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“D-istruttore di scuola calcio”: tenere lontano dalla portata dei bambini

Distruttore o istruttore di Scuola Calcio?
A quale categoria appartieni?

La professione del coach/formatore di Scuola Calcio è prestigiosa e necessaria.
E’ ricca di soddisfazioni, ma al contempo carica di responsabilità.

Se si vuole ottenere calciatori intelligenti è fondamentale che chi si occupa della loro formazione lo sia per primo.
Non da un punto di vista “culturale e accademico”, ma operativo e procedurale.
Voglio giocatori che non si accontentino del “compitino” e che ricerchino sempre soluzioni alternative?
Io devo pretenderlo anche da me stesso.

Come?
Sete di sapere e formazione costante.

Thomas Sydenham (medico inglese del ‘800) può fornire qualche consiglio a tal proposito.

Istruttore di scuola calcio: la trasmissione radente della palla

istruttore di scuola calcio

La trasmissione radente della palla da un giocatore all’altro è un elemento tecnico essenziale nel gioco del calcio.
Come avviene per altre gestualità tecniche ha caratteristiche ben definite, è in stretta correlazione con obiettivi e principi di gioco ben precisi ed è facilmente appresa se trattata in una delle fasi sensibili del periodo evolutivo del giovane atleta.

Primum non nocere

istruttore di scuola calcio

T. Sydenham, nel lontano 1860, sosteneva il principio “Primum non nocere“; principio erroneamente attribuito a Ippocrate per moltissimo tempo.
“Primo non nuocere” è un semplice –  ma fondamentale –  principio medico, uno di quei principi insegnati nei primi giorni alla Facoltà di Medicina.

Esso sta a significare che, nella scelta di una terapia, bisogna innanzitutto non arrecare danno al paziente.
Va da sé che tale “massima” possa essere utilizzata in qualsiasi contesto di vita.

Ma cosa centra il buon Sydenham con la trasmissione radente?
Ora ci arrivo.

Il passaggio radente ha proprie caratteristiche meccaniche, tecniche e, volendo, anche estetiche.
Esso deve essere effettuato con l’interno del piede; il medesimo piede calciante ha la caviglia bloccata, con la punta leggermente direzionata verso l’alto.

Il piede che poggia sul terreno “guarda” nella direzione dell’obiettivo.
La gamba calciante prosegue la sua corsa dopo aver colpito l’attrezzo di gioco.
Fortunatamente queste nozioni sono facilmente reperibili e appartengono al “bagaglio tecnico” di quasi tutti gli istruttori di Scuola Calcio.

MA: comunicazione e feedback opportuni fanno la differenza, ancora una volta.

“Passala bene”: attenzione a cosa dici

istruttore di scuola calcio

Il passaggio radente è una trasmissione del pallone tra due giocatori posti a una distanza media di 10/12 metri.
Esso “rotola veloce” da un compagno all’altro. Ed è proprio questo il punto chiave.
La velocità è un elemento fondamentale: non esistono passaggi “lenti”, in quanto facile preda degli avversari.

Durante un allenamento, due “pulcini” eseguono un’esercitazione di trasmissione della palla.
Non sono ancora in grado di eseguire tale gesto tecnico al meglio e, saltuariamente, il pallone si perde a lato.

Se il formatore focalizza la sua attenzione sulla poca precisione del gesto, nei passaggi successivi i piccoli calciatori ridurranno la velocità di trasmissione a vantaggio di una maggiore precisione.
Ed è esattamente quello che noi non vogliamo: giocatori che trasmettono palloni lenti.

Palloni veloci allenano sia chi li trasmette, sia chi li riceve.
E, dopo svariate ripetizioni, avremo calciatori in grado di gestire palloni forti e tesi.

“Primo non nuocere” o, volendo: “stai attento a cosa dici“…
Con molta pazienza, tollera l’errore come strumento imprescindibile per lo sviluppo di nuove competenze.

D’altro canto “errare humanum est“, ma per oggi basta con il latino.

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7 Responses
  1. Daniele Faccoli

    Articolo molto interessante, peccato, per l’importanza che sussiste l’approccio comunicativo, che sia conciso e non maggiormente approfondito. L’allenatore “educatore” dovrebbe sottoporsi continuamente la domanda se il suo apporto agli atleti abbia risultato educativo, formativo oppure no e se tutte le modalità educative messe in atto siano realmente efficaci e costruttive. Buon lavoro a tutti e spero si possa proseguire con articoli che evidenziano due aspetti fondamentali: il coordinativo ed il mental coaching !

    1. Luca Filograno

      Tutti aspetti importantissimi che meritano davvero un’attenzione particolare.
      Lo scopo di questo contributo è “fermarsi a riflettere” sull’importanza che hanno le parole e i contenuti che esse veicolano.

