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Scuole calcio e Noam Chomsky: cavoli a merenda?

(di Simonetta Venturi)

Chom

Subito dopo la triste uscita della nostra nazionale dal mondiale abbiamo potuto leggere molti contributi delle note solite firme che analizzavano e ipotizzavano i motivi della pessima figura. SUBITO DOPO PERO’. Puntando il dito accusatore verso le attività formative delle scuole calcio disseminate in tutto lo stivale sviando forse l’attenzione da altro, la domanda ricorrente è stata: Come si è lavorato finora?

Penso che sia lecito chiedersi tutto e il contrario di tutto, come insegnante reputo il momento della verifica il punto più alto ed essenziale di una programmazione, sempre però che il focus sia l’interesse reale e la cura per il bambino poi adolescente poi calciatore adulto e non il voler nascondere miserie altre, come purtroppo e troppo spesso ci ha abituato questa nostra Italia.
Perché da noi non è mai possibile PREVENIRE, raddrizzare in tempo il tiro? Perché sono sempre i soliti noti a dettare le leggi della formazione e non si percorrono invece sentieri alternativi non empirici, basati su studi validati? Sentieri che collocano il processo decisionale, la consapevolezza di un’azione, la visione e l’intelligenza di gioco al centro del processo formativo? Esercitazioni che prevedano esercizi problema da risolvere e non solo movimenti da automatizzare?

Leggo con interesse i Report calcio che la FGCI pubblica oramai da 3 anni con una certa autoreferenzialità.
Riporto testualmente:

“ReportCalcio è diventato nel corso degli anni il rapporto di riferimento per tutti coloro che desiderano studiare, analizzare e approfondire le tematiche economiche e sociali del giuoco del calcio. In Italia sono 1.360.000 i tesserati della Federazione che quotidianamente dedicano la propria passione per far crescere questo sport. Certo la crisi economica a livello mondiale e nazionale ha determinato un leggero impatto sui numeri macro del sistema. Ma la crescita della base di questa importante piramide, ben visibile dai numeri dell’attività giovanile, e il sempre più importante ruolo del calcio e della Federazione nella politica di integrazione delle seconde generazioni rappresentano motivi di orgoglio e soddisfazione.”

Lasciando in secondo piano tutto il resto, materia di vero interesse e dibattito per gli addetti ai lavori,  vorrei focalizzare l’attenzione sui 658.900 tesserati SGS ( nel 2011-12 ) sulle 53.304 squadre italiane che settimanalmente giocano si divertono e si allenano su e giù per lo stivale. Senza dubbio un bel movimento!
Tralasciando la domanda di rito, il gap numerico stratosferico tra quanti si allenano e quanti arrivano a giocare nelle alte sfere, alla luce di alcune delle teorie di Noam Chomsky, filosofo ed economista, mi domando quanto abbiamo fatto o non fatto in passato  per questi giovani calciatori concittadini italiani che rappresentano il nostro futuro.

La strategia della distrazione

Motoria
“Elemento base del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso continue distrazioni e informazioni insignificanti.”
Come nella politica e nell’economia così nel calcio. Trovo il web inondato da informazioni calcistiche che distraggono, esercitazioni-pappa fatta, allenatori e istruttori occupati e deviati continuamente da video foto grafici tabelle, esercitazioni di civiltà altre, dibattiti mal posti e male interpretati in cui si dice tutto e il contrario di tutto, senza filtro…..materiali facilmente fruibili che non lasciano il tempo di pensare: alla stregua delle strategie da supermarket offrono tutto e subito. “La strategia della distrazione è indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi, imprigionata da temi senza vera importanza”.

La strategia della gradualità o della rana bollita

Olio
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. Se in una pentola di acqua bollente tuffiamo una rana questa istantaneamente salterà fuori ma se inseriamo la stessa rana nella pentola piena di acqua fredda e gradualmente aumentiamo la temperatura la rana non salterà fuori, man mano si abituerà all’ambiente fino a quando sarà completamente bollita e priva di reazione.”

Anni di esercitazioni tecnico tattiche immutabili riprese da manuali sempre identici a sé stessi hanno portato il nostro calcio a livelli progressivamente più bassi: esercizi tramandati da una generazione di allenatori ad un’altra, partendo il più delle volte da una base empirica che poggia su esperienze precedenti vissute da adulti, su cui i giocatori non riescono ad aggiungere il proprio intelligente contributo e sono solo esecutori. Analogo destino per le attività che riguardano alle capacità coordinative legate agli aspetti tecnico-tattici del calcio, per anni allenate, con ordine, rigorosamente fuori dal contesto condizionale e quindi anche da quello sport-specifico, avulse dal ritmo e dallo spazio-tempo della partita. Cerchiamo allora di fare in modo di uscire dalla pentola prima che la temperatura si alzi, smettendo di ignorare i segnali e ricercando qualche nuova soluzione da condividere.

Ignoranza e mediocrità, sulle ali dell’emozione.

Es3
La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori”.

