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Zona luce: lo spazio in relazione a compagni e avversari

Il concetto di zona luce e zona ombra è facilmente intuibile anche dai bambini in più tenera età.

La palla è una sola e tutti la vorrebbero giocare.
Se siamo sistemati in modo da poterla ricevere, magari ci viene passata. Se invece siamo sistemati male, e non possiamo riceverla, di sicuro non ci viene passata.

Smarcamento in zona luce, spazio, tempo, compagni e avversari.
Nuove riflessioni di coach Alessandro Apicella per “vecchi e nuovi” addetti ai lavori.

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Cos’è la zona luce?

zona luce

Essere in grado di ricevere un passaggio, grazie alla corretta occupazione di uno spazio in prossimità del possessore della palla, include nella definizione il movimento. Non si può giocare da fermi, ma si va sempre da qualche parte, possibilmente verso la porta avversaria.

Ecco che, spiegato questo, i bambini cercheranno mentalmente di visualizzare una ipotetica traiettoria di un ipotetico passaggio che il loro compagno potrebbe effettuare, evocando dalla loro fantasia un mondo fatto di ipotesi che potrebbero anche non concretizzarsi mai, visto che il possessore decide, e magari decide di passarla ad un altro compagno o, come spesso accade, di non passarla affatto e addentrarsi in una stucchevole (quanto con bassissima probabilità di successo) serie di dribbling.

Il passo successivo quindi è la definizione del concetto di zona luce e ombra, dare un perché serva essere in zona luce: essere utili al nostro compagno, qualora avesse bisogno.

Se ci fate caso, per i primi tempi di scuola calcio, i bambini non fanno altro che urlare “Passa! Passa!” al compagno in possesso in quel momento, stando tremendamente fermi e possibilmente con il braccio alzato. Questo è veramente fuori dalla mia capacità di comprensione, ancora oggi.

Però è quello il momento adatto di spiegare come sia mai possibile che il compagno ti passi il pallone se non ti vede.S
e sei letteralmente nascosto dietro un compagno, un avversario, una siepe appositamente portata in campo.
Muoviti dunque, in modo che il compagno ti possa vedere, in uno spazio utile.

Lo appoggi quando gli stai davanti.

Lo sostieni quando gli stai dietro.

Lo aiuti quando gli stai di fianco.

La passo e mi sposto per poter ricevere.

Gioca dove vedi (Percezione – Analisi – Decisione – Esecuzione)

zona luce

La vista è sicuramente il senso più utile per giocare a calcio. L’indicazione di giocare la palla dove si vede qualcosa è assolutamente contraria alle giocate al buio.

Si aprono un mondo di opportunità, se si guarda intorno.

Quindi non si può e non si deve guardare soltanto per terra quando si gioca a calcio.
Palla e oggetti mobili devono essere sempre presenti nel proprio campo visivo.

Le giocate al buio sono invece quelle giocate preimpostate che si provano e si riprovano decine e decine di volte all’interno di un allenamento dei grandi di una volta, dando uno “schema” di gioco preciso e poco modificabile, codificandone i movimenti.

Ho a lungo pensato a quanto possa essere efficace un lavoro di questo genere, giungendo alla conclusione che è efficacissimo se vogliamo vincere una partita. Soprattutto coi piccoli.

Ma visto che di vincere le partite poco importa, giocare dove si vede diventa essenziale per occupare lo spazio in modo utile, visto che obbliga chi non è in possesso palla a mettersi in zona luce.

Più ancora, chi non è in possesso palla può guardarsi intorno e decidere, magari, che se in quel mondo ipotetico nel quale accade che lui riceve palla, immediatamente può passarla ad un altro suo compagno che in quel momento si trova in zona luce, solo, a due metri dal portiere.

Oppure accorgersi che il suo diretto avversario gli ha lasciato lo spazio per controllare la palla sul suo piede preferito e quindi calciare fortissimo in porta.

Oppure, ancora, che non glielo ha lasciato e quindi, sempre che la riceva, deve passarla il prima possibile ad un suo compagno a sostegno.

Cogito ergo gioco

zona luce

In quel mondo di ipotesi, il compagno deciderà autonomamente di passarla a un altro.
Al primo non resterà altro che spostarsi in zona luce e ricostruire mentalmente un altro scenario di possibilità ipotetiche.

Appare chiaro come tutte queste continue ricostruzioni di scenari ipotetici, risultino tanto più facili da visualizzare quanto più la mente dei nostri giocatori sia libera da condizionamenti.

E’ chiaro anche come, dopo anni di imposizioni schematiche, giocate preimpostate, ruoli e zone da presidiare, la velocità di pensiero nel creare un mondo di alternative possibili sia fortemente ridotta.

Contatta l’autore commentando in coda all’articolo.
Non perdere la prossima uscita: modulo di gioco vs “non-modulo”!

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Guarda questo articolo:  Spazio e tempo di gioco nel calcio.

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