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Il gesto tecnico al servizio della mente

(di Luca Filograno)

La necessità di guardare oltre il gesto tecnico

Gesto Tecnico

Secondo la Federazione Italiana Gioco Calcio,

“I giochi sportivi tra cui il calcio rappresentano quegli sport che rientrano nella definizione più specifica di sport di situazione…l’esecuzione della tecnica dipende dalle condizioni agonistiche…dall’opposizione del singolo e della squadra avversaria” (Manno, Beccarini, D’Ottavio – 1992).

Funzionalità e situazione (‘D’Ottavio – 1996) indicano che non ha alcun senso l’esecuzione tecnica fine a se stessa, se non è collegata (funzionalità) al contesto (situazione) che ne giustifichi l’utilizzo.

Mental Football utilizza la gestualità tecnica mettendo “il giovane giocatore nelle condizioni di percepire gli stimoli ambientali, analizzare e valutare l’efficacia dei comportamenti messi in atto, in modo da alimentare la sua motivazione all’apprendimento.

La tecnica è il mezzo; lo strumento attraverso cui il formatore persegue obiettivi di crescita e stimola “open skills”.

“Il processo di apprendimento nel calcio non può essere centrato unicamente sulla mera ripetizione standardizzata, ma deve riferirsi ad altri fattori che influenzano il contesto di gara; il gesto tecnico deve avere le caratteristiche di un open skill, un’abilità aperta e funzionale in un ambiente che muta continuamente” (D’Ottavio – 1996).

Le gestualità tecniche devono essere delle unità funzionali al servizio dello sviluppo di obiettivi cognitivo/percettivi, soprattutto durante il periodo evolutivo (scuola calcio e settore giovanile).


Chi ben comincia…

Gesto Tecnico
Horst Wein in azione

D’Ottavio: 1992.
Sicuramente uno dei primi a cercare di portare una svolta metodologica nell’insegnamento e nella formazione calcistica, decisamente contemporaneo al più conosciuto Horst Wein.

D’Ottavio in Italia, Horst Wein in Spagna.
Il 1992 è grossomodo lo stesso anno in cui il “guru tedesco” pubblica il suo volume “Il calcio a misura dei ragazzi“, un volume tradotto in “non so quante lingue” che ha contribuito attivamente alla crescita e allo sviluppo del calcio in moltissimi paesi: Spagna, Belgio e Germania, per citarne alcuni.

Non in Italia.
In Italia si guarda con diffidenza il cambiamento, non solo nel calcio.

Ancora oggi, dopo più di vent’anni, ci sono persone che guardano con stupore e con diffidenza, quando non proprio con aperta ostilità, lo sviluppo di metodologie innovative, che risultano tali anche se già più che maggiorenni.

Non difendo una metodologia: Mental Football cerca di selezionare gli elementi di forza di ciascun metodo, senza dogmatismi o atti di fede.
Odio i “non metodi”, l’arroganza e la mancanza di aggiornamento; soprattutto quando a rimetterci sono dei bambini che cercano di avvicinarsi al nostro sport; soprattutto quando a rimetterci è il movimento stesso.

Dopo più di un ventennio, credo sia arrivato finalmente il momento di cambiare.
Non si può continuare ad addestrare bambini/scimmia.
Non si può continuare a prendere a calci un SALSICCIOTTO: lo dice la Federazione Italiana Gioco Calcio.

Tra riflessione e concretezza.

