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Educatore, allenatore o formatore: chi sei tra questi?

L’allenatore/coach/formatore di calcio giovanile è anche un educatore di vita?
Quali sono i valori da salvaguardare in questo momento in cui “essere social” è sempre più distante dall’entrare fisicamente in contatto con gli altri?

Appartenere a una squadra di calcio significa assumersi apertamente responsabilità e impegni.
Vuol dire condividere momenti felici e tristi “a viso aperto” senza la mediazione asettica di uno schermo.
Vuol dire “dare tutto” per sé stesso e per gli altri, tollerare l’errore, sostenere il più debole.
Ottenere rispetto, se meritato.

Mister Luca Goi racconta la sua esperienza.
Ne hai avute di simili?
Hai mai giocato a calcio nei cortili, in strada, tra automobili, passanti e panchine?


Il calcio di strada: l’educatore più famoso del mondo

educatore

Il calcio giovanile è cambiato rispetto a quando giocavo a pallone.
Nei primi anni 90 le “uscite” con gli amici avvenivano nella strada o nel parchetto davanti a casa, all’oratorio oppure presso le società sportive dove si praticava la propria passione.
La creazione e la formazione dell’individuo veniva avviata ed attuata in “strada”.

Partitelle infinite, lotte, sfide, competizioni.
Tutto questo favoriva la crescita motoria e psicofisica e le regole (decise sempre di comune accordo per rendere le gare più avvincenti) venivano seguite alla lettera, per evitare demeriti o essere messi da parte.

Essere scelti all’oratorio per giocare in squadra con il ragazzo più grande (magari già esordiente o giovanissimo) era prova di orgoglio ed era vanto personale per tutta la settimana scolastica.
Esistevano piccole forme di “bullismo“, grandi che ti rubavano la palla o il campetto, ma sfidandoli subito dopo, (anche se le partite non erano “equilibrate”) riuscivi a meritare il loro rispetto e continuare la sfida i giorni successivi.

Tute rattoppate da mamma, ginocchia e gomiti sbucciati, sempre sudati fradici in bicicletta, si recuperava il borsone e si andava agli “allena”.
Continuava la lotta infinita, la maggior parte dei compagni erano gli amici con cui stavi giocando prima e la competizione era più alta: dovevi meritare la maglia da titolare il sabato del campionato.

L’allenatore era una persona del paese, magari amico o collega di tuo papà, zio o papà del tuo amico..
Poche e chiare regole educative esistenti, che venivano rispettate da tutti (altrimenti si stava in panchina).
Lo spogliatoio era luogo sacro.

Qualsiasi litigio, discussione veniva chiarita con l’allenatore o il compagno tra le mura amiche e si risolve con una pacca ed un sorriso.
I genitori venivano a vedere qualche partita, ma in pochi e con un tifo moderato (a parte qualche mamma “sfegatata”).

L’angolo dell’educatore

Così siamo cresciuti, amando a dismisura questo sport che per noi era vita e passione.

Adesso che sono Educatore di professione, formatore e preparatore capisco le difficoltà che si affrontano tutti i giorni nelle nostre società.
Soprattutto nell’attività di base.

Già dalle prime categorie bisognerebbe lavorare con personale qualificato e formato, che accompagni la crescita evolutiva e psicofisica del bambino.
Non dobbiamo dimenticare l’aspetto educativo.
Regole efficaci e uguali per tutti riescano a mantenere equilibrio, far sentire tutti importanti e creare squadra e spogliatoio.

Purtroppo dobbiamo convivere con orari scolastici più impegnativi, meno movimento a scuola e nel tempo libero. L’avvento di nuovi modi di vivere richiede maggiori obblighi e responsabilità a noi educatori.
In poche ore settimanali dobbiamo essere capaci di trasmettere valori e passione per questo di sport.

Tutto questo per migliorare il nostro calcio, quanto più possibile.
Per renderlo “la cosa più importante, tra quelle meno importanti”.


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2 Responses
  1. Vezza

    Anch io, caro mister, ero un atleta, partenopeo, vittorie, ho praticato il calcio si strada sono del 72,e condivido ed ho letto il tuo discorso, che a me piace, ho fatto corso coni, allenatore di base è con un altro mister gestiamo il 2003,l anno scorso del Lecco, poi per dottori societari per non perdere il gruppo siamo andato all accademia Lecco, ma poco importa, ma i porta l ho spirito con i ragazzi passione, voglia di costruire un mondo pulito a piccoli passi, infatti ci credo e con sacrificio gestiamo il tutto. Mi fa piacere condividere, aggiornarmi e grazie che ci sono persone come te che condividono passione ed amore altrui, saluti mimmo

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