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Spazio di gioco nel calcio: vedere, comprendere, fare.

Nuovo capitolo del contributo di coach Apicella relativo all’occupazione dello spazio di gioco nel calcio nella Scuola Calcio e nel Settore Giovanile.
Cos’è più importante: apprendere la tecnica sport specifica o la comprensione degli elementi fondamentali costituenti gli sport di situazione?

Leggi l’articolo e confrontati con l’autore scrivendo in coda.

[tempo di lettura: 3 minuti e 56 secondi]

Stimolare la comprensione dello spazio di gioco nel calcio

“Ci sono giocatori che vanno verso il pallone: quasi tutti. E ci sono palloni che vanno dai giocatori. Succede solo ai giocatori più bravi.”

[Nils Liedholm]

 

“Ci sono tre generi di calciatori. Quelli che vedono gli spazi liberi, gli stessi spazi che qualunque fesso può vedere dalla tribuna e li vedi e sei contento e ti senti soddisfatto quando la palla cade dove deve cadere.
Poi ci sono quelli che all’improvviso ti fanno vedere uno spazio libero, uno spazio che tu stesso e forse gli altri avrebbero potuto vedere se avessero osservato attentamente. Quelli ti prendono di sorpresa.
E poi ci sono quelli che creano un nuovo spazio dove non avrebbe dovuto esserci nessuno spazio.”

[Osvaldo Soriano, Fútbol. Storie di calcio, 1998]

spazio di gioco nel calcio

Molti metodi di insegnamento del calcio prevedono la centralità della tecnica rispetto a tutto.
Plasmiamo dei giocatori che sappiano esattamente come e cosa fare con la palla, in modo che poi possiamo insegnar loro come muoversi efficacemente sul terreno di gioco.

Questi metodi (di cui non citerò il nome, ma che provengono da Olanda e e poi dall’Italia, scimmiottando il primo) sono diametralmente opposti a quello che è il mio modesto pensiero di calcio.
Beninteso, non ho inventato niente, poiché niente più si inventa dopo oltre 100 anni di storia e studi su un singolo sport.

La centralità del mio pensiero è lo spazio di gioco nel calcio.
L’occupazione dinamica dello spazio di gioco nel calcio libero e liberato, in relazione alla propria posizione nello spazio di gioco, alla posizione del compagno, dell’avversario, della palla, della porta da offendere e da difendere.

La tecnica calcistica intesa come dominio dell’attrezzo e capacità di trasmettere, ricevere e orientare il controllo dello stesso, le capacità di tattica individuale,  non sono altro che dei mezzi per occupare efficacemente lo spazio di gioco nel calcio.

Non è quindi condizione necessaria essere in possesso di un raffinato tocco di palla, o di una esagerata precisione nel controllo. Basteranno le condizioni minime per potersi muovere con efficacia all’interno dello spazio di gioco nel calcio, in modo da anticipare i movimenti e ritrovarsi sempre al posto giusto al momento giusto.
Avere più spazio per controllare, passare, tirare dribblare.

Con questo non si intende che il giocatore, all’interno della sua formazione nella scuola calcio non debba essere adeguatamente istruito nella tecnica individuale di base, ma semplicemente che la tecnica individuale non è obiettivo principale dell’insegnamento.
L’obiettivo principale è instillare un tipo di mentalità scevra da condizionamenti mentali per quanto riguarda lo spazio da occupare e i tempi da impiegare per farlo.

L’insegnamento della tecnica individuale diventa funzione di questo.

Parimenti, non credo che estrapolare dal gioco alcune componenti e svilupparle in sequenza sia la via giusta per raggiungere gli obiettivi prefissati. Non possiamo e non dobbiamo dare per acquisite delle competenze dai nostri allievi e poi passare ad altro.

Banalmente, alcuni metodi intendono la formazione del calciatore come una piramide di competenze da acquisire. Alla base c’è il dominio dell’attrezzo, poi la capacità di ricevere/trasmettere/orientare, la capacità di affrontare degli 1v1 in fase offensiva e difensiva, poi il gioco collaborativo.
Non fa un piega, è lineare e sequenziale, ma ammette come base di tutto la competenza di tecnica individuale, acquisita la quale si può passare oltre.

Spazio e tecnica individuale

spazio di gioco nel calcio

Il mio pensiero invece intende la formazione del giovane calciatore come una sfera, la cui superficie esterna è l’occupazione dello spazio, e all’interno di questa fluttuano le altre componenti essenziali per poter praticare il gioco. Niente va dato per scontato e acquisito, ma l’acquisizione di competenze tecniche e di tattica individuale vanno riprese e somministrate con continuità per tutto il percorso, permettendo all’occupazione dello spazio di gioco nel calcio mantenere la sua posizione portante, entro cui tutto scorre.

Nei bambini, l’occupazione dello spazio è un concetto assolutamente astratto, viziato dalla centralità del soggetto, per cui tutto il mondo gira intorno a se.
Essendo però un gioco nel quale sono previsti dei compagni di squadra, il primo ostacolo consiste proprio nella centralità di ognuno rispetto agli altri.

Il processo, come accennato nei capitoli precedenti, dura otto anni e si completa con il passaggio obbligato al calcio a 11 giocatori, quello dei “grandi”.

Sulle prime è “sconfortante” ed “avvilente”, perché non si ottengono miglioramenti visibili, anzi sembra che l’effetto sia contrario a quello voluto: come le api sul miele, tutti dietro al pallone.

Poi cambia repentinamente e, grazie al numero ridotto di giocatori, indifferentemente si occuperanno ognuno di una parte del campo, quella non occupata da altri in quel momento.