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11 Responses
  1. Massimiliano

    L’articolo è interessante, bisogna avere sempre delle innovazioni uno per cercare di far crescere i nostri ragazzi in più per crescere noi istruttori.
    Grazie

  2. franco

    Senza il mezzo : la Tecnica,qualsiasi metodologia risulterebbe inutile.pero’ esistono metodi con cui si puo’ non abbandonare l’esercizio tecnico puro.Ma renderlo funzionale all’attivita’ specifica .Ma guai ad abbandonare l’insegnamento della tecnica,quello ci deve essere sempre .Soprattutto per i primi calci ma per tutti gli altri fino a salire ai piu’ grandi campioni,MAI.Poi che dobbiamo sempre aggiornarci e cercare cose diverse siamo perfettamente d’accordo,Wein ,De paoli ,D’ottavio dei grandi programmatori nessuno nega la loro sapienza in fatto di aver scelto delle strade diverse, ma non sono convinto dai risultati che queste hanno prodotto nel calcio odierno.Il calcio di oggi e’ scadente ,sono poche le squadre belle da vedere,sia in Italia che all’estero,e la differenza non e’ certo per i metodi ma bensi’ per la differenza di investimenti .

    1. Luca Filograno

      Non si vuole abbandonare la tecnica, ma senza le caratteristiche della gara (intese come variabili), si sta perdendo tempo. I successi in ambito di crescita in paesi come Olanda, Spagna, Germania e Belgio sono evidenti a tutti!

    2. Andrea

      Non penso che il calcio di oggi sia scadente, o peggio di quello di un tempo. Prova a guardare ogii una partita dei primo anni 80 e ti rendi conto che le partite sembrano andare al rallentatore confronto ad oggi. Chi non si evolve rimane indietro, Luca ha ragione, si sta’ perdendo tempo. Hai ragione sul fatto degli investimenti. Bisogna investire in metodi innovativi per essere vincenti, o per lo meno per non rimanere indietro. Il professor D’Ottavio non parla del fatto che la tecnica non è importante, ma che la tecnic,a se non applicata al gioco e alla situazion,e non ha senso (esempio, se fai mille palleggi nel modo più strano possibile, ma poi in campo perdi l’equilibrio al primo cambio di direzione, sei finito, e la tua abilità tecnica nel palleggiare serve a ben poco)

  3. franco

    Allora vorrei fare una domanda…… Quali sono questi successi evidenti? e con cosa si determinano ,quali sono i parametri con cui si misurano i livelli di riuscita di un modello, ecco forse adesso stiamo appena entrando nel vivo del problema.Io penso sinceramente che in Italia l’unica cosa dove non pecchiamo sono la conoscenza dei piu’ moderni modi di fare calcio,bensi’ altre e sono le stesse che investono la politica nel nostro paese (per farla breve).

    1. Luca Filograno

      Ciao Andrea/Franco.
      Vi cito questo articolo per rispondere alla domanda di Franco e per proseguire il discorso di Andrea.
      http://www.mentalfootball.com/2014/11/calcio-di-strada/
      Quali sono i successi evidenti? Quelli di far crescere dei giovani calciatori di alto livello in modo sistematico e, sicuramente, quello di dare loro la possibilità di giocare.
      La tecnica di base, prima era allenata in modo “asettico” (forca, muretto, lunghe file per il tiro in porta), ma durante la settimana si passava in strada “cinque volte” il tempo passato in allenamento.
      Questo non avviene più.
      Grazie per l’interesse e per le vostre considerazioni quanto mai opportune e interessanti.

  4. franco

    quali sono questi giocatori di Alto LIvello?
    La tecnica prima era allenata in modo “asettico”? non e’ vero ,come e’ vero che tutti quelli che vogliono fare calcio Globale,moltissimi non sono capaci, molti non erano capaci a fare in analitico, la stessa cosa.La stada non c’e’ piu’ e’ un dato di fatto, siamo d’accordo? e allora abbandoniamo tecnica analitica? no? allora come dobbiamo fare per aumentare la qualita’?
    con i sistemi e l’intensita’? cosi’ uniformiamo tutto, si scelgono i ragazzi piu’ grossi e piu’ veloci ,e i piccoli e tecnici via nel cestino.
    PRIMA il calcio era al rallentatore ? Caro andrea prima di fare certi paragoni e’ meglio essere preparati alle diversita’ dovute all’epoche diverse, prima c’era meno intensita’ volevi dire? perche’ se riguardi indietro devi guardare tutto, anche le giocate di prima e igol eccezzionali con palloni di 1 chilo, e campi fatiscenti con le zolle, era si piu’ lento,ma non c’erano molti scarponi come oggi che giocano anche in nazionale.

