+39 334 8074306 staff@mentalfootball.it

Tempo di apprendimento attivo: il cuore dell’allenamento

Il tempo di apprendimento attivo è un concetto che nasce nel 1978 durante il meeting annuale dell’associazione americana di ricerca in educazione.

Il dibattito sulla quantità di impegno attivo nell’attività motoria è reso attuale da una serie di fattori. Tra questi, la tendenza ad una maggiore sedentarietà da parte della popolazione (sia dei giovani che degli adulti) porta a dirigere l’attenzione sull’utilizzo efficace delle ore di attività motoria.

La tendenza ad una vita sedentaria si traduce in un decremento delle capacità motorie da parte delle nuove generazioni. Questo fenomeno inizia a delinearsi già nelle scuole primarie, per diventare via via più marcato nel periodo dell’adolescenza.

Questo articolo, estratto da una pubblicazione di Stefano Florit, Collaboratore Tecnico Nazionale del progetto dei Centri Federali Territoriali, vuole sottolineare l’importanza di un’organizzazione coerente ed efficace della seduta di allenamento per ridurre “tempi morti” ottimizzando il lavoro sul campo.

E’ un contributo lungo, ma di scorrevole e facile lettura.
Se sei un formatore/allenatore di scuola calcio o di settore giovanile riserva qualche minuto del tuo prezioso tempo per avere dei suggerimenti e consigli “pratici” per aumentare il tuo contributo alla crescita della tua squadra!

Tempo di impegno motorio e tempo di apprendimento attivo

apprendimento attivo

Nel tempo di impegno motorio gli allievi sono occupati in attività di movimento quali: esercizi, giochi, prove su una data abilità. Bortoli (2003), all’interno dell’impegno attivo, distingue due tipologie di attività: una funzionale al compito ed una non funzionale al compito.

L’impegno funzionale al compito comprende attività collegate direttamente agli obiettivi della lezione, esempio: tiri in porta in una lezione di pallamano il cui scopo è aumentare l’abilità di tiro.

La discriminante che permette di identificare un’attività come efficace dal punto di vista dell’apprendimento attivo è il successo.
L’allievo, oltre ad essere attivo ed impegnato sul compito, dovrà necessariamente registrare un elevato grado di successo.

Esercitazioni troppo difficili al pari di quelle troppo facili non risultano stimolanti ed efficaci per l’incremento delle prestazioni (Carraro, Bertollo, 2007).

Effetto “imbuto”

apprendimento attivo

Togliendo dal tempo totale della lezione ogni aspetto che non riguarda direttamente l’apprendimento attivo, si riscontra quello che Siedentop e Tannehill (2000) chiamano “tunnel effect” (effetto imbuto). Si tratta di una diminuzione (restringimento) del tempo effettivo in cui l’allievo può cimentarsi nel compito definito.

Ciò significa che il tempo destinato all’attività – la durata totale dell’allenamento – naturalmente non rappresenta il tempo effettivo utilizzato per incrementare una o più abilità/capacità o per raggiungere obiettivi di crescita prefissati.

Il giovane atleta ha bisogno di “fare” per poter davvero accrescere le proprie doti e il proprio talento.
Il primo “dovere” del buon coach è ricercare il coinvolgimento motorio dei propri calciatori per il periodo più lungo possibile, meglio se legato direttamente all’obiettivo della lezione. Rispettando i tempi di recupero.

In numerosi studi si è cercato di quantificare il tempo effettivo di coinvolgimento da parte dell’allievo.
Siedentop e Thanneill (2000) sostengono che ciò avvenga per meno del 30% della lezione.

Come fare ad aumentarlo? Continua a leggere.

Organizzare una seduta di allenamento efficiente

apprendimento attivo

Pieron (1989), evidenzia tre campi di intervento attraverso i quali è possibile ottenere un elevato grado di impegno motorio.

Scelta dell’attività

Come detto in precedenza, se si desidera che gli allievi acquisiscano determinate abilità motorie, devono essere impegnati ad alto livello, avendo successo in un compito appropriato, per un periodo di tempo sufficiente per produrre apprendimento (Carraro, Bertollo, 2007).

