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Narcisismo e sport giovanile [parte 1]

Ciao: come sto?
L’interlocutore non è contemplato; tre parole che ben delineano la necessità del Narciso di specchiarsi nell’altro, fino ad annullarlo, per poter soddisfare appieno il bisogno di sentirsi amato, apprezzato, riconosciuto, visto.
Manipolatori e manipolati più o meno consapevoli: burattinai tanto quanto burattini intrappolati nel teatrino creato “ad hoc” da loro stessi per essere apprezzati e apprezzarsi; inorgogliti da attori e comparse finché riflettenti, come specchi, la grandezza del proprio Sé.

Cosa si intende per Narcisismo?

Come si manifesta nello sport giovanile?

Quali differenze tra Narcisismo e “autostima”?


 

Narcisismo: la storia di Narciso

 

narcisismo-narciso

“Mi ammiri molto, veramente?” domandò al piccolo principe.
“Che cosa vuol dire ammirare?”
“Ammirare vuol dire riconoscere che io sono l’uomo più bello, più elegante, più ricco e più intelligente di tutto il pianeta.”
“Ma tu sei solo sul tuo pianeta
[Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe].

Narciso fu un giovane di incredibile bellezza, le cui vicende sono state narrate da Ovidio in “Metamorfosi”; la sua bellezza arrivava a tal punto da diventare spietato nei confronti di spasimanti, siano stati essi uomini o donne. Ad Aminio, un suo innamorato, regalò una spada con la quale questi si suicidò sotto sue indicazioni; Eco, una stupenda ninfa dei boschi che perse la testa per lui, si spense lentamente dopo essere stata da lui brutalmente e cinicamente respinta.

Proprio a causa di questa noncuranza e disprezzo per il prossimo, gli dei inviarono Nemesi, dea della vendetta, con la missione di punire il giovane freddo e insensibile: mentre Narciso era intento a bere in uno specchio d’acqua, ella gli mostrò, per la prima volta nella vita, la sua immagine riflessa e il giovane ne rimase rapito.

Racconta Ovidio (Metamorfosi III, 420 e segg.):

“Contempla gli occhi che sembrano stelle, contempla le chiome degne di Bacco e di Apollo, e le guance levigate, le labbra scarlatte, il collo d’avorio, il candore del volto soffuso di rossore … Oh quanti inutili baci diede alla fonte ingannatrice! … Ignorava cosa fosse quel che vedeva, ma ardeva per quell’immagine …”

Non consapevole di avere di fronte se stesso, ammirava quell’immagine e mandava baci e tenere carezze e immergeva le braccia nell’acqua per sfiorare quel soave volto, ma l’immagine scompariva non appena la toccava.
Rimase a lungo Narciso presso la fonte cercando di afferrare quel riflesso senza accorgersi che i giorni scorrevano inesorabili, dimenticandosi di mangiare e di bere sostenuto solo dal pensiero che quel malefico sortilegio che faceva si che quell’immagine gli sfuggisse, sparisse per sempre.

Alla fine morì Narciso, presso la fonte che gli aveva regalato l’amore anelando un abbraccio dalla sua stessa immagine.

 

Narcisismo e Sport giovanile

 

narcisismo genitori

Nancy McWilliams, in “La diagnosi psicoanalitica” ha delineato con pennellate delicate ma precise il mondo interno di questo tipo di personalità, offrendo un ritratto interessante e più autentico di Narciso. L’autrice, attraverso un approccio originale che restituisce la misura della sofferenza con cui questi soggetti si confrontano quotidianamente, sottolinea “i costi interiori della fame narcisistica”, evidenziando “il terrore di inadeguatezza, vergogna, debolezza e inferiorità” che attanaglia i narcisisti.

Aggiunge inoltre che “in ogni narcisista fatuo e grandioso si nasconde un bambino impacciato e vergognoso e in ogni narcisista depresso e autocritico è latente un’immagine grandiosa di ciò che la persona dovrebbe o potrebbe essere.” Argomento ricorrente nella letteratura sul tema è proprio l’ipotesi che il narcisista sia stato un bambino particolarmente sensibile ai messaggi non verbali dei genitori, caratterizzato cioè da una capacità quasi soprannaturale di scrutare gli atteggiamenti degli altri e di carpirne le più recondite aspettative.

I genitori, incapaci di cogliere bisogni e desideri del bambino, lo tratteranno non tanto per ciò che egli è, quanto per ciò che dovrebbe essere, fornendogli in tal modo un’immagine interna distorta ed illusoria” [autore: www.percorsinellamente.it].

Seppur negandolo apertamente, essi inconsciamente si relazionano con il proprio partner, i propri amici e (ahimé) i propri figli sulla base del “ritorno di immagine” che le azioni di costoro garantiranno loro.
A esempio, “un grande calciatore inserito in questa categoria nosologica potrebbe aspettarsi che il proprio figlio sia come o meglio di lui nella pratica sportiva, con conseguenze devastanti per il piccolo atleta: qualora non realizzasse le aspettative di successi genitoriale, ciò potrebbe portarlo verso un grande senso di colpa per non essere riuscito a soddisfare le ambizioni paterne/materne.

La soddisfazione per traguardi raggiunti è effimera: il Narciso non è in grado di godere appieno del successo; egli si sente costantemente insoddisfatto, anche quando ha la sensazione di avere tutto ciò che desidera (soldi, successo, amore, ecc.).
La caratteristica principale di questo tipo di personalità è la mancanza di empatia, l’importantissima capacità umana di mettersi nei panni dell’altro, di intuire gli altrui pensieri ed emozioni; questa attitudine, già assente nel Narciso mitologico, è alla base delle relazioni umane, fondamentale per la creazione di legami di amicizia e amore.

Questo “autorizza” il soggetto narcisistico a credere che le proprie esigenze vengano prima di tutto e di tutti e a tentare di occupare posizioni di privilegio e di visibilità nei confronti dell’autorità (allenatore, presidente, insegnante, ecc), siano con essa in accordo o in disaccordo.

Il giocatore “Narciso” ha bisogno di veder esclusivamente a lui riconosciuti i meriti del successo, mentre non è disposto a condividere gli insuccessi con il resto del gruppo, tra i cui membri spesso ricerca un capro espiatorio per salvaguardare il proprio Sé e non intaccare la propria immagine idealizzata.

Il genitore “Narciso” funziona secondo la stessa modalità, utilizzando il proprio figlio come se fosse una parte di Sè stesso (appendice narcisistica), la quale ha l’esclusivo e importante compito di realizzare le proprie aspettative e desideri, pena un doloroso disconoscimento.

[La seconda parte dell’articolo in uscita tra sette giorni]


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