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Etica, regole e diritti: il comunicato ufficiale numero 1

Tutti gli anni, nei primi giorni di Luglio, Figc e LND (Lega Nazionale Dilettanti) pubblicano e diffondono il Comunicato Ufficiale numero 1.

Esso racchiude informazioni preziose, fondamentali indicazioni inerenti alle modalità di svolgimento delle attività di Scuola Calcio e Settore Giovanile previste per la nuova stagione sportiva.

Perché moltissime famiglie italiane scelgono di far giocare a calcio il proprio figlio?

Come mai esistono categorie differenti e altrettanto diverse modalità di disputare una partita?

Perché tre tempi di gioco? Come mai tutti i bambini devono giocare? E perché il risultato di una partita di Scuola Calcio non può avere la medesima importanza di quello di una competizione tra adulti?

Il comunicato ufficiale numero 1 rappresenta il punto di partenza per tutti gli addetti ai lavori, ma non soltanto per loro.
Ritengo che ciascun genitore abbia la necessità di conoscere a fondo regole di gioco e principi etici in modo da poter condividere appieno l’attività sportiva del proprio figlio.

Comunicato ufficiale numero 1: etica e crescita sportiva

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L’attività calcistica giovanile viene regolata dal Settore Giovanile e Scolastico tenendo presente quanto riportato dalla Carta dei Diritti dei ragazzi allo sport dell’O.N.U. che orienta le norme con le quali viene organizzata l’attività dai 5 ai 16 anni.

Diritti che si trasformano in doveri per gli adulti.
Genitori e addetti ai lavori divengono garanti di queste libertà.

Tali prerogative sono condivise dall’UEFA e da altre 54 federazioni sportive associate.
Essi danno vita a una “Carta del diritto del bambino” che sostiene e regolamenta l’attività sportiva del giovane calciatore.

Un decalogo etico che ciascun allenatore di Scuola Calcio e di Settore Giovanile dovrebbe conoscere a fondo e condividerne i precetti.

Ogni bambino che fa sport esercita un proprio diritto. Egli deve poter godere della propria attività, praticarla in un ambiente “sano” e ricevere il sostegno di persone competenti.
Non esistono imposizioni, non esiste approssimazione: il risultato non è unità di misura della formazione del bambino.

Esistono soltanto il sudore, la fatica (intesa come conseguenza fisica del giocare e del divertirsi), l’impegno, il rispetto dei propri compagni, degli avversari, dell’altro.
Non ci sono coppe, non c’è punteggio, non ci sono campioni professionisti a 10 anni.

Ci sono le gare, le competizioni: momenti in cui ogni giovane calciatore ha il diritto di confrontarsi con i pari, altri bambini aventi le medesime possibilità di successo.

Gare e competizioni: modalità si svolgimento

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Il genitore di un bambino che pratica il calcio è, di norma, un tifoso.
Anzi: è naturale pensare che sia stato prima sostenitore di qualche squadra, per poi intraprendere il difficile percorso della genitorialità.

Quando accompagna il proprio figlio alla partita di calcio del fine settimana, egli si aspetta di ritrovare tutto quello che ha sempre visto allo stadio o in televisione.
Indipendentemente se la partita in questione sia disputata da squadre di Allievi o di Piccoli Amici.

Egli vuole ritrovare la gioia della vittoria, la soddisfazione intrinseca del “bel gioco”, molte azioni d’attacco, manovre corali, agonismo…

I confronti di gioco nella Scuola Calcio non condividono i canoni estetici caratteristici della competizione tra atleti adulti.
A pensarci bene non ne condividono nemmeno le regole e la struttura.

In Scuola Calcio esistono 3 tempi di gioco, si gioca in spazi ridotti, le squadre hanno meno componenti, il portiere può prendere il pallone con le mani anche se trasmesso volontariamente da un compagno.
Non esistono ammonizioni, espulsioni, squalifiche, numeri limitati di sostituzioni.

Risultati, classifiche, vincitori: non farti abbindolare

Le partite non servono per produrre un risultato utile a migliorare una posizione in classifica.
Le stesse classifiche non esistono: vengono create “ad hoc” dai giornali per giustificare il prezzo di vendita sempre più elevato di questo o di quel settimanale.

La partita è un momento di verifica delle abilità e delle competenze raggiunte dal giovane calciatore; abilità e competenze da analizzare in un’ottica squisitamente individuale se si tratta di giocatori molto piccoli.

Hai un figlio che gioca a calcio?
Non accontentarti della vittoria di una partita, di una medaglia o di una coppa. Pretendi il meglio: stai pagando un servizio che dovrebbe aiutarlo a crescere e migliorare.
Scegli società serie, magari meno blasonate e “vincenti”, ma che garantiscono percorsi di formazione strutturati e che hanno nel loro staff professionisti veri, competenti e preparati.

Partite, confronti, manifestazioni e raggruppamenti

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La competizione non è mai sbagliata.
Essa è insita nell’animo umano ed è da sempre grande incentivo per nuove scoperte e attività.

Due bambini che decidono di fare una gara di corsa fanno sul serio: entrambi vogliono vincere.
Ed è sacrosanto che sia così.
Uno dei due festeggerà in quanto avrà tagliato per primo il traguardo, l’altro si arrabbierà un poco per poi prepararsi immediatamente a una nuova sfida.

E’ la cosa più naturale del mondo: non c’è ansia, non c’è preoccupazione.
A meno che non la si introduca dall’esterno.
Nel gioco tra bambini il vincitore vale quanto il vinto in quanto senza di lui verrebbe a mancare l’essenza stessa del gioco.

Vincitore e vinto hanno bisogno l’uno dell’altro per potersi reciprocamente definire, per poter esistere.
Non esiste il primo senza il secondo e così via.

Diminuire gli spazi, aumentare le competenze

In accordo con questa filosofia e con quanto avviene da tempo in tutti gli altri paesi europei, la FIGC ha deciso di creare differenti modalità di competizione, correlate alle fasce d’età del giovane calciatore e ai vari livelli evolutivi.

Ridurre gli spazi di gioco e il numero dei partecipanti significa aumentare il tempo di contatto con il pallone e di incrementare l’attività di ciascun attore coinvolto.
Allo stesso modo raddoppiare le competizioni accresce esponenzialmente l’apprendimento motorio.

In Italia, due squadre impegnate in un confronto Pulcini 1 anno (7 giocatori in campo per team) portano alla competizione 14 bambini ciascuna.
Mentre 7 di loro giocano, gli altri 7 stanno seduti in panchina.

In altri paesi si creano due campi di gioco in modo da coinvolgerli tutti contemporaneamente.
Maggiore è il tempo trascorso e praticare un’attività, più in fretta si noteranno miglioramenti.

Però con due squadre coinvolte è impossibile stabilire con certezza chi ottiene i tre punti…

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