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Allenare la forza nel calcio, nuove concezioni

In questo articolo presento l’interessante intervento del dottor Donato Formicola del centro servizi del SUISM di Torino.
Allenare la forza nel calcio significa tenere bene in considerazioni tutti i suoi aspetti e costituenti.
Non si tratta soltanto di fare quattro balzi, un paio di frenate e qualche cambio di direzione.

All Around Soccer è un convegno annuale che si tiene presso l’Aula Magna della Cavallerizza.
Ogni anno il numero di partecipanti cresce sensibilmente, così come il prestigio di ospiti e relatori.

Il gioco del calcio, con i suoi 200 milioni circa di partecipanti, è considerato lo sport più popolare al mondo.
Esso richiede una combinazione di alti livelli di capacità fisiche, tecniche e tattiche.
Tali componenti interagiscono per il raggiungimento della massima performance, ma allo stesso tempo il benessere psicofisico è messo a dura prova da periodi competitivi caratterizzati da oltre 200 allenamenti e partite in una sola stagione.

L’obiettivo di questo intervento è focalizzare l’attenzione sulle diverse modalità di allenare la forza e le sue componenti principali.

Allenare la forza nel calcio: forza e tecnica

allenare la forza nel calcio

Secondo il Dr. Formicola, allenare la forza nel calcio significa prendere in considerazione un modello integrato, strutturato su differenti livelli, tre diversi gradi di attivazione e di coinvolgimento di differenti processi interni ed esterni dell’atleta.

Ogni proposta di allenamento, ogni esercitazione non sollecita soltanto una componente; essa non può essere semplicemente “tattica, tecnica o cognitiva”, ma deve essere compresa da un punto di vista necessariamente olistico.

Allenare la forza nel calcio significa:

  • a un primo livello cognitivo-neurologico, lo stimolo agisce sul sistema nervoso centrale e periferico che, a sua volta, attiva e monitora l’azione motoria.
  • a un secondo livello anatomo-fisiologico l’analisi si concentra sul movimento del muscolo interessato e dei tendini coinvolti (lavoro pliometrico).
  • a un terzo livello chinesiologico-biomeccanico l’attenzione si sposta sugli aspetti manifesti del processo; se gli aspetti biologici caratterizzanti il secondo livello non sono visibili, questo livello rappresenta l’esercizio di forza vero e proprio.

L’allenamento coinvolge aspetti cognitivo/percettivi, elementi strutturali e fisici (muscolo e plio) che diventano palesi nella meccanica del movimento estrinseca.

La semplicità della forza

allenare la forza nel calcio

Secondo Kramer WJ and Fleck  si è considerati forti quando un compito viene eseguito facilmente.
Al contempo, un compito può definirsi semplice quando:

  • si hanno le risorse fisiche per farlo
  • si è pianificata una corretta strategia di intervento
  • si possiedono le abilità tecniche necessarie per eseguire un dato compito

Un’azione, una consegna è agevole quando si è in grado di svolgerla limitando sensibilmente il numero degli errori commessi.
Un aumento di fatica è spesso correlato a un incremento delle imprecisioni commesse.

L’allenatore può valutare il livello di fatica dal numero e dall’entità degli errori commessi attraverso una scala [RTS – Rate Technique Scale] atta a misurare il livello di controllo motorio del gesto, la qualità dell’esecuzione del compito e i suoi effetti evidenti, gli errori commessi e il grado di difficoltà del compito percepito dall’atleta.

In questa accezione, un metodo di allenamento raggiunge il suo scopo quando permette un transfert di competenze all’atleta.
Raggiunto quel punto diventa necessario creare una nuova routine di allenamento, per raggiungere un nuovo livello di incremento delle performance.

Nuove proposte di allenamento, ricerche, metodologie e testimonianze dei professionisti presenti al convegno nei prossimi articoli.

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