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SLA e calcio: fattori di rischio (parte 1)

La Sclerosi Laterale Amiotrofica, terribile malattia degenerativa a carico del primo motoneurone, è una patologia purtroppo diventata molto attuale nel panorama sportivo italiano e internazionale.
La “stronza”, così ribattezzata dall’indimenticato calciatore della Fiorentina e del Milan Stefano Borgonovo, sembra colpire in modo preferenziale gli atleti professionistici.

Cos’è la Sclerosi Laterale Amiotrofica?

C’è una correlazione positiva tra SLA e Calcio?


Cos’è la SLA?

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La SLA è una rara e devastante patologia neurodegenerativa di eziologia sconosciuta, in cui si osserva la progressiva perdita di motoneuroni a livello della corteccia motoria e delle corna anteriori del midollo spinale. Viene anche chiamata malattia di Lou Gehrig, dal nome del giocatore di baseball dei New York Yankees, morto di Sla nel 1941.

I motoneuroni sono le cellule deputate alla trasmissione degli impulsi motori. Col progredire della patologia, si osserva una riduzione della trasmissione, con conseguente atrofia e paralisi dei muscoli volontari. Ciò comporta paralisi completa degli arti, difficoltà nella masticazione, nella deglutizione e nel linguaggio fino ad arrivare alla morte del paziente per paralisi respiratoria.

La SLA è una patologia relativamente rara; non vi è una sicurezza assoluta sui numeri della malattia, ma si ritiene che, per quanto riguarda il nostro Paese, siano circa 5.000 le persone affette attualmente sclerosi laterale amiotrofica.
Secondo i dati riportati dall’AISLA, l’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, l’incidenza della patologia è di 3 casi ogni 100.000 abitanti, mentre la prevalenza è di 10 casi ogni 100.000 abitanti.

La patologia sembra colpire in egual misura sia i soggetti di sesso maschile che quelli di sesso femminile.
La fascia di età maggiormente interessata dalla sclerosi laterale amiotrofica è quella che va dai 40 ai 70 anni circa; si registrano comunque casi di malattia in fasce di età più giovani (17-20 anni) e più vecchie (70-80 anni).

La SLA è una patologia molto complessa che comporta un radicale cambio di vita, sia per il malato, sia per i suoi familiari; chi è affetto da SLA è infatti destinato, a lungo andare, alla perdita della propria autosufficienza, cosa che lo costringerà, com’è facile intuire, a ricorrere all’aiuto delle altre persone per il soddisfacimento di bisogni anche minimi [Albanesi.it].

A differenza di altre patologie neurodegenerative, la malattia non incide sulle facoltà cognitive del soggetto.
Il decorso medio della patologia è di circa tre anni; la morte è provocata quasi sempre per insufficienza respiratoria.

Quali sono le cause della SLA?

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Le cause della SLA sono molteplici:

  1. Eccesso di glutammato
    Il glutammato è un aminoacido che svolge una funzione di trasporto dei messaggi fra neuroni; alcuni ricercatori hanno avanzato l’ipotesi che un eccesso di tale sostanza danneggi gravemente i neuroni; nel cervello, dopo aver svolto le proprie funzioni, il glutammato viene riassorbito da una specifica proteina; si sospetta che un errato funzionamento di questa proteina provochi un mancato riassorbimento
  2. Mutazioni e predisposizioni genetiche
    Alcune mutazioni di un particolare gene sono presenti in circa il 20% dei casi di SLA sporadica; secondo alcuni autori, la predisposizione genetica è una causa decisamente più importante rispetto a eventuali fattori ambientali.
  3. Carenza di fattori di crescita
    Alcuni autori ipotizzano che la carenza di queste sostanze, prodotte in modo naturale dall’organismo umano, possa essere uno dei motivi di insorgenza della malattia; queste sostanze, infatti, facilitano la crescita dei nervi e i contatti tra i neuroni motori e le cellule dei muscoli.
  4. Fattori tossico – ambientali
    Esistono diverse sostanze (come alluminio, mercurio, piombo, pesticidi agricoli ecc.) che sono responsabili di danni alle cellule nervose, ivi compresi i neuroni motori; nella seconda parte dell’articolo (uscita 17 Aprile) una ricerca approfondirà la correlazione tra i trattamenti del manto erboso e l’insorgere della patologia [Albanesi.it].

 

Quali sono i sintomi della SLA?

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La SLA si manifesta generalmente in modo molto graduale e i sintomi, nelle fasi iniziali, vengono spesso confusi con quelli di altre patologie di minore gravità. Spesso, Inizialmente, il soggetto avverte uno stato di debolezza muscolare di tipo generale; in seguito si può notare una riduzione della massa muscolare. Frequentemente si avvertono crampi e rigidità degli arti.
Alcune persone avvertono lievi difficoltà nell’articolare le parole.

La debolezza muscolare tende nel tempo ad aggravarsi e non è infrequente che la persona faccia cadere gli oggetti che tiene in mano e abbia difficoltà nell’uso delle gambe tant’è che non sono infrequenti le cadute. Man mano che la malattia progredisce si fanno sempre più difficoltosi anche i movimenti di solito molto semplici, abbottonarsi gli abiti, utilizzare un cacciavite, girare la chiave nella serratura ecc.

