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Spazio e Tempo di gioco: progressione didattica per Scuole Calcio

Secondo uno degli allenatori più vincenti e carismatici di sempre, il calcio è composto da tre semplici elementi: tecnica, spazio e tempo.
Spazio e tempo sono inversamente proporzionali al primo: più il livello tecnico dei giocatori è elevato, meno questi necessitano di ampi spazi di gioco o tempi dilatati.

“Quando si affronta una squadra che concede spazio e tempo è molto più facile giocare a calcio” sostiene José Mourinho.
Quando l’avversario è accorto e organizzato, allora è la nostra squadra a dover essere abile a crearsi le opportunità necessarie per finalizzare.

Spazio e tempo sono elementi (variabili) controllabili e manipolabili: il calciatore moderno e intelligente è in grado di ricavarsi lo spazio e il tempo necessario attraverso i suoi movimenti e sfruttando quelli dei propri compagni.
Una progressione didattica mirata permette di allenare la percezione dello spazio e del tempo di gioco in relazione al movimento di compagni e avversari: partendo da diversi giochi popolari (Piccoli Amici) si arriva lentamente a una organizzazione dello spazio strutturata su figure geometriche semplici e zone aperte e classificate.

Spazio e Tempo di gioco: il punto di arrivo

Una precisazione è d’obbligo: l’obiettivo di questo articolo non è fornire soluzioni di gioco standard, più o meno efficaci.
Esso vuole semplificare lo spazio di gioco in relazione al tempo e ai movimenti di compagni e avversari in modo da fornire punti di riferimento stabili ed efficaci per agevolare l’apprendimento del giovane calciatore.

E’ di fondamentale importanza che egli comprenda che lo spazio può essere strutturato in modo semplice e che tali spazi possano essere liberati e occupati da sé stesso o dai suoi compagni in tempi differenti.
Le dimensioni dei diversi spazi è in relazione all’età dei partecipanti e alle loro abilità tecniche/fisiche/motorie; le soluzioni proposte non sono le uniche possibili, ma rappresentano una semplificazione attuata dallo staff di Mental Football.

Come avviene in tutte le proposte/esercitazioni, esse possono essere modificate e migliorate grazie al più grande valore che ciascun formatore/allenatore possiede: la propria creatività.

La “H” Mental Football crea spazi di gioco

H

Come da disegno, i tre segmenti che compongono “H” dividono lo spazio in 4 settori/zone:

  • uno spazio vicino, denominato “corto“;
  • uno spazio lontano, denominato “lungo“;
  • due zone laterali, denominate “fuori: una a destra e una a sinistra.

In questo esempio, il sistema di gioco preso a riferimento è composto da 4 centrocampisti (11, 4, 8, 7) e 2 attaccanti (9 e 10).
Questa proposta, di complessità medio-elevata, è indicata per gruppi Esordienti e superiori.
Come anticipato sopra, essa non vuole fornire “dettami precisi di gioco”, ma vuole stimolare i giovani calciatori alla percezione e comprensione dei diversi spazi e tempi di gioco, in relazione al movimento di compagni.

L’esercitazione prende il via con un semplice “giropalla” che coinvolga tutti i centrocampisti: al segnale dell’allenatore prende il via l’azione d’attacco.
In questo caso, il via viene dato (come da immagine) quando il pallone giunge al giocatore numero 7.

L’attaccante più vicino “comanda”; egli può decidere che spazio attaccare:

  1. va incontro al portatore e occupa la zona “fuori”;
  2. si sposta sul “corto”;
  3. attacca la sua profondità muovendosi sul “lungo”.

La direttiva principale prevede che tutti gli spazi siano occupati da almeno un giocatore e che uno rimanga in posizione di sostegno: questo permette al portatore di palla numerose soluzioni di passaggio codificate e collettivamente riconosciute.

In questo caso riportiamo il primo esempio: l‘attaccante numero 10 si muove nello spazio del portatore di palla (FUORI).

spazio e tempo di gioco (primo)

In questo caso, il portatore di palla può creare delle combinazioni con il giocatore numero 10.
L’attaccante più vicino (10) rappresenta la prima possibilità di gioco e per questo prende il nome di giocata sul “primo tempo di gioco“.
Il centrocampista (8) si muove in posizione di sostegno.
Il movimento di “10” crea “nuovo spazio” per il suo compagno di reparto e per l’inserimento dell’altro centrocampista tra le linee (4).

Spazio e tempo di gioco (secondo)

L’attaccante più vicino al portatore di palla, mossosi sul “primo tempo di gioco”, ha creato spazi per l’inserimento dell’altro attaccante (9, “lungo”) e del centrocampista (4) sul “corto”.
Queste due soluzioni rappresentano proposte di collaborazione effettuate sul “secondo tempo di gioco“.

I movimenti dei compagni creano spazi nuovi per il centrocampista opposto al portatore (11) che si muove sul “terzo tempo di gioco“, come mostrato nella figura sottostante.

Spazio e tempo di gioco (terzo)

I sistemi di gioco possono essere modificati, così come le dimensioni degli spazi indicati e le tipologie di giocate: questa particolare codifica è stata realizzata per facilitare la comprensione di spazio e tempo di gioco in relazione a compagni e avversari.

