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Superiorità posizionale e superiorità numerica

E’ molto comune osservare come la gente, sia gli addetti ai lavori che semplici appassionati, riferisca alla superiorità numerica nella sola accezione quantitativa: se noi siamo in 3 e loro sono 2 siamo in vantaggio. Ma la superiorità numerica può essere determinata dal modo di occupare lo spazio nel tempo corretto.
La superiorità posizionale fa riferimento a questa seconda tipologia.

Superiorità posizionale: un concetto strategico

superiorità posizionale

Il concetto di superiorità posizionale lo coniò qualche tempo fa il prof. Mikel Etxarri. Per lui la superiorità posizionale permetteva di trarre vantaggio da una situazione indipendentemente dal numero di avversari e di compagni presenti.
In poche parole, non esiste superiorità numerica senza superiorità posizionale.

Superiorità numerica e superiorità posizionale nel gioco del Barcellona

Un’idea che risulta difficile comprendere alla maggior parte degli osservatori è il concetto di uomo libero. “Com’è possibile che se si gioca 11 contro 11 si riesca a trovare un uomo libero? Non dovrebbe corrispondere un giocatore avversario a ciascuno dei nostri?

Un giocatore è “uomo libero” quando può ricevere il pallone senza l’opposizione immediata del diretto marcatore e dispone di spazio e tempo sufficienti per elaborare azioni e strategie d’attacco. Lo sviluppo del gioco di posizione – rappresentato molto bene dal Barcellona dal 2008 in poi – trova pieno senso nel concetto di uomo libero, insegnandoci che il vero obiettivo del gioco di posizione stesso è quello di trovare l’uomo libero alle spalle della prima linea di pressione.

Far arrivare il pallone a un giocatore che – muovendosi alle spalle della prima linea di pressione – non ha ottenuto soltanto un vantaggio numerico, ma un vantaggio “posizionale” che gli ha permesso di ottenere una superiorità numerica temporanea.

La rivoluzione di Arrigo Sacchi

E’ a partire dalla “rivoluzione Sacchiana” con il suo Milan degli anni ’80 – ’90, che introduce nel gioco del calcio un concetto innovativo: si passa dalla marcatura “a uomo” ad aumentare la densità in mezzo al campo per difendere gli spazi.
Nel calcio degli anni ’80, si era soliti assegnare la marcatura a uomo ottenendo la superiorità numerica utilizzando il libero, dietro alla linea difensiva.

Per Arrigo Sacchi la priorità era il recupero della posizione, la difesa degli spazi centrali e il recupero del pallone sulla base di movimenti coordinati della linea difensiva in relazione al movimento del pallone tra i giocatori rivali. Per molti anni a seguire questa idea di gioco si è imposta a tal punto che la totalità delle squadre ha abbandonato la marcatura a uomo a vantaggio di una marcatura di tipo collettivo centrato sull’occupazione degli spazi, lo scivolamento, la pressione sul portatore di palla e le linee di copertura.

Cruyff, Van Gaal e Guardiola

L’antitesi di questo modo di intendere il calcio è rappresentata dal “gioco di posizione“, che i due Olandesi introdussero alla fine del secolo scorso nella “cantera blaugrana” e che raggiunse la massima espressione con l’arrivo di Guardiola nel 2008.
I concetti su cui si basa il gioco di posizione sono noti a tutti: una costruzione di gioco chiara e semplice con l’obiettivo di portare la palla dietro la prima linea di pressione grazie al vantaggio ottenuto da una superiorità posizionale.

Questa concezione di gioco sfrutta l’ampiezza del campo e il movimento della palla per trovare uomo libero e guadagnare campo. Spostando la palla velocemente, si cerca di trovare un compagno smarcato negli spazi lasciati liberi dal movimento dei difensori.
In questo senso Guardiola ha aggiunto nuovi elementi all’eredità lasciatagli dai maestri olandesi.

I due tecnici olandesi aggiungevano un giocatore in più alla fase di costruzione, in modo da avere un giocatore in più degli avversari. Guardiola perfeziona tutto questo: al semplice vantaggio numerico, aggiunge una superiorità posizionale. Posiziona i difensori centrali larghi, con i laterali alti e il centrocampista centrale che si muove sempre dal lato opposto rispetto al centrale che ha il pallone.

Vale a dire che non basta soltanto portare più giocatori in zona palla, ma si otterranno maggiori vantaggi se il loro posizionamento sarà preciso e rigoroso: ciò permettere di evitare in modo più agevole la pressione rivale.

Superiorità posizionale nel 2vs1

In conclusione, il posizionamento ottimale e coerente permette di ottenere dei vantaggi che vanno oltre la semplice disparità numerica. Ne è un esempio la semplice situazione di 2vs1: il posizionamento corretto del compagno di appoggio al possessore della palla è ciò che determina il vero vantaggio.

Per contro il compito del difendente è cercare di ridurre questa situazione a lui svantaggiosa in una più favorevole situazione di 1vs1. In questa seconda ipotesi, si manterrebbe costante la superiorità numerica, ma si perderebbe la superiorità posizionale.

 

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