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Analisi e Comunicazione: Tempi di Gioco

Il calcio è fatto “solo” di spazio e di tempi di gioco.
Quante volte ci è toccato sentire queste parole pronunciate da molti nostri colleghi.

L’affermazione è corretta, ma il calcio non ha “l’esclusiva” su questi due elementi: i 100 metri piani, in atletica, si poggiano su questi due fattori; vince chi percorre uno spazio, in un tempo inferiore rispetto ai propri avversari.

Stesso discorso per la “discesa libera”, per il nuoto e per la stragrande maggioranza delle discipline sportive.
Come sviluppare nei giocatori le capacità superiori che permettono di interpretarli nel modo più corretto, funzionale ed efficace?

Rappresentazione, interazione spaziale e valutazione dei tempi di gioco sono gli obiettivi cognitivi delineati da Mental Football, per il cui allenamento ha creato e selezionato proposte specifiche.

In questo contributo parliamo di “tempi di gioco“.


Il Tempo in relazione allo Spazio: proposta di allenamento

Spazio e Tempo rappresentano un binomio inscindibile.

Nel calcio è di fondamentale importanza percepire in modo corretto l’ambiente che ci circonda (lo spazio) per strutturarlo mentalmente in modo funzionale al gioco e definirlo in modo univoco tanto da poter essere descritto da un codice di comunicazione condiviso (parole chiave).

La distanza tra il portatore di palla e il compagno è delineata da un segmento.
Esso può essere più “corto”, se quest’ultimo effettua un corsa di avvicinamento, oppure più “lungo” se si allontana in direzione della porta avversaria.

“Corto e lungo” sono movimenti in relazione a punti di riferimento spaziali “fissi”, la porta avversaria, oppure “mobili”, quali avversari, pallone e compagni.
Aumentando il numero dei partecipanti al gioco, lo Spazio si lega al Tempo.

Un “corto” (movimento di avvicinamento al portatore di palla), può essere fatto prima di un “lungo” di un compagno; oppure può essere fatto dopo o in modo contemporaneo.

Dalla relazione Spazio-Temporale unita al numero dei giocatori coinvolti si creano un gran numero di possibili comportamenti e molteplici  possibilità di gioco.
Fin qui, tutto bene.

Addestrare o insegnare a pensare?

Ogni allenatore/formatore auspica che i propri calciatori siano in grado di comprendere e padroneggiare le dimensioni spazio-temporali, tanto in allenamento quanto in gara.

Come stimolare tali capacità in allenamento è, a mio parere, un po’ meno chiaro.
Certo è possibile addestrare coppie o terne di ragazzi a effettuare movimenti sincroni e complementari in modo meccanico e automatico: le classiche “catene laterali” o frammenti di “partita ombra”.

Così facendo non si rende sufficientemente ragione alla complessità della gara e, ancora più grave, nel periodo evolutivo non si stimolano in modo adeguato le capacità di adattamento e di problem solving.

Nella proposta a video, il secondo compagno (quello più lontano dal portatore) deve adeguarsi al movimento del primo.
Egli esegue un “movimento complementare” in modo da offrire al giocatore in possesso della palla due soluzioni di passaggio, contemporanee o scaglionate.

Devono realizzare un rete in una delle due porte small, giocando a “due tocchi” e nel più breve tempo possibile.


Svolgimento e Conduzione: Analisi, Feedback e Comunicazione

Tempi di gioco

La strutturazione dello spazio (la creazione vera e propria dello spazio di gioco) è fondamentale per un produttivo e funzionale svolgimento dell’esercitazione; valutiamo singolarmente ogni elemento:

  • le due porte: il loro posizionamento genera “ampiezza di gioco”, senza la necessità di continui feedback e richiami; i partecipanti sono “naturalmente” spinti a ricercare una porta, piuttosto che un’altra, in base alla tipologia di azione generata.
  • area di porta: il gol è considerato valido solo se segnato a “un tocco” in prossimità delle porte; questo aumenta la velocità di esecuzione.
  • la partenza del calciatore che sarà il “possessore del pallone”: inizialmente è volutamente “impallato” dal compagno; deve quindi effettuare uno smarcamento per portarsi in “zona luce” e ricevere il pallone.

Una buona strutturazione dello spazio di gioco permette di ridurre al minimo feedback e correzioni, posti sempre in forma “interrogativa“.
Attraverso il linguaggio è possibile creare rappresentazioni e immagini mentali fedeli e persistenti.

“Non è possibile creare due volte la stessa azione di gioco”.
Questa regola stimola la produzione di soluzioni creative e condivise.
Attraverso il linguaggio e la comunicazione i partecipanti creano tra di loro una “strategia collettiva

L’intensità è garantita da “un tempo massimo entro cui effettuare il gol”.

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4 Responses
  1. Alberto

    La prima forma di comunicazione data dal giocatore in possesso è il primo controllo. È il mio primo tocco che comunica ai compagni quale progetto di gioco io ho in testa. E in base al riconoscimento del primo tocco i miei compagni adegueranno i movimenti. Non si può trascurare questo concetto quando si parla di analisi e comunicazione. Io in questa esercitazione darei importanza anche a questo tipo di concetto. I 2 tocchi sono limitanti da un certo punto di vista, perchè se io possessore ho l’idea di guidare palla perchè nella mia analisi ho visto che è la soluzione migliore i miei compagni dovranno poi riadattarsi. Quindi in uno step sucessivo toglierei i 2 tocchi almeno al primo giocatore.

    1. Luca Filograno

      Sono d’accordissimo.
      Dai un’occhiata a questa proposta, assolutamente in linea con il tuo pensiero:
      Proposta di Problem Solving e Comunicazione
      In base al controllo di chi riceve il pallone (apri/chiudi), il terzo giocatore si adegua e si posiziona in modo da dare al portatore di palla, almeno due soluzioni.
      Grazie per il tuo interessantissimo commento!

      1. Alberto De Nardi

        Ciao, si direi che siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Ovvio che poi si deve passare in situazione meno standardizzate dai cinesini, all’interno di uno spazio di gioco dove si sviluppano delle giocate prima prestabilite e poi libere.

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