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SLA e calcio: fattori di rischio (parte 2)

Pesticidi, SLA e calcio: il lato oscuro del calcio italiano.
L’incidenza della Sclerosi laterale amiotrofica nei calciatori è molto più alta rispetto alla popolazione generale.
Tra i potenziali fattori di rischio, la ricerca rende plausibile l’ipotesi dell’esposizione ambientale legata all’uso di pesticidi sui campi da gioco o al coinvolgimento dei cianobatteri [articolo tratto da “The sinister side of Italian soccer”, tradotto e disponibile su “Ecoscienza”, numero 5/6 anno 2011 a firma Davide Manucra, ARPA, Emilia Romagna].


SLA e calcio: il doping come fattore di rischio?

SLA e calcio

Uno studio del 2009 condotto su 7325 calciatori italiani di serie A e B, che hanno giocato tra le stagioni 1970-71 e 2001-02, ha riportato un incremento dell’incidenza di mortalità da Sla 16 volte più alta rispetto alla popolazione generale.
I dati relativi ai 24.000 calciatori provengono da uno studio condotto a seguito di un’inchiesta ordinata dal Pubblico ministero di Torino Raffaele Guariniello nel 1999 sugli effetti a lungo termine del doping nel calcio italiano, anche a seguito delle dichiarazioni di un allenatore sulla diffusione di farmaci illegali tra i calciatori.

Tali dati hanno stimolato un’intensa ricerca, per identificare i potenziali fattori di rischio per la Sla nei calciatori.
Alcuni studi epidemiologici hanno indagato la relazione tra Sla e massa corporea, giungendo alla conclusione che i soggetti di costituzione magra e basso indice di massa corporea sembrano essere più a rischio.
È stato considerato il ruolo dell’uso illecito di sostanze per migliorare la performance atletica e dell’abuso di farmaci.

Uno studio del 2005 ha riportato che l’80% dei calciatori italiani ha ammesso l’assunzione di integratori, il 50% l’uso di farmaci antiinfiammatori non steroidei e più del 70% l’uso di analgesici. Tuttavia, anche il ciclismo è caratterizzato da un impiego notevole di sostanze sia legali che illegali, pertanto l’uso e l’abuso di farmaci e altre sostanze sembra difficilmente correlabile all’insorgenza di Sla nei calciatori.

SLA e calcio: c’è correlazione con i traumi subiti?

SLA e calcio

Evidenze molto contrastanti sono, invece, emerse per quanto riguarda l’associazione tra attività fisica, traumi e Sla.
Lo studio del 2009 sui 7.325 calciatori italiani ha evidenziato che l’incidenza di Sla è maggiore nei centrocampisti, che si caratterizzano per maggiore capacità aerobica e maggiore massa magra.
Tuttavia, uno studio che ha coinvolto giocatori di pallacanestro, ciclisti e calciatori ha rilevato casi di Sla solo tra i calciatori, nonostante i ciclisti abbiano una capacità aerobica più alta.

In merito all’associazione tra Sla e traumi durante l’attività sportiva, uno studio pubblicato nel 2007 ha analizzato l’incidenza di Sla su 3.891 giocatori della National Football League (Nfl) degli Usa, caratterizzati da un’intensità di traumi decisamente superiore al calcio.
I risultati hanno evidenziato 8 casi di Sla, con un’incidenza di ben 40 volte più alta che nella popolazione generale.

Tuttavia, lo studio che ha coinvolto giocatori di pallacanestro, ciclisti e calciatori non ha osservato casi di Sla nei giocatori di pallacanestro, nonostante questi abbiano una frequenza di traumi comparabile a quella dei calciatori, escludendo i colpi di testa.
In merito ai neurotraumi, le evidenze scientifiche non sono chiare e alcuni studi non hanno confermato un’associazione con la Sla.

Ad esempio, uno studio pubblicato nel 2007 ha riportato 3 casi di calciatori amatoriali morti per Sla nel Sud dell’Inghilterra. Lo sviluppo di Sla è stato contemporaneo. Due dei calciatori non avevano quasi mai eseguito colpi di testa (uno per la bassa statura e l’altro per i frequenti mal di testa) e nessuno dei tre utilizzava farmaci o altre sostanze illegali.

Queste osservazioni indicano, quindi, che fattori correlati all’attività fisica e ai traumi non possono essere i soli responsabili dell’insorgenza di Sla.

SLA e calcio: il pericolo nascosto

SLA e calcio

Una caratteristica distintiva dei calciatori è il continuo contatto con l’erba dei campi, la cui manutenzione richiede l’utilizzo di erbicidi, defolianti e insetticidi. I calciatori sarebbero, quindi, caratterizzati da un’esposizione ambientale a queste sostanze paragonabile all’esposizione professionale degli agricoltori e diversi studi hanno rilevato un incrementato rischio di Sla tra gli agricoltori.
L’esposizione ai pesticidi sui campi di calcio può avvenire attraverso le abrasioni cutanee che si creano durante il gioco oppure grazie alla pressione transdermica che si crea quando la palla colpisce le gambe.

Ciò permette di ipotizzare che:

  1. calciatori che condividono lo stesso campo di gioco, trattato con pesticidi, condividano anche lo stesso aumentato livello di rischio;
  2. giocatori impegnati in un intenso sforzo fisico, ma senza contatto con i pesticidi (ad esempio, i giocatori di hockey su campi “Astroturf ”, un’erba sintetica prodotta dalla Monsanto) non dovrebbero avere un rischio incrementato di Sla, nonostante livelli di attività fisica simili.

L’evidenza che ciclisti e giocatori di pallacanestro (che non sono a contatto con l’erba) non hanno un incrementato rischio di Sla e che, invece, i giocatori della Nfl americana sono ad alto rischio supporta questa ipotesi.

SLA e calcio: i cianobatteri

SLA e calcio

Negli ultimi anni si è fatta strada anche l’ipotesi del coinvolgimento dei cianobatteri. Essi sono in grado di colonizzare qualunque tipo di habitat, dall’acqua fresca alle acque ipersaline e calde, dal deserto ai ghiacci polari.
Sono in grado di tollerare anche quegli ambienti, come appunto i campi da calcio, soggetti a cicli di secco e umido.

I cianobatteri sintetizzano la beta-N-metilamino-L-alanina, una sostanza fortemente neurotossica che sembrerebbe coinvolta nella genesi della Sla. Un’infezione batterica potrebbe, quindi, essere implicata nella genesi della Sla e favorita dalla fase di recupero che segue l’esercizio fisico, caratterizzata da un’alterazione della capacità adattativa del sistema immunitario, che offre una finestra per potenziali patogeni.

In conclusione, se si escludono doping, traumatismi cronici e intensa attività fisica, il campo da gioco rappresenta al momento il solo fattore comune al calcio e agli altri sport praticati dai giocatori morti di Sla negli Usa, in Italia e in Inghilterra.

 

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