quel Milan? Leggi il nuovo articolo qui.

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