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Problem Solving nel calcio: il metodo di Paulo Sousa

La capacità di problem solving nel calcio è l’attitudine del giocatore a risolvere situazioni di gioco: il calciatore analizza i dati percettivi provenienti dal contesto di gioco (comportamento di avversari e compagni), li analizza e mette in atto azioni motorie e strategie per superare le difficoltà.
Ma andiamo più a fondo.

Cos’è il problem solving nel calcio?

Quali sono le proposte di allenamento più adatte a stimolare questa capacità?

Cos’è e come si allena la presa di decisione?

Velocità di pensiero e Problem Solving nel calcio

Problem Solving nel calcio

L’essere umano è portato a risolvere i problemi: analizza i dati percettivi proveniente dall’ambiente, li analizza e mette in atto azioni motorie e strategie per superare le difficoltà, siano esse sportive o “quotidiane”.
Questa capacità prende il nome di Problem Solving ; nel calcio, la risoluzione di un problema è data dall’interpretazione del comportamento degli avversari, in relazione al proprio agire e a quello dei compagni di squadra.

La situazione problematica può essere definita come un momento di transizione dell’individuo da uno stato di “non conoscenza” a uno stato di “conoscenza” dell’ambiente circostante. Questo termine inglese indica un processo, un insieme di azioni e di strategie che l’individuo mette in atto per superare le difficoltà che incontra in un dato momento.

Per certi versi può essere paragonato a un’efficace percorso di evoluzione e di adattamento: il soggetto manopola le variabili per modellare il contesto a proprio vantaggio.

Problem Solving e Apprendimento: quali differenze?

“Il processo di apprendimento comune implica un automatico ricorso a procedure innate o precedentemente acquisite davanti a un problema analogo a un altro già noto, mentre il problem solving è una sequenza di operazioni cognitive al termine della quale si arriva invece ad una soluzione precedentemente sconosciuta.

È facile ricorrere all’esempio di risoluzione di un problema matematico.
Se lo studente si limita alla meccanica applicazione di formule apprese e di ricette preconfezionate, sarà in grado di risolvere solo problemi eguali ad altri già noti.

Nel caso del problem solving, invece, non solo ci si trova davanti a un problema che non è direttamente riconducibile a uno analogo, ma non si è in possesso in anticipo della formula che fornisce il risultato corretto.
Tale formula sarà trovata al termine di un percorso di ricerca in varie tappe, dalla riduzione del problema in parti più semplici e più facilmente risolvibili all’assunzione di nuovi punti di vista e di diverse direzioni possibili” [Treccani.it].

Addestramento e Problem Solving nel calcio: dove-come-cosa-quando?

Problem solving nel calcio

L’addestramento tecnico è fondamentale nel calcio: la tecnica rappresenta lo strumento principe per poter risolvere “situazioni di gioco” attuando azioni individuali e strategie condivise efficaci.

L’addestramento, così come l’apprendimento, permette di utilizzare procedure meccanicamente apprese in precedenza e replicarle funzionalmente in una situazione di gioco nota, un evento già incontrato in precedenza.
Il calcio è uno sport situazionale in cui si susseguono situazioni di gioco simili tra loro, a volte anche molto, ma raramente si incontrano momenti di gioco perfettamente identici.

Le situazioni di “1 contro 1” possono somigliarsi, ma in realtà differiscono profondamente in quanto si modificano le caratteristiche psicologiche e fisiche dei due contendenti.
Nel “computer” (cervello) di ciascun giovane calciatore non può essere semplicemente presente un file “finta 001″, avente particolari caratteristiche”; essa deve essere in grado di sviluppare differenti strategie di azione determinate dal continuo confronto tra le proprie e altrui abilità.

Come si deve comportare l’attaccante quando incontra un difensore più veloce di lui? E quando ne incontra uno più lento?
Dal rapporto tra punti di forza (propri) e punti deboli (altrui) fiorisce la strategia vincente ed efficace.

Il semplice addestramento tecnico deve, di conseguenza, essere affiancato da esercitazioni che siano in grado di riprodurre in modo fedele la variabilità che caratterizza il contesto di gara.
Questo permette al giocatore intelligente di affinare le proprie abilità tecniche e al contempo di stimolare le proprie capacità decisionali e di problem solving.

Un semplice esempio.

Il cambio di direzione è un gesto tecnico molto frequente e utile per un giocatore, qualunque sia il suo ruolo,
Tale gestualità tecnica può essere effettuata secondo differenti modalità: utilizzando la suola dietro la gamba d’appoggio, oppure con la suola davanti alla gamba di appoggio, eseguendo un taglio con l’esterno del piede o con realizzando un taglio con l’interno del piede.

Questo è semplice addestramento meccanico.
Ma quando è utile utilizzare un atto motorio/tecnico, piuttosto che un altro?

