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Wein Horst: corso 1° Livello

Di seguito riportiamo alcune interessanti considerazioni di un partecipante all’aggiornamento Horst Wein tenutosi a Leinì(TO), 6-7-8 Dicembre.


 

Horst Wein in azione
Horst Wein in azione

“… io credo che sia una ricerca continua il miglioramento, non mi sono mai sentito arrivato e non ho mai pensato: «Ecco, sono arrivato fin qua, ora non ho più nulla da fare» …” .[Roberto Baggio]

“Queste le parole che mi hanno sempre spinto a migliorarmi e a partecipare a corsi di aggiornamento, non ultimo questo di Horst Wein.

Partiamo dagli aspetti positivi.

Il concetto del gesto tecnico come necessità nata dal contesto e conseguenza di un processo cognitivo (percezione, analisi e presa di decisione) è l’ aspetto che ha colpito di più i presenti: finalmente non si parla più di gesto tecnico come “fine” delle sedute di allenamento, ma come “mezzo” per allenare qualcosa di più ampio.

Da qui nasce la necessità di strutturare proposte allenanti a misura di bambino (numerose sono state le ore spese sul campo per poter osservare e analizzare i vari giochi, elemento senza dubbio positivo), dove sia egli stesso a doversi misurare con problemi risolvibili in autonomia.

Mi trovo in accordo con Wein: “devo proporre dei giochi perché il bambino ha bisogno di farli, non perché devo seguire particolari programmazioni che hanno poco a vedere coi giocatori in questione”.

Anche la programmazione (seppur da considerarsi come punto iniziale) è da vedersi come qualcosa che può e deve essere continuamente aggiornata, “adattando” le situazioni alle necessità dei bambini.

Passiamo ora agli aspetti negativi che riguardano per lo più la parte svolta dai collaboratori.

Si è dato tanto spazio alle proposte, senza prima destrutturare il Funino (il gioco 3vs3 a 4 porte che Wein indica come competizione adatta ai bambini fino ai 10 anni): partendo da un’ accurata task analysis può arrivare lo stesso formatore a trovare i giochi più adatti ai propri giocatori, senza che gli sia fornito un eserciziario.

Non si sono trattati in maniera esaustiva gli aspetti della comunicazione (quindi i feedback che il formatore da) e dell’ allenamento cognitivo.

La letteratura per questi due ambiti riporta molti lavori (Locke, Shmidt, Wrisberg, Young, le italiane Pesce e Marchetti, ecc.) che se conosciuti almeno in parte, fanno capire che non basta dire che il feedback va dato rispetto all’ obiettivo del gioco in questione, che allenare il cognitivo corrisponde a cambiare le tipologie di segnali (restando sempre però sull’ asse “stimolo-risposta”).

Si poteva dare più spazio al “come” fornire feedback per quanto riguarda contenuti  e aspetti di comunicazione non verbale e paraverbale, fondamentali nel rapporto formatore – allievo.

Inoltre si poteva ampliare il concetto dell’ allenamento cognitivo, non parlando esclusivamente di aggiornamento della memoria, ma parlando delle funzioni esecutive quali l’organizzazione delle azioni in sequenze gerarchiche di mete ed obiettivi, lo spostamento flessibile dell’ attenzione sulle informazioni rilevate, l’attivazione di strategie appropriate e l’inibizione di risposte non adeguate.

Questo corso non può essere considerato come punto di arrivo, ma come spunto da cui partire per ampliare ancora notevolmente il bagaglio di conoscenze.

 

 

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