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Diventare giocatore professionista: aiutare il sogno

Cosa rispondere a un ragazzo che ci confida di voler diventare un giocatore professionista a ogni costo?
Ci aiuta a rispondere a questa domanda il dottor Salvo Russo, esperto di Psicologia dello Sport e autore del sito www.psicologiadellosport.it, da cui questo articolo è riportato.

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Giocatore professionista, tra sogno e realtà

giocatore professionista
Moise Kean, talento classe 2000.

Un ragazzo che confida di voler diventare un giocatore professionista, il più delle volte, ha le idee chiare.

Rendendosi conto, almeno in parte, delle difficoltà e del distacco esistente tra questo suo obiettivo ed un lavoro “normale”.
Il fatto stesso di averlo confidato può derivare da esigenze di conforto e conferma.

Questa confidenza, in genere, giunge all’orecchio dei genitori, di qualche amico e dell’allenatore (si tenga conto che spesso questi ragazzi talentuosi fanno già parte delle squadre giovanili di club professionistici).
Cosa dire ad un ragazzo di 14-18 anni, considerata anche la fase sviluppo che sta attraversando?
Certamente la risposta non è né semplice né unica.

Come negare, infatti, che la carriera che spera di intraprendere è meravigliosa?
Una delle poche che fa esprimere mente e corpo contemporaneamente, che fa provare delle emozioni inimmaginabili, che può portare a buoni guadagni, ma al tempo stesso, come non considerare la brevità della carriera, i rischi fisici e quelli connessi ad un ambiente che spesso è tutt’altro che accogliente?

Probabilmente una buona risposta sarà semplicemente “accompagnarlo” lungo questo cammino, tenendo presente come valore supremo il suo benessere.
Invitarlo a puntare ad esso e ad allontanarsi da ciò che potrebbe insidiarlo (persone, situazioni, sostanze o altro).
Forse così, crescendo, il ragazzo sperimenterà che lo sport è qualcosa di stupendo, ma non è tutto.

Esistono altri valori su cui fare affidamento, su cui investire affettivamente e “sprecare” energie, come la famiglia, l’amicizia vera, i grandi ideali del nostro tempo.

Forse, se lo si accompagna in maniera molto discreta, scoprirà che tutte queste cose le potrà comunque avere sia da giocatore professionista sia da “normale” lavoratore.

[dottor Salvo Russo, dal sito www.psicologiadellosport.it]

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