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Istruttore di scuola calcio: valori, etica, passione.

Terzo capitolo del pensiero di Coach Alessandro Apicella su “il calcio giovanile e dintorni“.
L’istruttore di scuola calcio non è mestiere semplice e soprattutto non è una professione per improvvisatori.

Primo: non è considerata una professione.
Secondo: procedere per tentativi non è un modello operativo corretto per chi si occupa di formazione, soprattutto nel periodo evolutivo.

Il calcio è gioco, divertimento, passione, etica, morale, competenza, gioia, crescita e professionalità.
E’ tutte queste cose, non necessariamente in quest’ordine.

Se non hai letto gli altri capitoli, comincia da qui.

[Tempo di lettura: 3 minuti e 55 secondi].

Istruttore di scuola calcio: un mestiere per pochi eletti

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Io non me lo ricordo, ma probabilmente sono stato bambino, molti anni fa. E’ una legge naturale, gli esseri umani, prima di diventare adulti, sono bambini, poi ragazzi, poi adulti, poi vecchi poi muoiono.

Alcuni muoiono prima, per sfortune varie.
Altri muoiono dentro, per cattiverie che la vita riserva loro.
Qualcuno, e solo qualcuno, rimane bambino dentro, e vive quindi tutta la sua esistenza nel modo più semplice e felice che ci possa essere.

Il mondo dei bambini è qualcosa di meraviglioso, se osservato da fuori con occhio attento.
Esiste solo il presente. Niente pensieri su cosa è stato o cosa sarà, niente paura del futuro, niente rimpianti per il passato.

Un eterno presente dilatato a dismisura, in cui ogni attimo è come una intera vita.
E in questo attimo c’è una tale concentrazione di emozioni, di intensità, di esperienze da far girare la testa a noi comuni adulti mortali.
La condizione perenne dei bambini è ciò di più simile all’immortalità che io abbia mai potuto vedere.

Etica e morale

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I bambini non sanno niente. Tutto quello che imparano lo apprendono dall’esterno, ovvero dal mondo circostante e dagli adulti con cui hanno a che fare abitualmente: i genitori innanzi tutto, poi parenti, amici dei genitori, insegnanti, istruttori sportivi.

Ogni parola che gli adulti dicono ai bambini è oro e diventa verità incontrovertibile.
Ogni gesto che gli adulti compiono in presenza dei bambini, diventa normalità per loro.
Ogni atteggiamento nei confronti del mondo che gli adulti hanno in presenza dei bambini, diventa legge per loro.

La formazione dell’etica e della morale di un individuo passa attraverso questi fattori, il semplice discernimento fra cosa è giusto e cosa è sbagliato, il bene e il male sono appannaggio delle parole e dei gesti degli adulti.

Queste semplici considerazioni dovrebbero far riflettere non poco. E’ quindi innegabile che fare l’istruttore di scuola calcio sia molto di più che non provare a insegnar loro il gioco del pallone.

Abbiamo giornalmente o a cadenza regolare a che fare con dei cuccioli d’uomo, i cui pensieri sono assolutamente differenti dai nostri.
Non hanno il nostro metro di giudizio, non hanno le nostre aspirazioni, le nostre paure, non hanno la nostra esperienza, ma la loro.

Va attentamente valutato l’aspetto “educativo” del gioco del calcio, ovvero quanto trasferiamo della nostra esperienza personale, e se questa è utile e consona all’età dei nostri allievi.
In definitiva, non è per tutti fare l’istruttore di scuola calcio. Alcuni sono più portati ad interfacciarsi con i ragazzi più grandi, ad interpretare al meglio il calcio dei grandi, l’agonistica.

Altri al contrario sono più a loro agio con i bambini della scuola calcio, magari più piccoli, magari più grandicelli.
Se non ve la sentite, non fatelo.
Oppure affiancate qualcuno che lo sa fare davvero, che ci crede davvero e aiutatelo.
Magari non fa per voi, magari si.

Insegnare passione

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Solo una insana passione per il gioco e per il mondo dei bambini può spingervi a insegnare nella scuola calcio.
I rimborsi sono ridicoli e non vi consentono di vivere di quello, salvo in rarissimi casi in alcune società professionistiche.

Quindi lavorate tutto il giorno, oppure studiate tutto il giorno, e poi 3,4,5 volte la settimana andate al campo sportivo e per ore cercate di tirare fuori qualcosa di positivo da bambini fra i 5 e i 13 anni.
Se lavorate con cognizione di causa, altre ore le passate a studiare come trarre qualcosa di positivo dalle sedute di allenamento: studiate calcio, vi confrontate con altri istruttori, preparate sedute, inventate o adattate esercitazioni.

Non c’è gloria. Non c’è denaro. Il lavoro che fate verrà goduto o denigrato dagli allenatori dell’agonistica.
Chiedetevi sempre “perché lo faccio?”

Io la mia risposta l’ho trovata: lo faccio perché li dentro sono felice.