Nel nostro prossimo libro “Spazio e Tempo di gioco: progressione didattica per Scuola Calcio e Settore Giovanile” puoi trovare numerose proposte di allenamento/gioco per tutte le categorie: dai Piccoli Amici agli Allievi.
Una completa progressione didattica che trova origine nei giochi della tradizione popolare e arriva all’occupazione funzionale dello spazio utilizzando in principali sistemi di gioco.
Queste e molte altre proposte le puoi trovare su MFA, la prima applicazione per creare sedute di allenamento secondo la metodologia belga Globale-Analitico-Globale: provala GRATIS su mfa.mentalfootball.com.

Spazio e Tempo di gioco: il punto di partenza

spazio-e-tempo-di-gioco2

Nel gioco, nello sport e nella vita esistono spazio e tempo.
Qualsiasi ambiente o contesto può essere organizzato sulla base dei principi di spazio e tempo: c’è sempre un “vicino” e un “lontano”, un “dentro” e un “fuori”, un “prima, dopo, durante”.

I “quattro cantoni” rappresentano l’atomo dei movimenti di gioco, in relazione a spazio e tempo.
Qui, infatti, io-giocatore devo cercare di occupare la base lasciata libera dal compagno, oppure di liberarla affinché possa essa stessa essere occupata da un altro partecipante.

Non c’è nulla di più semplice.
La “tattica” non rappresenta, forse, la strategia di una squadra in relazione allo spazio, al tempo e al movimento di compagni e avversari?
Qualcuno sostiene che non si possa fare “tattica” con i piccolini: con i “quattro cantoni” gettiamo le basi per un pensiero tattico.
I bambini imparano a fare i movimenti degli adulti, solo che non se ne accorgono.

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5 Responses
  1. Parisi

    Complimentandomi comunque per l’impegno che ci mettete, mi sembra che siano,proposte vecchie e superate , ormai il calcio è più avanti di tutto ciò , i quattro cantoni mi appaiono come un offesa al livello dei ragazzi di oggi , abbiamo di fronte una generazione più sveglia ed “immediata” e giustamente pretendono proposte più stimolanti. Grazie

    1. Grazie per i tuoi complimenti e sono molto contento che questo post abbia aperto importanti spunti di discussione.
      La proposta “quattro cantoni” è rivolta a bimbi molto piccoli (5/6 anni): rappresenta , a mio parere, la massima semplificazione dell’allenamento dei concetti di “spazio, tempo e comportamento dei compagni”.
      Mi permetto di consigliarti un libro “Joy of Moving”,realizzato da un team di ricercatori dell’università di Roma coordinati dalla dott.ssa Caterina Pesce.
      In questa pubblicazione vengono sottolineati gli importanti progressi “motori/cognitivi/percettivi” determinati dal proporre ai bambini giochi derivati dalla tradizione popolare.
      Sulla proposta di suddivisione dello spazio cosa ne pensi?

  2. Francesco Ghedini

    La proposta è ben strutturata Ci sono tre piccole variazioni che possono avvicinare il “gioco” alla realtà : 1 – Inserire i una zona intermedia tre oppositori che possono intervenire solo sulle linee di passaggio e successivamente, sul primo controllo del ricevente rincorrono per difendere ( Avvicina alla realtà la gestione delle linee di passaggio e i tempi di realizzazione della giocata); 2 – Il “via alla giocata” avviene sul contatto visivo e sull’orientamento del primo controllo in avanti del giocatore che si orienta in avanti per” innescare il gioco” ( in partita non c’è il tecnico che da” il via”- 3 – Il primo movimento di smarcamento ( comunicazione con il movimento e che pertanto ” informa tutta la giocata” lo deve fare il giocatore più avanzato . Il movimento del giocatore più vicino alla palla informa la giocata ma perde di vista gran parte dello sviluppo dei giocatori avanzati , in primo luogo del giocatore dietro !

    1. Ciao Francesco, ottimi spunti.
      1 – condivido in pieno l’inserimento di oppositori in un’ottica di progressione didattica: dalla risoluzione semplice (senza difensori, ma con un tempo massimo per la finalizzazione) a soluzioni “via via” più reali.
      2 – il movimento (gesto tecnico) come comunicazione non verbale è l’ideale; molto meglio che un segnale “verbale” (anche se mi piace l’idea di utilizzare parole chiave condivise impiegabili anche in gara; sono d’accordo con te: il “via” non mi piace, ma nel post rendeva l’idea in modo più veloce).
      3 – per semplificare la codifica dei movimenti, un giocatore deve dare inizio alla “danza dei movimenti”; con un attaccante centrale il problema non si pone, con due attaccanti (come nell’esempio) abbiamo deciso di far muovere l’attaccante più vicino alla palla in quanto quello dietro ha una visione maggiore di quello che avviene e si può adattare di conseguenza.
      Ottime considerazioni: appena sarà pronto il contributo te lo invieremo per avere un tuo parere!
      Grazie!

  3. marco

    Complimenti per l’articolo, volevo dirvi che trovo molto efficace questo modo di lavorare coi giovani; “Spazio e Tempo di gioco: progressione didattica per Scuola Calcio e Settore Giovanile”
    lo aspetto con ansia, l’avete già pubblicato? Trovo che sia un ottimo spunto su cui lavorare per far crescere i ragazzi nel calcio.

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