Solo in Italia capita che tecnici di club blasonati, durante corsi di aggiornamento anche a pagamento richiedano di non filmare le esercitazioni proposte (che non sempre poi si rivelano farina del proprio sacco). Le strade sono due: o si crede nella divulgazione e nella crescita di tutto il movimento calcistico italiano oppure no. Abitualmente nessuno di questi signori svela i propri “segretucci” o le vere piste innovative che il club sta seguendo e alla fine della fiera tutti a casa felici contenti per essere riusciti a scambiare un saluto con il conferenziere o con l’illusione di aver salito uno step nella scala della propria professionalità. Per non parlare delle mode…in questo momento tutti stanno scoprendo che l’emozione è un prezioso veicolo di apprendimento…ma guarda un po’… tutti ne parlano, ora con almeno 20 anni di forte ritardo pedagogico

Bluffare sull’auto-colpevolezza.
 Subbuteo

Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua incapacità, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue scarse qualità o dei suoi vani sforzi. Così, invece di ribellarsi, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, con relativa inibizione della propria azione.” Generazioni intere di giovani calciatori, anche di ottima qualità, hanno abbandonato il calcio praticato per 10 anni o più, dopo un triste periodo di demotivazione, pensando tra sé e sé che tanto così doveva andare, che è la normalità, che ad un certo punto si smette, ci si arrende alla logica di un sistema verticistico che si regge su procuratori e osservatori. Che non prevede campionati under 21 preziosissimi per la maturazione del giovane calciatore.

Creare falsi problemi e poi offrire le soluzioni.

Giornale
Si crea un problema, una “situazione” ad hoc per causare una certa reazione da parte del pubblico. Il pubblico richiede ordine e disciplina, leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà, un “bisogna ritornare a tirare la cinghia” e si pensa che  la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici sia un male necessario”

Da sempre e da parte di tutti si è tralasciata una pedagogia della genitorialità; come operatori assistiamo al dilagare di una tolleranza eccessiva e  scarsa professionalità nella gestione della prole. Chi si prende cura di formare i genitori dei bambini delle scuole calcio? Siamo di fronte ad un nichilismo e peterpanismo dilagante. A fronte, pochissime le strutture pubbliche adeguate alla pratica delle attività…peccato che non ci sia un “report” su questi aspetti o sul rincaro-tesseramenti. Ogni comune vanta la sua scuola calcio, fa la sua bella festa dello sport a fine anno con sindaco e assessore in prima fila, salvo poi far pagare alle società sportive affitti stratosferici per strutture spesso fatiscenti e non illuminate, l’acqua della doccia come acqua potabile, offrire campi sintetici mai revisionati quindi a rischio, spogliatoi inadeguati sia per grandi che per bambini… E intanto la Federazione aumenta il prezzo della iscrizione di ogni tesserato, offrendo un servizio inadeguato che si basa però su un controllo sociale impegnativo che si sobbarcano istruttori generosi e appassionati a fronte di rimborsi spese irrisori… tanto si sa, c’è la crisi.

NON E’ PIU’ TEMPO DI SCHERZARE CON QUESTE COSE.

Rete

5 Responses
  1. Post strepitoso. Grazie. Sottoscrivo dall’inizio alla fine. Purtroppo, come ho scritto nel mio blog, credo che il calcio stia morendo. E a dircelo sono proprio i bambini, che mentalmente (sotto il profilo della passione, del coinvolgimento) si sono del tutto allontanati, preferendo concentrarsi su altro (vedi videogames). Continua così: cerchiamo di invertire la rotta, anche se è durissima! ale

    1. palmerio

      sono nel calcio da oltre 3 decenni,e purtroppo la continua evoluzione che ha colpito e continua a far regredire il paese si rispecchia più che in altri sport nel calcio ormai da tempo catalogato come “lo sport di tutti” e proprio per questo motivo il qualunquismo che è radicato in esso crea a chiunque l’alibi di poter dire la propria nefandezza che spesso viene presa come riferimento nonostante non si sia detto nulla,come ho sempre pensato tutti dovrebbero fare sport a qualsiasi livello,ma in ogni individuo ci sono abilità mentali e motorie differenti ,invece nel calcio tutti giocano e tutti allenano,ma sopratutto tutti sono,responsabili,ds,presidenti ecc,ecc,portando confusione, impoverimento di base e una non cultura che purtroppo si allarga a macchia d’olio,mi capita sempre più spesso quando parlo con quache presunto ds,o responsabile vario di essere guardato come un alieno,semplicemente perchè parlo di come i bambini dovrebbero avere tramite lo sport e nel mio caso il calcio,una crescita psicomotoria e fisica completa,ma spesso mi sento dire che il calcio è andare sul campo e fare tre cose difendere attaccare e vincere,mi sembra molto riduttivo se non si sa o si capisce che in ogni componente c’è un mondo da esplorare da far capire ed insegnare,questo mi è capitato qualche mese fa in una importante società di Milano ufficiamente facente parte delle academy Milan dove sono stato per 5 anni e sono cresciuto molto ma non tutte sono uguali ,e questa che è il Cimiano calcio si è affidata al qualunquismo totale dopo che il vecchio e saggio responsabile non c’è più,quindi si e preferito lasciare il gruppo a due ragazzini che eseguono cio che gli si chiede di fare piuttosto che avere a che fare con l’esperienza di molti anni che puo dare fastidio sopratutto se non hai gli strumenti per confrontarti, purtroppo questo modus si stà facendo largo in contesti che non pensavo e dopo aver scritto direttamente a Filippo Galli per chiedere spiegazioni,non ho avuto una risposta molto convincente e dove l’argomento e stato affrontato con leggerezza tale da sentirmi rispondere che i problemi sono ovunque e bisogna impegnarci tutti per risolverli,a questo punto io mi chiedo: ti sto esponendo il grave problema e lo dico a te che sei il massimo resp.del sett. giov.del Milan e delle academy direttamente collegate,quindi dovresti darmi riferimenti mirati a risolvere il problema,ma evidentemente se poi ci chiediamo perchè siamo così indietro in tutto e sopratutto nel calcio allora ho avuto la risposta che non pensavo di avere.

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