L’importanza dell’aspetto cognitivo in ambito motorio è riconosciuta e provata, tanto che Fitts e Posner (1967) lo definiscono come il primo stadio dell’ apprendimento.

L’attività proposta, specialmente nella pratica di abilità aperte, deve cercare di stimolare questo ambito e non solo ricercare la ripetizione asettica di un movimento. Le proposte devono avere come fine l’abbinamento della qualità alla quantità.

Qualità dell’organizzazione

Oltre al tipo delle attività proposte, gioca un ruolo importante anche il modo in cui queste sono disposte ed organizzate: predisporre anticipatamente il materiale necessario per la lezione, utilizzare esercitazioni complementari che utilizzino gli stessi spazi, creare gruppi di lavoro distinti che rimangano tali per la durata dell’intera lezione.

Inoltre, un’organizzazione efficiente, in cui si riscontra un buon ritmo di attività e di coinvolgimento attivo, rappresenta un sistema per diminuire i problemi disciplinari che si possono riscontrare quando gli allievi non sono coinvolti in alcuna attività.

Rilancio dell’attività: il feedback

L’insegnante possiede una terza “arma” per incidere sulla quantità di pratica dei propri allievi: sfruttare le proprietà motivazionali e di rinforzo che possiede il feedback estrinseco. Se utilizzato in modo corretto, l’intervento dell’insegnante può aiutare a rilanciare l’attività
(Pieron, 1989).

Il feedback motivante fornisce nuova energia agli allievi e favorisce un impegno maggiore sul compito anche quando questo risulta difficile o noioso.
Informare, e far notare anche il minimo miglioramento prestativo compiuto dal soggetto, aiuta l’applicazione sullo stesso (Schmidt e Wrisberg, 2000).

Il feedback può inoltre avere proprietà di rinforzo.
Il rinforzo può essere positivo, come descritto, ma anche negativo, con l’intento di evitare che quella determinata azione si ripeta così come si è svolta.

Di importanza fondamentale è la comunicazione di tipo “non verbale”.
La postura rilassata con braccia larghe in segno di apertura, i contatti come strette di mano, carezze, segni d’incitamento, i movimenti del corpo lenti, la partecipazione emotiva ad un goal, il sorriso e il collegamento visivo con gli occhi dell’allievo durante un discorso, favoriscono in modo consistente l’interazione tra allievo ed educatore e garantiscono un più alto grado di apprendimento.

Apprendimento attivo nel giovane calciatore: una ricerca sul campo

apprendimento attivo

L’obiettivo principale della ricerca è stato quello di quantificare il tempo di impegno motorio attivo durante gli allenamenti.

L’analisi a livello individuale permette di identificare con certezza l’entità e la tipologia del coinvolgimento da parte di ogni allievo.
I risultati ottenuti da questa classificazione danno quindi la quantità reale, espressa in percentuale e minuti, di impegno per ogni categoria.

Per ogni squadra filmata sono stati scelti e seguiti, tre giocatori.
I risultati di questi tre soggetti, sono stati utilizzati per effettuare una media che rappresentasse la stima del coinvolgimento dell’intera squadra.

Ecco una semplice rappresentazione grafica dei risultati ottenuti.

apprendimento attivo

Cosa non fare in campo

Il primo obiettivo dell’allenatore è allargare la base dell’imbuto, incrementando le possibilità dei propri allievi di aumentare il tempo di apprendimento attivo.

Per una seduta di allenamento efficace occorre evitare queste situazioni.

