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Come diventare formatore di Giovani Calciatori

La seduta di allenamento è un momento fondamentale per la crescita individuale e sportiva del giovanissimo atleta.

Così come è fondamentale analizzare e selezionare gli obiettivi di “training” a breve, medio e lungo termine, è molto importante quando non indispensabile conoscere e valutare le aspettative e gli obiettivi degli attori coinvolti nello sport: il formatore, la società, il “piccolo calciatore” e la sua famiglia.

Crescita e formazione possono verificarsi soltanto quando c’è condivisione di intenti e di strategie formative tra tutti i soggetti sopracitati.

La società vuole vincere, il formatore vuole (ahimè) vincere, il genitore vuole vincere, il bambino vuole vincere; tra questi, uno soltanto sta facendo la cosa giusta.
La competizione è innata nell’uomo; fin da piccoli ci si “sfida” per qualsiasi cosa: una gara di velocità, di forza, di intelligenza. Il bambino si diverte nel competere: il divertimento è nella gara stessa e non nel suo esito; la vittoria e la sconfitta sono momenti effimeri di intervallo tra un gioco e l’altro (tra una competizione e l’altra).

Il formatore (allenatore/istruttore) non dovrebbe voler vincere: o meglio, la vera vittoria è rappresentata dal grado di autonomia decisionale che riesce a far sviluppare nei suoi piccoli “allievi”.
Il formatore vincente è quello che crea individui indipendenti capaci di adattarsi plasticamente al contesto e di produrre soluzioni vincenti a problemi collettivi.

La Società Sportiva si occupa (dovrebbe occuparsi) di formare “formatori e genitori”: spesso si manda in campo degli operatori che non hanno i requisiti sufficienti e necessari per permettere ai giovani sportivi di esprimere al meglio le proprie potenzialità; la maggior parte delle volte si pretende che le famiglie sviluppino autonomamente un’etica sportiva adatta al periodo di formazione senza che vengano loro dati gli strumenti necessari.

La famiglia di Marco lo iscrive a Scuola Calcio; nessuno dei due genitori ha avuto esperienze sportive calcistiche e osservano Marco giocare la sua prima partita, il sabato pomeriggio.
Né papa né mamma conoscono la regola dei “tre tempi”, nessuno dei due sa che il risultato è determinato dalla vittoria dei tempi di gioco stessi; entrambi non sanno che “tutti devono giocare almeno un tempo”, ma soprattutto ignorano che la vera vittoria nel periodo della formazione è data da parametri che discostano dal mero risultato.

Vincere non è la meta; la competizione è essenziale in quanto tale e prescinde dal risultato stesso.
Forse alcuni genitori ignorano che non esiste un campionato, se non per i giornaletti del lunedì.

La formazione è la “chiave di volta” in qualsiasi livello e da qualsiasi parte si voglia esaminare il problema.

“Formare il formatore” significa metterlo nelle condizioni di poter operare al meglio per permettere lo sviluppo di talenti e potenzialità; formare vuol dire dargli degli strumenti che agevolino il suo tutt’altro che facile compito e che si adattino e completino fantasia, competenze ed esperienze del formatore stesso.


Il divertimento è la chiave: tutti gli individui giocano, a qualsiasi età e latitudine; anche gli animali lo fanno.
Attraverso il gioco si sviluppano competenze fondamentali per l’evoluzione e la sopravvivenza e il gioco stesso diviene momento di training per elaborare strategie di caccia e di azione.

L’allenamento, soprattutto per i più piccoli, è un gioco creato ad hoc dal formatore adulto per favorire lo sviluppo di competenze adattative (open skills, abilità cognitivo/percettive); tale momento ha delle regole che delineano tempo e spazio in modo da adattarsi a differenti livelli di crescita dei bambini.

Naturalmente l’obiettivo di ciascuna seduta è un “obiettivo Mental Football“; la struttura di allenamento si ispira alla metodologia belga “Globale – Analitico – Globale” e la comunicazione utilizzata deve essere sempre coerente e correlata alla fascia d’età dei partecipanti.
La “metafora” (l’invenzione di una storia/di un contesto) contribuisce al mantenimento di un elevato grado di attenzione e dinamicità della proposta.


Giocare con il tempo di reazione (transizione)

Attivazione
La seduta di allenamento può essere aperta con un “gioco attivazione” in cui la rapidità di reazione viene stimolata attraverso stimoli visivi/sonori.
La squadra del colore chiamato deve cercare di prendere l’altra squadra, prima che questa raggiunta la “zona base”.

Globale
La prima proposta di allenamento è rappresentata da una partita a quattro porte in spazi ridotti ( video da 1’45”).

Analitico
Tra la proposta Globale e quella Analitica ci sono due differenze sostanziali: nella prima vi sono molti partecipanti coinvolti nel gioco (il rapporto palla/partecipanti è molto basso) e gli obiettivi sviluppati dall’esercitazione stessa sono molteplici.
Questa proposta analitica di “1 contro 1” è propedeutica per lo sviluppo della capacità di reazione del giovane calciatore.

Globale
L’ultima proposta può essere rappresentata da un gioco o da un’esercitazione che coinvolga nuovamente un gran numero di partecipanti e che, possibilmente, possa essere adatta a una prima verifica delle competenze sviluppate e sollecitate dall’allenamento.


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2 Responses
    1. Ciao Paolo,
      come primo suggerimento ti dico consiglio di dare un’occhiata approfondita alla sezione blog; lì puoi trovare delle dritte su come strutturare una seduta di allenamento completa (G-A-G), in relazione a un singolo obiettivo cognitivo/percettivo/tecnico/motorio.
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      Grazie mille e buona navigazione!

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