La perfetta esecuzione di un dato gesto tecnico rappresenta l’addestramento; l’apprendimento di nozioni, in questo caso motorie, che il giovane atleta è riuscito a padroneggiare grazie a correzioni direttive e ripetizioni.
Il cambio di direzione può essere paragonato alla formula matematica, appresa mnemonicamente, necessaria per risolvere un dato problema.

La direzione di attacco di un avversario può rappresentare una “funzionale variabile situazionale”, fedele al contesto di gara, che diversifica il problema e richiede al giocatore di ricercare la soluzione più efficace nel proprio database.

Problem solving nel calcio

Il cambio di direzione più efficace diviene quello che permette al portatore di proteggere il pallone dall’avversario, utilizzando il proprio corpo. I due cambi di direzione diversi (suola davanti alla gamba d’appoggio/suola dietro alla gamba d’appoggio) diventano strumenti efficaci per risolvere una piccola soluzione problematica (evitare che l’avversario sottragga il pallone al portatore).

Il giocatore in possesso del pallone percepisce la direzione di provenienza dell’avversario, analizza i dati e decide quali azioni compiere (PAD: Percezione – Analisi – Decisione).
Sono propedeutiche per questo obiettivo tutte le proposte in cui si è chiamati a fare una scelta, in relazione a delle variabili (es. il mio avversario fa così…io allora…).

Paulo Sousa e la presa di decisione

Problem Solving nel calcio

“Voglio che i miei ragazzi siano in grado di prendere la decisione giusta in qualsiasi momento della partita; cerchiamo di allenare questa capacità in ogni allenamento”.

Questo è un estratto del “Paulo Sousa pensiero” preso da un’intervista rilasciata ai microfoni di Premium Calcio.

Il calcio è anche fatto di facili entusiasmi e mode del momento.
Ora va per la maggiore la Periodizzazione Tattica, un “nuovo” modello di allenamento codificato da Vitor Frade, professore in pensione dell’Università di Oporto e attuale direttore metodologico del FC Porto.

Secondo il Prof. Frade, ” la periodizzazione tattica è una metodologia di allenamento che pone l’enfasi sull’assimilazione di una forma di gioco e dei suoi principi durante la fase di possesso, durante la fase di non possesso e durante i tempi di transizione.
Con la periodizzazione tattica si lavora sempre in specificità, senza dare importanza ad esercizi analitici e ad esercitazioni decontestualizzate.
Per questo motivo non ha niente a che vedere con l’allenamento fisico e tecnico decontestualizzato dal modello di gioco” [Perarnau Magazine].

Mode, si diceva.
Sicuramente c’è davvero poco di innovativo. Già Helenio Herrera, allenatore della grande Inter degli anni ’60, considerava l’allenamento come un metodo per preparare il calciatore da un punto di vista fisico, tecnico, tattico e mentale.

Ciascuna squadra ha una propria e determinata organizzazione tattica (il modo di occupare lo spazio di gioco) che deve essere compresa e condivisa da tutti i componenti del gruppo.
All’interno di questi confini il calciatore intelligente delinea i propri “gradi di libertà“; egli ha il diritto/dovere di esprimere la propria creatività, il proprio estro e il proprio talento prendendo le decisioni più giuste ed efficaci per raggiungere obiettivi collettivi.

La presa di decisione guida le “giocate tecnico/tattiche” di ciascun calciatore, all’interno di un contesto organizzato.

Cos’è la presa di decisione (decision making)?

La decisione è la scelta di intraprendere un’azione, presa da un singolo individuo o da un gruppo. Essa si struttura in due momenti distinti:

  • la deliberazione, nella quale il decisore prende in considerazione le varie opzioni e valuta le motivazioni pro e contro ciascuna di esse,
  • la scelta, ossia la selezione di un’opzione, tra quelle prese in considerazione, in base all’esito della valutazione effettuata [wiki].

In ogni momento di gara, ciascun calciatore è chiamato ad effettuare una scelta, indipendentemente sia esso in possesso del pallone, sia un compagno del portatore di palla o sia un giocatore della squadra difendente.

Agire/non agire.
E se si sceglie l’azione, è necessario ponderare accuratamente la scelta tra la vasta gamma di possibili comportamenti.
Tale scelta è mediata dall’esperienze vissute precedentemente dal giocatore stesso e risulta tanto più accurata e funzionale se allenata durante la settimana mediante esercitazioni specifiche.

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1 Response
  1. Beatrici Devis

    Articolo molto interessante che condivido in toto.
    Progettare un percorso progressivo atto a formare un bagaglio tecnico tattico funzionale al problem solving e alla presa di decisione credo sia l’essenza per ogni settore giovanile e per ogni allenatore. E all’interno di questo contesto ci sono diverse esercitazioni che non devono essere necessariamente “moderne e/o complicate” ma molto reali alle situazioni di gioco!!
    Vi seguo e continuerò a farlo! Complimenti!
    Beatrici Devis

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