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Glucosio (zucchero) nel pre-partita: serve o non serve?

Alcuni miti da sfatare del calcio
Un nuovo e interessante contributo a firma Jacopo Masi.
Il calcio è lo sport più diffuso in Italia: conta circa 1.100.000 calciatori, di cui quasi 840.000 tesserati per l’attività giovanile.
(dati relativi al “ReportCalcio 2016”, http://www.figc.it/other/ReportCalcio2016/ReportCalcio%202016.pdf)

Questo esorbitante numero di calciatori è spesso accompagnata, nel settore dilettantistico, da figure non sempre idonee e competenti, quali i genitori e alle volte anche gli allenatori.

Ecco quindi che con il tempo si sono tramandate, come nelle migliori tradizioni rurali, credenze e usanze scorrette, prive di studi, che ancora oggi si vedono spesso sui campi di gioco.

Eccone alcune…

Glucosio (zucchero) pre – partita

glucosio

Al contrario di quanto si creda, assumere dello zucchero prima di una partita non porta miglioramenti della prestazione, anzi potrebbe limitarne la performance.

La regolazione della glicemia nel sangue (glucosio in circolo) è gestita da alcuni ormoni: l’insulina, ormone ipoglicemizzante, e gli ormoni controregolatori, iperglicemizzanti.

La prima si occupa di abbassare il livello glicemico (ridurre la quantità di glucosio nel sangue), gli ormoni controregolatori invece lo aumentano.

Assumere dello zucchero fa sì che dell’insulina venga prodotta per mantenere inalterata la glicemia nel sangue: questa infatti “riunisce” il glucosio in eccesso e lo trasforma in glicogeno.

INSULINA à “monta” GLICOGENO à a partire dal GLUCOSIO

Quando si svolge un’attività fisica, si ricava energia dal glucosio (non solo…), ecco quindi che durante la prestazione vengono prodotti gli ormoni controregolatori, che ottengono energia “smontando” il glicogeno in glucosio.

ORMONI CONTROREGOLATORI  “smontano” GLICOGENO per ottenere GLUCOSIO

L’uomo non è però in grado di fare entrambe le cose assieme!
Quindi introdurre dello zucchero prima di una partita riduce la capacità del corpo di produrre energia.

Mani sul sedere durante la corsa calciata

Un altro diffusissimo mito, proprio del mondo del calcio, è l’insistere sulle mani sul sedere durante la corsa calciata.

L’origine di questa usanza è da attribuire al fatto che si volessero tutelare i glutei dai colpi dei talloni, designando come vittime di questa violenta pratica i palmi delle mani.

Premettendo che non vi sono controindicazioni nel mantenere le mani a protezione dei glutei, è anche vero che una diversa gestione degli arti superiori migliorerebbe la tecnica di corsa.

Le braccia infatti si dovrebbero muovere oscillando in coordinazione alle gambe con un angolo al gomito di circa 90° in modo che l’avambraccio che retrocede sia perpendicolare al terreno e quello avanzante perpendicolare a quello posteriore.

Pertanto il consiglio è sfruttare il poco tempo disponibili per integrare andature (come la corsa calciata in questione) con aspetti coordinativi degli arti superiori, al fine di migliorare la tecnica di corsa.

L’acido lattico del giorno dopo

Forse il mito più frequente dei campi di gioco riguarda un accanimento feroce contro l’acido lattico.
Ogni qual volta un calciatore sente dei dolori alle gambe non esita a scagliarsi contro di lui.

È bene chiarire una volta per tutte che i dolori alle gambe del giorno successivo ad una pesante seduta fisica, o in seguito ad un’intensa partita, non sono dovuti all’acido lattico: esso infatti si scioglie dopo circa 2-3 ore successive al termine della seduta.

Ciò che produce questi fastidi sono i cosiddetti DOMS, dall’inglese “Delayed Onset Muscle Soreness”, che traduciamo come dolori muscolari tardivi.

Questi non sono altro che delle micro lacerazioni del sarcomero, dovuti a sforzi impegnativi dei muscoli.

Doms spesso e volentieri, forse sempre, è sinonimo di un allenamento ben fatto!
Non dobbiamo quindi preoccuparci troppo.
Con un po’ di stretching e del riposo passa tutto, e saremo più forti di prima.

“Ti sei fatto male? Sbatti il piede per terra!”

Infine ecco uno dei miti più bizzarri, ma purtroppo più diffusi e soprattutto dannosi per la salute dei nostri atleti.

Non è raro infatti trovare sui campi qualche bambino che subisce una storta o uno sfortunato contrasto alla caviglia.  Ancora meno raro è vedere come venga trattato questo lieve infortunio.

Sebbene il protocollo d’intervento (R.I.C.E.: rest, stop, ice, compression) sia estremamente chiaro, ancora oggi la prima cosa che si dice al bambino è quella di sbattere il piede infortunato a terra.

In caso di traumi, seppur anche di lieve entità, l’unica cosa da fare è interrompere l’attività e procurarsi del ghiaccio.

Non tentiamo di ergerci a “salvatori della patria”, la salute dei nostri atleti va tutelata, anche facendoci da parte!

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