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Performance da campione? Il “come se fossi…”, uno strumento di apprendimento efficace

Un nuovo interessante contributo di Pierpaolo Testa per supportare il tuo lavoro sul campo.
Imitazione, modeling e l’utilizzo di corrette strategie di comunicazione permettono ai tuoi giovani calciatori di realizzare una performance importante.

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Performance tra invenzione e imitazione

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Un strumento utile per migliorare le proprie capacità e rendere più efficace l’apprendimento è quello che io definisco “come se fossi…”.

Esso fa riferimento a quelle che Bandura (psicologo canadese e studioso dell’apprendimento sociale) nel suo studio sull’autoefficacia definisce esperienze vicarie; il desiderio di poter agire come altre persone che si osservano, ci porta ad innalzare il livello della nostra prestazione cercando di imitare in tutto e per tutto quella del nostro modello di riferimento.

Copiare gli altri è una delle prime cose che impariamo a fare non appena nasciamo.

Le abilità che abbiamo, derivano per lo più dalla nostra innata capacità di osservare e ascoltare gli altri e ripetere ciò che abbiamo visto o sentito; questo vale sia per le regole di grammatica o matematica a scuola, per semplici gesti quotidiani come bere dal bicchiere o mangiare con le posate, o per schemi motori quali correre saltare o rotolare.

Da piccoli vediamo qualcuno fare qualcosa e proviamo ad imitarlo finché non riusciamo a farla nello stesso modo (è così che hai imparato a camminare!!!).

Il modellamento

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Un bravo allenatore può utilizzare questo stesso strumento di modellamento per migliorare le capacità dei propri atleti, scegliendo dei modelli di riferimento appropriati.

Questi possono essere sia coetanei o elementi della propria squadra che ottengono performance positive, ma anche idoli o atleti di alto livello.
Imitare i propri compagni è più semplice, sia perché li vediamo direttamente sul campo, sia perché sapere che un mio pari riesce ad eseguire correttamente un gesto tecnico mi porta a pensare che anche io lo posso realizzare.

Utilizzare modelli di riferimento più alti, come atleti professionisti, può essere altrettanto utile ed efficace, quando usato nella maniera corretta.
Come si può utilizzare questo strumento sul campo durante la seduta di allenamento?

E’ sufficiente chiedere ai ragazzi di immaginarsi come i giocatori della migliore squadra del mondo ed allenarsi e giocare nel modo in cui lo farebbero loro, con la loro stessa voglia ed intensità.

Grazie a questa richiesta i tuoi giovani  atleti si trasformano.
Gli esercizi vengono svolti in maniera molto più intensa, i gesti tecnici diventano più precisi e spesso non c’è nemmeno bisogno del vostro intervento quando sbagliano, perché i primi ad accorgersi dell’errore sono loro stessi e avviene una sorta di autocorrezione immediata.

Eseguire un esercizio o un gesto tecnico o più in generale una seduta di allenamento “come se fossi….” significa quindi modellare nel modo più preciso possibile una figura di riferimento che ottiene una performance efficace.

Domande aperte per allenare la performance “interna”

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Per aiutare i ragazzi in questo processo sono molto importanti le domande che vengono rivolte loro. In aggiunta a un atteggiamento di massima fiducia nei loro confronti da parte dell’allenatore.
Le domande che permettono di ottenere risultati migliori sono i quesiti aperti, quelli cioè che richiedono una risposta elaborata dal pensiero e non un semplice “sì” o “no”.

Possono essere simili a queste:

Prova ad immaginare di essere Leo Messi;

  • Cosa fa Leo Messi quando palleggia?
  • Dove tiene la palla?
  • A che altezza manda la palla?
  • E come sono le sue gambe?
  • Cosa fa con le braccia?

Le richieste possono essere infinite, si può modellare qualsiasi comportamento che porta ad una performance di successo.
Rispetto al modellamento di un neonato, questo non è più inconscio e quindi il ragazzo, consapevole di quello che sta facendo, può ripetere il gesto in quel modo ogni volta che vuole.

Agire in questo modo ci permette anche di allenare un’altra componente importante della prestazione; quella del pensiero.
Intervengono in particolare due elementi.
La capacità di visualizzare il gesto eseguito in maniera corretta e la fantasia del ragazzo nel cercare di riproporla nel modo più simile possibile a quello immaginato.

Questi due aspetti riguardano la parte interiore della performance che molto spesso viene tralasciata a discapito di quella esteriore.

Attenzione i vostri atleti non diventeranno per forza dei “nuovi” Messi.
Ma di sicuro otterranno notevoli miglioramenti nella loro performance nel momento in cui supportati nella maniera corretta dai loro allenatori.

2 Responses
  1. Daniele Faccoli

    Buongiorno,

    interessante spunto. Vorrei sottolineare la delicatezza del “…come se fossi…” in quanto porre l’attenzione su un campione o idolo sicuramente stimola il pensiero ed aiuta a riflettere ed è difficilmente demotivamente per un calciatore in erba. Andrei però cauto sul porre come punto d’osservazione un compagno di squadra in quanto il rischio di competitività e rottura dell’armonia è sempre presente. Il rischio è il sentirsi sminuiti di fronte al giocatore da prender come riferimento ed inoltre la risposta emotiva troppo forte del bambino che dinanzi a tutti si sente considerato il migliore può rompere maggiormente schemi di collettivo.
    Va ricordato che la nostra capacità comunicativa è fondamentale ed ogni frase, parola andrebbe pesata attentamente perché per far si che la comunicazione sia efficace non dobbiamo essere convincenti, ma persuasivi. E solo toccando l’emotività positiva dei nostri allievi atleti potremo aiutarli in una sana crescita ed in aumento costante della loro autostima.

    Buona Giornata

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