 

Spazio di gioco nel calcio: chi ha la palla comanda

spazio di gioco nel calcio

Fondamento di tutto il discorso, chi detiene il possesso dell’attrezzo determina lo sviluppo del gioco. Estendendo successivamente questo concetto al gioco collaborativo, la squadra che è in possesso palla domina letteralmente il terreno di gioco, e determina l’esito di una partita.

Nei piccoli, il concetto di “chi ha la palla comanda”, sottende il fatto che il giocatore che in quel momento ha il possesso dell’attrezzo decide cosa fare. Chi non ha il possesso dell’attrezzo, non può far altro che sistemarsi in modo da poterlo ricevere, se è un compagno, o sistemarsi in modo da poterlo conquistare, se è un avversario.

Si definiscono quindi gli unici due ruoli dominanti nel gioco del calcio, come accennato in precedenza:

  • Chi ha la palla
  • Chi non ha la palla.

Chi ha la palla decide. Chi non ha la palla aiuta. Alternative, quindi.

La scelta più consona nei piccoli è saltare tutti i suoi avversari e fare goal. La prima scelta è sempre il dribbling.

Le altre scelte che può effettuare sono determinate dall’occupazione dello spazio da parte dei suoi compagni, ed essenzialmente sono:

  • La passo in avanti
  • La passo di fianco
  • La passo indietro

Ecco che si vanno determinando i concetti semplicistici di appoggio, aiuto, sostegno.

 All’aumentare del numero di giocatori, e quindi passando da 5 a 7 a 9 le alternative di scelta da parte del possessore dell’attrezzo si arricchiscono: con giocatori in più, oltre a sostegno, appoggio e aiuto, abbiamo vertici alti e vertici bassi, ovvero quei giocatori più avanti o più indietro la prima linea di compagni che possono ricevere un passaggio utile.

Detto questo, ad ogni cambio di possesso della palla da parte di un giocatore, la condizione si deve ripetere, in un loop continuo.
Cambia il possessore, ma non l’occupazione dello spazio da parte dei suoi compagni, che si risistemeranno in modo da dare alternative di appoggio, sostegno, aiuto, vertice alto o basso.

Scrivi in qui sotto per contattare l’autore.

[continua nel prossimo articolo]

 

 

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10 Responses
  1. Luca Fardella

    “Parimenti, non credo che estrapolare dal gioco alcune componenti e svilupparle in sequenza sia la via giusta per raggiungere gli obiettivi prefissati”.
    Ale son d’accordo se mi parli di scuola calcio ma a 11 tutto deve partire dalle situazioni. Ovviamente l’occupazione dello spazio come primo principio non deve mai mancare ovvio.

    1. Ciao Luca,

      d’accordo che a 11 le situazioni sono fondamentali, ma non vanno studiate a tavolino.

      Il senso della frase era che non posso estrapolare la tecnica, o la tattica individuale o la tattica collettiva e insegnarle in sequenza, dando per scontato che quello fatto sia acquisito.

      ciao!

  2. Il saper occupare gli spazi è fondamentale nel calcio ed è un insegnamento che non deve mai avere fine. La tecnica di base, il saper controllare un pallone, riceverlo e saperlo passare è altrettanto fondamentale e fa si che l’occupazione degli spazi possa portare ad essere un concreto vantaggio.

    1. Ciao Roberto.

      Esattamente. Non si finisce mai di imparare, e si si è imparato, di affinare e migliorare.
      Persino i campioni delle massime serie fanno esercitazioni tecniche, figuriamoci se dobbiamo smettere noi poveri dilettanti coi bambini, pensando di aver raggiunto il livello desiderato.

      ciao!

  3. Christian

    Da poco mi hanno assegnato una squadra di piccoli amici e sono pienamente d’accordo con l’analisi fatta… Ho investito parecchio tempo per far capire ai bimbi come muoversi in relazione al ruolo che vanno a ricoprire e sistematicamente li faccio ruotare.

    1. Ciao Christian.

      Avevo cominciato io nello stesso modo. Il passo successivo è NON DARE RUOLI, ma lasciare che si sistemino in relazione a come sono messi i compagni in quel momento specifico.

      i 2010 sono piccolini, tieni conto che nel biennio FIGC a 5 giocatori (stagione 2017/18 e 2018/19), questo lavoro è fattibilissimo. Passando poi a 7 si possono cominciare a inserire dei “ruoli”, che però limito a un po’ più avanti, un po’ più indietro, un po’ più in fascia.

      Ciao!

  4. Ghedini Francesco

    La comunicazione sul primo controllo è il pilastro su cui costruire un progetto didattico coerente a questo approccio.

    1. Ciao Francesco.

      Assolutamente si. Il primo controllo (che è sempre orientato) è funzione di tutto uno sviluppo di gioco non condizionato da schemi mentali.

      Ne parliamo poi appena esce la seconda parte dell’articolo, dove se ne parla diffusamente.

      Ciao!

  5. Patrick Reolfi

    Personalmente è da inizio stagione che insisto con i ragazzi sul fatto che la partita è per il singolo calciatore un 5% gioco con la palla e per il restante 95% movimento senza palla, per cui non è importante ma fondamentale imparare ad occupare gli spazi, in funzione degli avversari, del movimento dei compagni, della posizione della palla, delle due fasi…le variabili sono molteplici, chiaramente il primo passo è riuscire ad insinuare l’idea nella testa di ragazzi, se e quando accettata questa prospettiva allora si apre un mondo completamente alternativo di vedere e provare ad insegnare il calcio

    1. Ciao Patrick.

      Mi sembra che il nostro modo di intendere calcio sia molto simile. Dovremmo parlarne a voce. Magari lavorare insieme.

      Ah no, ne abbiamo già parlato a voce, proprio perché lavoriamo insieme. 😀

      ciao!

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