  5. Sinceramente sono d’accordo con Franco, certo come dice Luca la tecnica era insegnata in modo asettico…. e durante la settimana si giocava in strada, ma anche negli oratori …. …il calcio di strada ora però non c’è più, e negli oratori si gioca ancora per ore e ore e si insegna calcio? la tecnica deve essere insegnata, curando i movimenti e le coordinazioni specifiche con la palla. la tattica individuale (o tecnica applicata) è insita nei movimenti che precedono il gesto tecnico, ma non vengono insegnati i Movimenti fondamentali individuali e di collaborazione che hanno le reali caratteristiche della gara de che non si vedono negli eserciziari. Ci sono parecchie esercitazioni con molti giocatori in campo con linee di trasmissione e ricezione , ma sono statiche, non dinamiche, non si vedono movimenti di smarcamento negli spazi, non c’è dinamica) e non c’è una chiara geometria di riferimento, esercitazioni, spesso di grosse squadre ( Real Madrid- Barcellona ecc.
    In una dispensa della Juventus del 2003 è scritto: ” I mass Media specializzati hanno riscontrato carenze di base nei giocatori italiani anche di alto livello ” e Bruno Bolchi ex Consigliere Federale nel 2006 e Luigi Agnolin ex Presidente SGS, nel 2005 hanno affermato su organi Ufficiali che: ” Da una quindicina di stagioni, quasi tutti gli allenatori dei settori giovanili hanno sposato le ” nuove idee” abbandonando l’insegnamento della tecnica e che nei vivai non si insegna la coordinazione. Sono passati 25 anni, e quello che viene avanti è proprio questo. In un Convegno Figc poi è stato detto, che è più facile insegnare la tattica e più difficile insegnare la tecnica di base. C’è un dialogo tra sordi, ognuno dice la sua ma non si risolvono i problemi se non c’è dialogo sincero e confronto sul campo, saluti

    1. Ottimo spunto, Roberto.
      La tecnica è fondamentale nel calcio: i “nostri” obiettivi Mental Football hanno tutti pari dignità e il rapporto piede-palla (sensibilità della caviglia) è uno di questi.
      Io credo che le esercitazioni tecniche debbano contenere quelle stesse variabili che si ritrovano in gara.
      Il mezzo tecnico, fondamentale per il gioco del calcio, è lo strumento che permette di realizzare ciò che si è pensato.

  6. MICHELE

    Pienamente d’accordo con te Luca, bisogna creare dei calciatori intelligenti, e per fare cio’ bisogna lavorare con delle esercitazioni situazionali, infatti e’ per questo che il calcio viene chiamato uno sport di situazione. Basta con le esercitazioni che hanno come fine il gesto tecnico in se’ e che vedono l’invdividuo solo come un ricettore di informazioni senza lasciare spazio alla parte cognitiva. Dobbiamo si’ creare dei giocatori forti tecnicamente, ma anche che abbiamo la capacita’ di adattarsi alla situazione che si viene a creare risolvendo il problema (il cosiddetto Problem Solving). Diamo una rivoluzione a questo magnifico sport. Tutti i formatori, senza tralasciare la tecnica, si impegnino per la formazioni di giocatori intelligenti. Un saluto a tutti e buona giornata

    1. Luca Filograno

      Il calcio, così come altri ambiti della vita, spesso vive di mode.
      Mente e corpo hanno bisogno di godere entrambi di pari dignità.
      Noi formatori abbiamo il compito di creare/utilizzare proposte di allenamento che sollecitino il giovane calciatore a 360 gradi.

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