+39 334 8074306 staff@mentalfootball.it

Giovanile Amiata: i calciatori del futuro di Mr. Francesco

A volte esperienze, contenuti e situazioni “passano” senza lasciare alcun segno.
Altre volte, invece, nuovi incontri e relazioni diventano importanti momenti di confronto e di crescita personale.
E’ stato così per Mr. Francesco, allenatore giovanile della Giovanile Amiata.

Condividere vuol dire svilupparsi, evolversi.
Scambiare convinzioni e metodologie per alzare il livello dell’insegnamento della disciplina.

Hai qualcosa di importante da raccontare?
Fallo sui nostri canali.
Scopri mfa.mentalfootball.com!


Mr. Francesco e Giovanile Amiata

scuola calcio amiata

Mi chiamo Rosi Francesco ho 30 anni e da circa 10 anni faccio l’allenatore nella Giovanile Amiata.
Con sede alle pendici del Monte Amiata in provincia di Grosseto, la nostra è una piccola realtà, che però con grandi sforzi, sacrifici e una gran dose di volontariato, ogni anno porta nei nostri campi da calcio circa 150 ragazzi.

Ho iniziato questo “lavoro” quasi per gioco, allenando i portieri, avevo soltanto 20 anni con una gran passione e volontà di stare con altre persone che come me amavano questo sport.
Col passare degli anni la mia curiosità verso questo mondo è aumentata sempre di più, così ho iniziato ad allenare squadre di Primi calci, poi Pulcini, ed ora Esordienti…. Facendomi addirittura smettere di giocare così che la mia attenzione fosse rivolta a 360′ verso i “calciatori del futuro”.

Oggi sono alla continua ricerca di migliorare il mio modo e la mia qualità di allenare, voglio costantemente proporre ai miei ragazzi esercizi in grado di migliorarli nel modo più efficace e veloce possibile per crescerli e prepararli alle stagioni a venire.

I miei principi base sono:

  • portare al campo più passione e professionalità possibile;
  • sfruttare nel miglior modo il poco tempo a nostra disposizione.

Come gran parte dei miei colleghi, siamo in contatto con i ragazzi per 2 volte a settimana più la partita. Se ci pensiamo bene é molto poco, quindi occorre lavorare al meglio per far arrivare più messaggi possibili.
essere sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuove proposte.

Semplicemente perché il calcio, i ragazzi e il mondo in cui viviamo sono in continuo cambiamento. Per questo è indispensabile non sedersi mai, occorre esser sempre “work in progress“‘ cercando di soddisfare e stimolare il più possibile le necessità dei ragazzi allenamento dopo allenamento.

L’incontro con Mental Football

Nel mezzo della mia ricerca, che per lo più è online, su Facebook mi sono imbattuto nella vostra pagina.
Quello che mi ha colpito fin da subito è la metodologia.
È affascinante il fatto di insegnare la tecnica attraverso una gran parte di lavoro situazionale, dove il ragazzo viene allenato soprattutto dal punto di vista mentale.

Ovvero attraverso esercizi che rispecchiano le molteplici situazioni di gioco che una partita può dare, dove quindi il ragazzo è chiamato a risolvere le varie problematiche.
L’altro aspetto più che positivo è il fatto di far nascere l’allenamento da un obbiettivo tattico-cognitivo, cosa molto stimolante e che incentiva molto il livello di apprendimento sia del singolo che della squadra.

Fino a qualche anno fa non facevo grosse distinzioni tra analitico e situazionale.
Le nostre direttive erano di lavorare con tre esercitazioni: una tecnica, una motoria e l’altra tattica (trascurando così la parte mentale) e collegare il tutto con un “obbiettivo di seduta” scelto tra i 7 fondamentali tecnici.

Le impressioni a fine anno erano perlopiù negative, infatti anche se i ragazzi erano validi tecnicamente, in campo difficilmente trovavano le giuste soluzioni. Dando vita a partite molto confuse e con ben pochi spunti tecnico/tattici piacevoli.

Le sedute di allenamento diventavano perlopiù noiose e ripetitive, non coinvolgendo appieno i giovani calciatori.
Insomma non ero per niente convinto che i ragazzi migliorassero sotto tutti i punti di vista.

Punti deboli e punti di forza

Da quando utilizzo il metodo MFA vedo che i ragazzi mi seguono molto volentieri e soprattutto si divertono. Il punto di forza secondo me, é iniziare la seduta con un mini gioco/partita.
È una cosa veramente azzeccata perché i ragazzi riescono a sfogarsi dai vari impegni extra calcistici, pensando soltanto a giocare e a confrontarsi con i propri compagni senza restare vincolati da esercitazioni noiose che limitano il pensiero e il volere dei ragazzi.

Piano piano riescono a capire come e cosa devono fare durante una situazione di gioco senza trascurare il divertimento che è alla base di tutto.

Le cose che migliorerei di MFA sono 3:

  • eliminare tutte le esercitazioni non finalizzate, torelli, rondon, possessi palla ecc…
    Io sostengo che ci deve essere sempre un fine ( gol, meta, gol su porticine ecc…) per far sì che l’ apprendimento sia ottimale. Ovvero è inutile fare 5 passaggi se con 1 riesco a finalizzare l’ azione.
  • dedicare una porzione di eserciziario all’allenamento dei portieri.
  • inserire esercitazioni di carattere motorio “a secco”, ovvero con l’aiuto di appositi attrezzi (ostacoli, paletti, cerchi, scalette ecc…); essenziali per far crescere i ragazzi dal punto di vista coordinativo e di mobilità articolare.

Quello che conta per noi allenatori è insegnare ai nostri ragazzi a pensare, ad avere una gran forza di volontà e un’ atteggiamento adeguato alla pratica di questo gioco. Se ben insegnate, queste caratteristiche potranno portare veramente lontano i nostri “calciatori del domani…”

La situazione attuale

Con sempre più rammarico noto che chiunque sia nelle scuole calcio (allenatori, dirigenti, responsabili, presidenti) pretenda soltanto di avere dei risultati positivi da parte delle squadre e di conseguenza dei ragazzi.

Questo distorce molto da quello che in realtà dovrebbe essere il nostro compito.
Si dovrebbe lavorare per tirar fuori il meglio di ogni ragazzo, dandogli la possibilità di sbagliare che è fondamentale per l’apprendimento e la loro crescita.

Invece spesso li limitiamo, pensiamo soltanto a vincere partite, dando importanza solo al risultato e non alle prestazioni dei ragazzi… 2 cose che non vanno quasi mai di pari passo.
Vengono prefissati obbiettivi annuali senza pensare che il cammino di ogni ragazzo dura dai Piccoli Amici agli Allievi.

Se potessi, toglierei la parola “vincere” dalle scuole calcio, ma purtroppo mi rendo conto che più andiamo avanti e più il mio è un sogno quasi proibito…

Leave a Reply