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Giocare a calcio con la testa alta: consiglio o imposizione?

“Per giocare a calcio devi tenere la testa su”…
Sempre più spesso sono i dettagli a fare davvero la differenza nella formazione sportiva.
Essere un buon coach di Scuola Calcio e di Settore Giovanile significa assumersi la responsabilità di essere il vero coefficiente per il miglioramento dei giovani calciatori.

Molti allenatori sono in grado di seguire una squadra, di accompagnarla alle partite e alle manifestazioni, di consultare mfa.mentalfootball.com – o servizi analoghi – per scovare e proporre l’esercitazione adatta al proprio contesto.

Molti meno trainer conoscono davvero gli elementi e i contenuti fondamentali.
Un numero ancora più esiguo è in grado di correggere nel modo giusto, di indicare la meta e non il percorso per raggiungere nuove competenze.

Che differenza c’è tra un calciatore professionista e uno dilettante?
Quali sono i requisiti fondamentali per poter ambire a eccellere nella nostra disciplina sportiva?

Alcuni consigli operativi per migliorare l’aspetto tecnico, fisico, percettivo e decisionale dei tuoi calciatori.

Primum non nocere: dettagli, falsi miti e credenze popolari

giocare a calcio a testa alta

Agevolare lo sviluppo di competenze è il primo compito del coach nel periodo evolutivo.

Allenare in Scuola Calcio e Settore Giovanile vuol dire “formare” individui/atleti in grado di risolvere problemi di gioco attraverso l’analisi del contesto, la presa di decisione autonoma, la pianificazione di strategie e la messa in atto di gesti tecnici e/o atti motori.

Per poter stimolare la produzione indipendente di pensieri nei giovani calciatori è necessario compiere prima un piccolo passo indietro.
Occorre riflettere sul proprio operare, sul proprio modo di comunicare e sulla condotta; bisogna “rompere” con il passato e con le vecchie abitudini e avere il coraggio di sfatare vecchi miti e credenze.

Giocare a calcio a testa alta

giocare a calcio a testa alta

Essere coach di giovani calciatori vuol dire non accontentarsi, andare oltre le proprie conoscenze e intraprendere un lento e infinito percorso di formazione e di aggiornamento continuo.
Per “insegnare” bisogna sapere.
Sembra scontato, ma ti assicuro che non lo è.

Ciò che poteva andare bene alcuni anni fa può risultare oggi impreciso, incompleto, inesatto o del tutto obsoleto.
Per giocare a calcio non è sempre necessario avere la testa alta.
Per giocare a calcio è fondamentale avere il pallone nel proprio campo visivo e contemporaneamente osservare quello che succede intorno.

Studi non troppo recenti hanno dimostrato la predominanza di un occhio rispetto all’altro: un occhio dominante, che si utilizza – per esempio – per “mirare” un bersaglio o per seguire oggetti mobili.
Non solo: ciascuno di noi ha una differente estensione e sviluppo del proprio campo visivo.

Alcuni proiettano immagini provenienti dal basso sulla retina con maggiore facilità e nitidezza, mentre altri hanno più dimestichezza nel trattare quelle che giungono dalla parte alta del campo visivo.
Queste differenze comportano adattamenti motori e posturali riscontrabili nella performance.

Un calciatore che vede molto bene ciò che avviene nella parte bassa della propria visuale, non ha necessità di piegare il collo verso il pallone.
Egli percepisce chiaramente i dettagli inferiori, ma è meno efficace nel mettere a fuoco gli oggetti lontani.
Tale caratteristica strutturale porta il giocatore a “giocare a calcio a testa alta” per alzare il proprio campo visivo tanto da permettergli di vedere meglio quello che avviene lontano da lui.

Viceversa, un atleta con una migliore percezione degli stimoli nella zona alta è costretto ad abbassare la testa per permettere al pallone di essere osservato al meglio.

L’importanza del coach: correggo o non correggo?

giocare a calcio a testa alta

Leo Messi è spesso “ripiegato” sul pallone.
Si concentra su di esso perché già conosce quello che avviene intorno a lui.
Postura e movimenti sono adattamenti funzionali alla propria struttura visiva.
Questa compensazione gli ha permesso di diventare uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi.

Probabilmente se qualche “grande allenatore” l’avesse obbligato a giocare a testa alta non avrebbe avuto gli stessi risultati.

Non ti preoccupare, ora ci arrivo.
Ho capito a cosa stai pensando e ti faccio io per primo la domanda.

Quale feedback/correzione consegno a un giovane calciatore se non posso dirgli “gioca a testa alta” oppure “guarda il pallone”?
Essere coach vuol dire sforzarsi di trovare nuove risposte e strategie.

Le aspetto qui sotto, in coda all’articolo.
Buon allenamento.

 

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6 Responses
  1. Luigi Gatti

    Argomento interessante e spunto di una situazione davvero tanto frequente. “Tieni la testa alta”, si ma per cosa? Per vedere meglio. E chi decide se vedo meglio?
    Il punto é che la percezione del corpo nello spazio e i conseguenti movimenti funzionali, sono fenomeni composti e complessi. Composti perché allenando velocità del pensiero, forza e tecnica, si interviene in maniera indiretta sulla complessità del gesto per il quale, eventualmente, l’istruttore tende a dire “tieni la testa alta”. Dunque cosa dire? La risposta potrebbe essere non dire.

    1. Luca Filograno

      Ottima riflessione.
      Però il compito del coach è anche quello di fornire un rinforzo positivo ai comportamenti appropriati del giovani calciatori.
      Come si fa in questo caso?
      Cosa proponi?

  2. Alberto Casazza

    Al posto del “gioca a testa alta”, ho sempre utilizzato il concetto “gioca dove vedi”. Se vedi il tuo compagno puoi passargliela, se vedi lo spazio dove far passare la palla puoi giocarla. Cosa ne pensi Mister?

    1. Luca Filograno

      Ciao Alberto,
      io credo che non ci sia soltanto una risposta corretta.
      Ciascun giocatore deve ricercare il miglior adattamento per poter vedere campo e pallone.
      Il consiglio che do è: “cerca di riuscire a vedere pallone e gioco (inteso come contesto di)”.
      Buona giornata.

  3. Omar

    Buongiorno a tutti ,
    dopo aver letto l’articolo del mister e le vostre domande ho ancora più dubbi sul come gestire la problematica , sono tutte risposte che hanno un senso , ma sembra di capire che col tempo troveranno i ragazzi stessi una soluzione per sistemare la visione di gioco .
    Ho letto questo articolo perché il mio dubbio fondamentale è “Perché regaliamo palla all’avversario , e sto parlando di passaggi molto semplici pur essendoci dei movimenti senza palla da parte dei compagni .” quindi io faccio parte dei mister che dicono di giocare a testa alta .
    Cosa ne pensa mister ? come mi comporto ?

    1. Luca Filograno

      E’ un discorso davvero lungo e complesso…
      Il messaggio che vorrei passasse è il seguente: tu, coach di giovani calciatori, sii il primo a non accontentarti delle cose che ti hanno trasmesso e insegnato.
      Cerca dentro di te la voglia, la forza e il coraggio di andare oltre; di trovare nuove vie e nuove strade.
      Di pensare, di avere una mente aperta. Questo per permettere ai tuoi piccoli atleti di fare altrettanto.

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