  • Esercizi preparati durante l’allenamento, facendo attendere gli allievi o utilizzando i momenti di pausa (che inevitabilmente venivano dilazionati).
  • Proposta di attività che prevedevano il coinvolgimento di un allievo per volta, con creazione di lunghe file d’attesa .
  • Nel caso di esercitazioni a staffetta, si è sempre riscontrato l’utilizzo di due sole squadre.
  • Disposizione spaziale inefficace delle esercitazioni, non modulari o con spostamenti lunghi e non sequenziali.
  • Lunghe pause in cui gli allievi, per bere, sono costretti ad andare dentro lo spogliatoio o in fontane lontane dallo spazio allestito per fare allenamento.
  • Modalità di formazione dei gruppi in cui due capitani sceglievano a turno i compagni di squadra.
  • Punizione di un comportamento scorretto attraverso giro di campo.
  • Spiegazioni riguardanti l’attività che duravano vari minuti.
  • Interruzione da parte di dirigenti, genitori, e personale addetto alla manutenzione del campo.
  • Assenza di feedback motivanti per il rilancio dell’ attività.
  • Errata modulazione dell’esercizio in base alle capacità degli allievi (o troppo difficile o troppo facile).
  • Mancata predisposizione di palloni che potessero sostituire quelli usciti dal campo durante l’esercitazione.

Cosa fare in campo

È importante mettere in risalto come si siano evidenziate anche situazioni virtuose, che hanno permesso di rilevare alte quantità di tempo motorio attivo.

  • Esercitazioni tattiche in situazione o che simulavano l’attività di gara (partita con le mani, giochi di possesso palla a squadre, partita a quattro porte.
  • Esercitazioni tecniche che prevedevano prove individuali contemporanee (palleggi, conduzione palla nel traffico, tecnica a coppie).
  • Scelta rapida delle squadre a seconda di caratteristiche fisiche simili.
  • I gruppi costituiti per un gioco rimanevano tali anche per quello successivo.
  • Successione spaziale delle esercitazioni strutturata in modo sequenziale.
  • Assegnazione di compiti precisi al momento di recuperare il materiale.
  • Palloni di scorta predisposti attorno al campo.
  • Numero di palloni superiore al numero di allievi.
  • Campi per le esercitazioni, ben delimitati e di facile comprensione.

Alcuni suggerimenti pratici

Un semplice elenco di comportamenti e di accorgimenti da utilizzare per poter realizzare sedute di allenamento veramente efficaci.

  • Preparazione degli spazi dove si svolgono le esercitazioni prima dell’inizio dell’allenamento.
  • Utilizzazione degli stessi spazi per svolgere attività diverse.
  • Gli esercizi seguono un percorso preciso e sequenziale con spostamenti brevi.
  • Formazione dei gruppi prima dell’inizio dell’allenamento, rimangono gli stessi per tutta la durata della lezione.
  • Scelta di attività che prevedono l’impegno attivo di più allievi contemporaneamente (Staffette a quattro squadre, giochi di squadra, esercizi che riproducono situazioni tattiche ecc.).
  • Divisione in gruppi di lavoro a cui viene assegnato un compito che devono svolgere autonomamente.
  • Per le pause vengono utilizzate delle borracce (posizionate in mezzo al campo) da cui è possibile bere.
  • Per ottenere spostamenti rapidi da parte di tutti i componenti della squadra vengono utilizzati stratagemmi quali la competizione.
    “Vediamo il primo che arriva qui” o contare ad alta voce i secondi “Uno, due, tre”.
  • Predisposizione di più palloni attorno ai campi da gioco in modo da diminuire il tempo necessario a recuperarli.
  • Interventi di rilancio dell’attività attraverso feedback estrinseci motivanti.
  • Spiegazioni brevi ed essenziali. Introduzione delle regole in modo graduale, prima quelle basilari poi quelle non fondamentali (sfruttando i momenti di pausa).

 

Related Posts

5 Responses
  1. luigi Monaci

    Istruttivo.Riuscire a fare tutto questo sarebbe per me un successo purtroppo nelle nostra realtà è un più complicato cmq ci metterò la mia voglia di imparare

    1. Luca Filograno

      Ciao Luigi.
      Non è importante che tu riesca a fare tutto, ma che tu possa tentare.
      Ponendoti traguardi più alti, riuscirai a raggiungere livelli sempre più importanti, pur non arrivando mai alla perfezione.

  2. antonio russo

    voglio ringraziarla per la qualità della spiegazione concetti che sembrano acquisiti ma che nella pratica spesso si dimenicano un ottimo vademecum da portare sempre con se

Leave a Reply