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Comunicazione in campo: conosci le tecniche?

Comunicazione efficace
Comunicazione efficace

Secondo alcune ricerche sociologiche, durante una comunicazione, l’importanza rivestita dal contenuto del messaggio è inferiore al 10%: il 90% di tale scambio si basa su elementi non verbali e di cui noi non siamo del tutto consapevoli.

La comunicazione è ritenuta efficace quando è “…tale da permettere che un emittente e un ricevente entrino in contatto” [fonte: Psicologi-Italia].

La comunicazione efficace è una comunicazione coerente, che parla un linguaggio che il ricevente è in grado di capire.

Parlando di calcio, di settore giovanile e di scuola calcio, il mezzo è decisamente più importante del contenuto.

A che cosa serve possedere i più arcani segreti inerenti il mondo del pallone, se poi non si è in grado di trasmetterli a chi dovremmo “formare“?

La maggior parte degli allenatori/formatori che opera in settore giovanili e in scuole calcio non si cura minimamente della forma della propria comunicazione.

L’uomo è un “animale sociale” che non può “non comunicare” [cit. Paul Watzlawick]; in molti contesti, il silenzio è carico di contenuti.

Come possiamo utilizzare la comunicazione a nostro vantaggio nel corso della seduta di allenamento?

Certamente, il linguaggio utilizzato per un gruppo di adulti non può essere lo stesso che per uno sparuto manipolo di bimbetti di Pulcini; tantomeno dovrebbero esserlo i contenuti.

La comunicazione interpersonale comprende la comunicazione verbale (conscia, quindi facilmente governabile in modo consapevole, tranne i lapsus) e quella non verbale (inconscia e quindi molto difficile da controllare, tranne per gli attori molto bravi).

Una comunicazione in cui i messaggi non verbali contraddicono quelli verbali non è convincente: in questo caso è il non verbale a prevalere sul contenuto. Basti pensare a una situazione in cui si pronunci “sono calmo”, in evidente stato di agitazione.

Teoricamente, gli aspetti principali del linguaggio non verbale sono

  • Il tono della voce: da la connotazione emotiva del messaggio.
  • La mimica facciale: da la connotazione emotiva del messaggio.
  • La gestualità: accompagna le parole e ne sottolineano i contenuti.
  • L’abbigliamento: spesso comunica l’identificazione ad un ruolo sociale, l’adeguamento o meno all’ambiente e alla situazione.
  • Lo sguardo: è una parte molto attraente ed espressiva, attraverso di esso si può stabilire un contatto con l’interlocutore, si sincronizza la comunicazione.
  • La prossemica: lo studio dell’uso delle persone dello spazio personale e sociale.
  • La postura: esistono posture dominanti, rilassate, tese, aggressive, ecc.

Ogni comunicazione è inoltre composta da

  • una componente emotiva (perché si sta comunicando)
  • una componente cognitiva (che cosa si sta comunicando)
  • una componente comportamentale (in che modo si sta comunicando)

Praticamente (comunicare in campo), durante la seduta di allenamento vi sono tre momenti “comunicativi” principali per ciascuna esercitazione. In ciascuno di essi è fondamentale farsi delle domande “operative” per delineare gli aspetti principali da toccare, con i più grandi o con i piccini.

  1. Introduzione.
    E’ il momento della spiegazione dell’esercizio/gioco. Deve essere breve, interattivo, meglio se composto da esempi.
    Conosciamo il codice di comunicazione più funzionale da utilizzare per quella fascia d’età? Sappiamo utilizzare la “metafora” per alzare l’asticella emotiva e motivazionale? Ci è ben chiara la prossemica: a quale distanza comunico con i bambini? E qual è la posizione migliore per comunicare con adolescenti?
  2. Sviluppo.
    Se la “visione di gioco” è l’obiettivo di seduta/esercitazione, siamo capaci di focalizzare l’attenzione su tale obiettivo in modo divertente e accattivante? Siamo in grado di stimolare problem solving, presa di decisione e intensità attraverso feedback opportuni e un linguaggio di comunicazione adeguato? Quanti e quali sono i feedback che conosciamo e che abbiamo imparato a utilizzare?
  3. Chiusura.
    La “chiusura” è un momento fondamentale per fornire agganci mnemonici e collegamenti alla situazione di gioco reale.Quali tecniche utilizzi? In quale modo le parole chiave permettono di creare un ponte tra “memorizzazione” e “attività” svolta? In quale momento di gara possono essere utilizzate le competenze apprese e stimolate da questo gioco/esercitazione?

Se non facciamo molta attenzione, la nostra comunicazione può sembrare pressapoco così.

 

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