Diventa sempre più difficile e faticoso parlare e si avverte un cambiamento anche nel timbro di voce. Una volta coinvolte le corde vocali i suoni diventano sempre meno percettibili. Con il peggiorare della sintomatologia molti soggetti diventano depressi o comunque emotivamente labili. Si arriva poi al coinvolgimento dei muscoli della deglutizione e della respirazione e per il soggetto è più difficoltoso mangiare e provano affanno anche dopo sforzi di lieve entità.

Nelle fasi più avanzate della malattia la persona perde la sua autosufficienza e deve essere assistita in tutto e per tutto.
La respirazione deve essere supportata da una macchina.
Nella maggior parte dei casi la morte è provocata quasi sempre da insufficienza respiratoria[Albanesi.it].

SLA e calcio: Stefano Borgonovo

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Stefano ha esordito in Serie A pochi giorni prima del suo diciottesimo compleanno, il 14 marzo 1982 con la maglia del Como contro l’Ascoli. Nelle due stagioni seguenti ha giocato sempre con i lariani fra i cadetti, per passare nel 1984 alla Sanbenedettese con cui disputa un campionato segnando 13 gol. Torna l’anno seguente al Como, in Serie A, disputando un’altra stagione con 10 gol, a cui seguono altre due annate tra gli azzurri.

La Fiorentina
Nel 1986 viene acquistato per 4 miliardi di lire dal Milan, che lo lascia al Como per altre due stagioni e successivamente lo gira in prestito alla Fiorentina. In maglia viola forma una coppia d’attacco con Roberto Baggio, soprannominata “B2”.
I due giocatori realizzano 29 dei 44 gol totali messi a segno in campionato dalla Fiorentina: 14 per Stefano Borgonovo, 15 per Roberto Baggio.

Un suo gol di testa al 90′ su corner di Baggio regala ai viola la vittoria per 2-1 sulla Juventus, e un’altra rete all’85’ sancisce il 4-3 contro l’Inter capolista e futura campione d’Italia: Borgonovo intuisce il retropassaggio di Beppe Bergomi a Walter Zenga, lo intercetta con uno scatto fulmineo e deposita la palla in rete.

Al termine della stagione il Milan, proprietario del cartellino di Borgonovo, richiama l’attaccante a Milano. Borgonovo vorrebbe restare a Firenze, città alla quale è ormai legatissimo: insiste quindi con Adriano Galliani affinché gli venga concesso almeno un altro anno di prestito, ma la sua richiesta non viene esaudita.

Il Milan
Rientrato al Milan, segna un gol nel 3-0 contro il Cesena alla prima di campionato e una tripletta al Galatasaray in amichevole. Dopo due mesi si infortuna gravemente al ginocchio.
Operatosi a Firenze per sua volontà, rientra in tempo per dare il suo contributo nella vittoria finale in Coppa dei Campioni, segnando gli unici due gol in trasferta della squadra (ad Helsinki e in semifinale contro il Bayern Monaco).
Nelle due partite di semifinale contro il Bayern Monaco, all’andata il Milan passa in casa per 1-0 con un rigore di Marco van Basten fischiato per un fallo su Borgonovo, mentre al ritorno segna il gol in trasferta che, nonostante la sconfitta per 2-1, spinge il Milan verso la finale.

Al termine della stagione torna alla Fiorentina nel frattempo passata a Mario Cecchi Gori, che come primo acquisto annuncia proprio Borgonovo,  per 8 miliardi di lire. Dopo due stagioni (42 presenze e 7 gol tra campionato e Coppa Italia), nel 1992 lascia la Fiorentina e si trasferisce al Pescara. A Pescara segna 9 gol, retrocedendo a fine stagione.

A gennaio dell’anno successivo, durante il mercato di riparazione, Borgonovo torna in Serie A passando all’Udinese con cui segna 5 gol in 12 partite, tra cui la sua ultima doppietta in Serie A nella sfida salvezza contro la Cremonese (3-3) che non basta ad impedire la retrocessione della squadra friulana.
Proprio a Udine chiude nel 1996 la carriera, dopo la parentesi di un anno al Brescia: nelle ultime due annate non riesce mai ad andare in gol.

La “Stronza”
Il 5 settembre 2008 annuncia di essere stato colpito, come accaduto ad altri calciatori, dalla sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e di non essere in grado di parlare se non per mezzo di un sintetizzatore vocale.
La notizia raggiunge anche il ritiro della Nazionale, in quella data impegnata in vista della preparazione a due incontri di qualificazione alla Coppa del Mondo di calcio del 2010, dove Gianluigi Buffon e Fabio Cannavaro si dicono preoccupati perché negli ultimi anni molti calciatori ritirati sono stati colpiti e uccisi dalla SLA (tra cui il giovane Lauro Minghelli, Adriano Lombardi, Albano Canazza, Piergiorgio Corno e Gianluca Signorini) [wikipedia].

SLA e calcio professionistico: sussistono effettivi fattori di rischio?

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Nella seconda parte del contributo (SLA e calcio: fattori di rischio parte 2, in uscita il 17 Aprile), si tratterà dell’alta incidenza di sclerosi laterale amiotrofica (Sla) nei calciatori italiani. In particolare, su 24.000 calciatori professionisti che hanno giocato tra il 1960 e il 1996 in serie A, B e C, 8 sono morti di Sla.


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