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Claudio Ranieri: il segreto dei mio Leicester [parte 2]

Claudio Ranieri ha scritto una lettera aperta per descrivere il miracolo sportivo del Leicester City in Premier League: “Si deve soltanto mantenere una mente aperta, un grande cuore, una batteria completa e tanta tanta corsa”.

In questo articolo, la seconda parte della sua intervista: leggi qui la prima parte.

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Claudio Ranieri: “non noi sogniamo”.

 

Claudio Ranieri

Continua Claudio Ranieri:
” Noi abbiamo cominciato la stagione molto bene, ma il nostro obiettivo era soltanto quello di salvare il nostro club da una potenziale retrocessione; le prime nove partite le abbiamo vinte, ma non abbiamo preso sempre troppi gol, tant’è che abbiamo sempre dovuto segnare due o anche tre gol per poter portare a casa la vittoria”.

“Prima di ogni partita dicevo ai ragazzi: forza, oggi dobbiamo prendere zero gol; ma questo puntualmente non accadeva. Dissi la stessa cosa prima della partita contro il Crystal Palace e promisi loro una pizza, se avessimo vinto la partita senza subire nemmeno un gol. Questo avvenne: vincemmo per uno a zero”.

“Così li portai in pizzeria da Peter, per mantenere il mio impegno, ma arrivati li in miei calciatori ebbero una bella sorpresa; dissi loro: ‘ nessuno ci regala mai niente, nel calcio così come nella vita; se volete mangiare la pizza dovete imparare a farvela da soli‘.

“Così andammo tutti in cucina con la pasta, il formaggio, la salsa di pomodoro e altri ingredienti e creammo le nostre pizze; ne facemmo di tantissimi gusti e io assaggiai molte fette; fu davvero molto divertente e, in fondo, sono italiano e adoro la mia pizza e la mia pasta”.

Claudio Ranieri

“Da quella sera superammo molte partite lasciando la nostra porta inviolata: non credo sia stato un caso”.

“Abbiamo giocato, combattuto e vinto con tutto il nostro cuore, i nostri polmoni, le nostre gambe e la nostra anima; abbiamo mostrato a tutto il mondo che anche un piccolo club come il nostro può competere contro avversari molto più forti e blasonati. Tutto quello che abbiamo raggiunto è stato ottenuto con lavoro, sacrificio e immensa determinazione: 26 cervelli, ma un cuore solo”.

“Fino a pochi anni fa, molti nostri giocatori militavano in serie inferiori: Vardy lavorava in una fabbrica, Kantè era in terza divisione francese e Mahrez in quarta”.

“Ora abbiamo vinto un titolo e durante il percorso ho sempre detto loro: ‘ noi non sogniamo, noi lavoriamo sodo'”.

“Questo successo è un segnale di speranza per tutti gli sportivi; chi è stato sottovalutato, scartato, ritenuto inadatto a un certo contesto, può dire a sè stesso: ‘se Vardy ha potuto farlo, se Kanté lo ha fatto, allora posso farlo anche io”.

“Che cosa serve per competere?”

“Un grande nome? No.”

“Un grande contratto? No.”

“Basta preservare sempre una mente aperta, un cuore forte, le batterie cariche e tanta, tanta corsa”.


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