  2. Giuseppe

    Ciao Luca,articolo interessante ed istruttivo,io sono un appassionato e padre di 2 ragazzini di 7 e 10 anni entrambi fino all’anno scorso giocavano a calcio,il piccolo purtroppo causa allenatori URLATORI e poco preparari nell’educazione dei bambini si é riufitato di tornare a GIOCARE,cosa che questi allenatori hanno dimenticato ossia che il Calcio é un gioco!Come appassionato,spero che il piú grande continui a giocare come Padre spero che mi dica che vuole provare un altro Sport,perché?perché vedo che tutti gli allenatori che ha avuto credono di giocarsi la champions e sono poco rispettosi nei suoi confronti,perché non é un fenomeno,quindi lo tengono sempre in secondo piano…e il ragazzino non si lamenta,ma non é stupido perché, vede,ingoia e di conseguenza si accomplessa!Risultato? perde di autostima!!Cosa poco interessante per un ragazzino di quasi 10 anni.Esempi concreti é capitato che si era in pochi..si chiama bambini della serie inferiore cioé di 8/9 anni per completare la squadra,cosa fá l’allenatore? preferisce questi titolari e no mio figlio o altri ragazzi della squadra,cosa inconcepibele,preferire ragazzi no della squadra ad altri che tutto l’anno si allenano e si “spezzano” la schiena durante la stagione!!Un altro caso che riguarda solo mio figlio,in una partita si era giusto 7 perché altri non si erano presentati,ci presentiamo al campo 45 minuti prima,come ci viene chiesto dal Mister,i 7 ragazzi fanno l’intero riscaldamento 1 minuto prima del fischio iniziale,si presenta un sempre titolare…cosa succede?Cosa fá il mister?Mette dentro l’ultimo arrivato e in panchina mio figlio!Cosa dire?Poi si dice che i genitori sono il male….mi dispiace ma in quel caso ho dovuto dire qualcosa a un Mister.. palesamente inadeguato a “lavorare”con dei ragazzini.

    1. Luca Filograno

      Purtroppo è costume assai frequente.
      Ma le cose devono cambiare e noi di Mental Football vogliamo dare il nostro contributo.
      Fino in fondo.
      Grazie per la tua attenzione.

    2. Silvio

      E vero spesso avviene così !!!
      Ci sono degli allenatori che dovrebbero prima fare un corso in psicologia infantile e poi insegnare le basi del calcio dico basi perché un ragazzo di 10 anni o 7 non é ancora nel pieno dello sviluppo psicomotorio ma in crescita.
      Io sono un genitore di un bambino di 10 anni come il suo e purtroppo per la sua fisicità sproporzionata rispetto ai suoi compagni più esili ma più veloci lo vedo spesso come riserva e gioca poco le partite con conseguenza di una crescita a livello tecnico e non da meno, psicologico nel gestire la tensione del gioco agonistico molto più lenta rispetto ai suoi compagni.
      La cosa avvolte mi intristisce perché da genitore dispiace però so per certo che lui non molla e molto determinato e per questa determinazione che ha nel migliorarsi sta accrescendo se pur più lentamente per ciò che ho espresso prima ( alto 1,55 mt. Scarpe tg.40) la tecnica e la voglia di fare squadra.
      Il consiglio che le posso dare:
      Continui a sostenere suo figlio se ha scelto questo Sport bellissimo e lo supporti a essere determinato e di non mollare mai perché non é a questa età che si vedono i calciatori talentuosi e che gli adulti spesso non si accorgono presi dal dover vincere a tutti i costi di sbagliare con chi e li per imparare d’altronde è scuola calcio.

  3. Daniele Faccoli

    Raccapricciante il racconto di Giuseppe. Io da laureato in Psicologia, insegnante di Break Dance e preparatore atletico suggerirei che le società debbano sempre valutare la strutturazione delle squadre in base all’omogeneità del livello dei giocatori a disposizione. E’ brutto parlare di squadra A, squadra B, e basterebbe chiamarle squadra Rossa, squadra Verde, Squadra Blu…., la sensibilità dei bambini è la cosa che andrebbe totalmente salvaguardata e rispettata ed ecco perché l’omogeneità dei livelli dei giocatori porterebbe maggior equilibrio sia per chi allena, sia per chi viene allenato e la, dove i numeri non possono permettere l’omogeneità allora una mano sul cuore da parte di tutti. Noi allenatori dobbiamo evitare di far pesare al ragazzo meno dotato le sue lacune e noi genitori dobbiamo valutare se l’ambiente in cui giocano i nostri figli è veramente adatto alla lunga sana crescita educativa e con rammarico, per quelli proprio non dotati, valutare se non ci sia uno sport differente dal calcio dove il ragazzo possa ottenere soddisfazioni maggiori.
    Concludo dicendo che se noi genitori ci accorgiamo che nostro figlio è affidato ad un allenatore che in primis non ha la dote del buon educatore, forse sarebbe meglio perdere la quota associativa e ritirarlo o far presente alla società di quanto sta accadendo e le società serie persone caratterizzate da arroganza, maleducazione le dovrebbe allontanare immediatamente. Inutile però accettare borbottando sugli spalti ed in fine lamentarsi a voce alta quando la frittata è fatta ed il bambino non si diverte più ed ha perso voglia e passione !!!!

    1. Luca Filograno

      Dobbiamo garantire un’elevata offerta formativa e strutturare gruppi omogenei per garantire allenamenti adeguati alle abilità.
      Non è un problema stabilire che ci siano bambini più bravi o meno bravi in un dato momento.
      E’ un problema considerare tali giocatori in relazione al loro momentaneo livello di abilità.
      Spesso i più bravi hanno attenzioni maggiori, se non esagerate.
      Classi e squadre omogenee ci aiutano ad aumentare la qualità del lavoro svolto, diminuire perdite di tempo e a lavorare meglio.

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