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Infortuni nel calcio: cosa sono e come si misurano

Facciamo seguito a quanto abbiamo scritto recentemente circa uno studio condotto da UEFA in merito agli infortuni nel calcio professionistico i cui esiti sono contenuti nel report “2014/15 Season Report Team X” che ha riguardato il periodo compreso tra luglio 2014 e maggio 2015 coinvolgendo 23 clubs (AFC Ajax, Arsenal FC, Athletic Club, Bayer 04 Leverkusen, Borussia Dortmund, Chelsea FC, Club Atletico de Madrid, FC Barcelona, FC Basel 1893, FC Bayern Munchen, FC Porto, FC Shakhtar Donetsk, FC Zenit, Galatasaray AS, Juventus FC, Liverpool FC, Manchester City FC, NK Maribor, Paris Saint Germain, Real Madrid CF, RSC Anderlecht, SL Benfica, Sporting Clube de Portugal).

Un nuovo contributo a cura di Gianluca Rosso e Luca Malfatti – Founder Quant4sport.com.

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Infortuni nel calcio: cosa sono?

infortuni nel calcio

Il tema degli infortuni riguarda non solo il mondo dei professionisti. Coinvolge tutti coloro che praticano lo sport a livello tanto amatoriale quanto agonistico pur senza essere professionisti.

Possiamo definire infortunio un evento improvviso che si verifica per causa violenta provocando un danno fisico traducibile in incapacità temporanea, permanente o morte; definiamo, invece, infortunio sportivo quell’infortunio che si verifica in condizioni, tempi e luoghi noti quando l’atleta è esposto ad una determinata attività sportiva in occasione di competizioni o di allenamenti.

La tipologia degli infortuni deve essere messa in relazione al tipo di sport praticato: nel tennis è l’epicondilite (o “gomito del tennista”), tra i saltatori l’infortunio al ginocchio (o “jumper knee”), negli sport di contatto i trauma cranici, nella pallanuoto la lesione alla cuffia dei muscoli rotatori o nel calcio le contusioni a carico degli arti inferiori.

Peraltro negli sport di squadra anche il ruolo può condurre ad una differente frequenza degli infortuni. E’ verosimile immaginare che nel calcio la frequenza degli infortuni è diversa tra difensori, centrocampisti o attaccanti.

Inoltre gli infortuni presentano una frequenza che dipende da fattori di rischio intrinseci (età, infortuni precedenti, allenamento, aspetti posturali, stress emotivi, stile di vita, etc) ed estrinseci (condizioni meteo, superficie di gioco, tipo di calzature, frequenza degli incontri disputati, carichi di lavoro eccessivi, etc).

Con quale frequenza?

Nel misurare la frequenza degli infortuni nelle attività sportive dobbiamo tenere conto che: A) la descrizione dei singoli casi non permette di valutare la frequenza degli infortuni; B) è difficile (forse impossibile) confrontare sport diversi e C) possiamo prendere in prestito dall’epidemiologia alcuni strumenti di misura.

In epidemiologia le proporzioni e i tassi sono tra le principali misure di frequenza dei fenomeni salute e malattia; tali misure sono delle frazioni e, pertanto, presentano un numeratore ed un denominatore: al numeratore vi è il numero degli infortuni mentre al denominatore troviamo una misura della pratica sportiva. La scelta del denominatore influenza l’interpretazione della misura di frequenza: ad esempio è possibile calcolare: A) il numero medio di infortuni per partita, B) ogni quanti minuti si verifica un infortunio o C) il numero di infortuni ogni 100 presenze.

A titolo di esempio domandiamoci qual è il tasso di infortuni nel calcio ogni 1.000 ore/giocatore utilizzando i dati seguenti:

  • Infortuni nel corso del campionato: n° 8
  • Partite di cui si compone il campionato: n° 38
  • Numero di giocatori: n° 11
  • Durata della partita di calcio: 90 minuti (ossia 1,5 ore)

Moltiplicando il numero di giocatori (11) per la durata della partita di calcio (90 minuti, ossia 1,5 ore) otteniamo il numero di ore/giocatore per singola partita, ossia 11*1.5 = 16,5 ore/giocatore.

Moltiplicando, invece, il numero di ore/giocatore di ogni singola partita per il numero di partite che compongono il campionato otteniamo il numero di ore totali in cui i giocatori della squadra sono stati esposti al rischio infortuni, ossia 16,5*38 = 627 ore/giocatore.

Il numeratore del tasso di infortunio è 8 (ossia il numero di infortuni verificati nel corso del campionato) mentre il denominatore è 627 (ossia il numero di ore totali in cui i giocatori della squadra sono stati esposti al rischio infortuni); il tasso di infortunio è, pertanto, pari a 8/627 = 0,0127 infortuni per ogni ora/giocatore; moltiplicando il tasso di infortunio per 1.000 otteniamo il tasso di infortunio ogni 1.000 ore/giocatore, ossia 0,0127*1.000 = 12,7 infortuni nel calcio ogni 1.000 ore/giocatore.

Lo stesso esercizio può essere svolto con riferimento alle sessioni di allenamento e, in questo modo, confrontare il tasso di infortunio delle partite con quello delle sessioni di allenamento.

Prevenire è meglio che curare!

Sotto il profilo della prevenzione degli infortuni nel calcio essa deve essere multifattoriale ed interessare i seguenti elementi: A) corrette fasi della preparazione atletica (riscaldamento, allenamento, stretching), B) equipaggiamento e dispositivi di sicurezza individuale (parastinchi, bendaggio delle caviglie, protezione del capo, etc), C) regole di gioco (fair play, contatto con l’avversario, etc) e D) percorsi diagnostici, terapeutici e riabilitativi (farmaci, fisioterapia, ginnastica propriocettiva, etc).

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