Obiettivi

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Nella scuola calcio gli obiettivi devono essere chiari e raggiungibili in tempi utili.
Non devono essere troppo ambiziosi né troppo poco.
Le domande da farsi sono “qual è il risultato finale che voglio ottenere?” “in quanto tempo?”

Il lavoro della scuola calcio, allo stato attuale delle cose, dura otto anni.
In otto anni, pur lavorando per poco tempo durante la settimana, qualche risultato si può ottenere.

La finalità basilare della scuola calcio è ottenere dei giocatori di calcio in grado di interpretare con successo il gioco di squadra teso alla competizione agonistica, tipico della fase successiva del settore giovanile.
Tutti gli altri obiettivi sono secondari rispetto a questo, ma ne parleremo diffusamente in seguito.

Anno per anno, vanno stilati gli obiettivi minimi da raggiungere dal proprio gruppo, e lavorare in tal senso.
L’improvvisazione non ha più senso di esistere: la programmazione a lungo termine è la via per ottenere dei risultati tangibili in termini di crescita individuale.

Metodi

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Se siete dell’ambiente sapete benissimo che esistono metodologie di lavoro differenti, più o meno pubblicizzate, più o meno sponsorizzate, più o meno famose. Se non lo siete, ve l’ho appena detto.

Considero ogni metodologia di lavoro valida ai fini del risultato finale che vogliamo ottenere.
La differenza vera e palpabile la fa essenzialmente chi è deputato ad applicare una metodologia, ovvero l’ Istruttore di scuola calcio.

Non è detto che un metodo di lavoro che usa qualcuno sia pedissequamente trasferibile su un altro Istruttore di scuola calcio, su un altro gruppo, su un altro ambiente.
Se così fosse, avremmo trovato la ricetta magica per avere finalmente schiere di giocatori capaci in ogni luogo. Ma non è così.

La stessa esercitazione, studiata per far comprendere o affinare un singolo elemento all’interno del gioco, può non essere efficace se proposta dallo stesso istruttore di scuola calcio a due gruppi differenti. Oppure addirittura allo stesso gruppo in momenti differenti.
Figuriamoci da due istruttori differenti a gruppi differenti in momenti differenti in luoghi differenti.

Allo stesso modo, un certo tipo di modo di porsi può essere efficace con un gruppo, meno con un altro, per niente con un altro ancora: vuoi per il tipo di gruppo, vuoi per l’età dello stesso, vuoi per altri mille fattori concorrenti.

Quello che non può trascendere è l’idea. L’idea deve essere chiara e precisa all’ istruttore di scuola calcio.
L’idea è e deve essere sempre la stessa: giocare per offendere, per stupire, per divertire e divertirsi.

Teoria e realtà

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La teoria è che noi, istruttori di scuola calcio, facciamo dei progetti e spendiamo tempo ed energia per realizzarli. Vogliamo ottenere dei risultati dai nostri allievi, e li raggiungeremo.

Poi esiste la realtà, il mondo vero li fuori.
Esistono dei dirigenti ancorati al passato, esistono dei genitori le cui aspettative nei confronti dei pargoli sono paragonabili all’immensità dello spazio siderale.

Proprio per questo, per quanto la società per cui lavoriamo ce lo consente, dobbiamo mettere in chiaro fin da subito, interfacciandoci con i genitori dei nostri allievi, quali che siano gli obiettivi che ci prefiggiamo, in quanto tempo, e in che modo intendiamo raggiungerli.

In questo non esiste dialogo: la nostra deve essere una dichiarazione di intenti e una spiegazione di modus operandi, che va poi mantenuta durante tutta la stagione. Non ammette replica, né consiglio, né critica, né elogio.

Quest’anno voglio fare questo, e per fare questo agirò in questo modo. Fine.
La chiarezza e la trasparenza sono il metodo migliore per evitare grattacapi in seguito.

Confrontanti con l’autore dell’articolo scrivendo il tuo pensiero in coda.

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2 Responses
  1. COME NON ESSERE D’ACCORDO CON ALESSANDRO? IL TUO PENSIERO E LA TUA CHIARA ESPOSIZIONE RENDONO UNA FOTOGRAFIA ESEMPLARE DI CHI DOVREBBE ESSERE L’ISTRUTTORE SCUOLA CALCIO. HO USATO IL CONDIZIONALE PERCHÈ, COME BEN SAI, LA REALTÀ IN AUGE NELLA MAGGIOR PARTE DELLE SCUOLE CALCIO È UN’ALTRA…SONO COMUNQUE OTTIMISTA. GRAZIE AL DIALOGO, AL CONFRONTO COSTRUTTIVO E ALLA CONDIVISONE DI ESPERIENZE E METODI RIUSCIREMO A OTTENERE NEL PROSSIMO FUTURO DEI RISULTATI “IN POSITIVO”. PERLOMENO SPERO. BUON LAVORO

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